GIALAPPA’S BAND

Gialappa's Band

MAI DIRE ANNIVERSARIO

Il “signor Carlo” Taranto non c’è, ma a rappresentare la milanesità anticonformista della Gialappa’s Band abbiamo comunque gli altri due agitatori: Giorgio Gherarducci e Marco Santin. Il motivo dell’intervista sarebbe il loro ritorno in tv con Quelli che il calcio su Rai 2, ma presto la conversazione diventa un allegro cazzeggio tra football e linguaggio mediatico. Argomenti tosti sui quali “essere pienamente d’accordo a metà”.

di Simone Sacco

Sbaglio o quest’anno fanno trent’anni tondi di Gialappa’s Band?
Marco Santin: Sbagli e assieme a te sbagliano tutti quei giornalisti che ci hanno fatto la festa nei mesi scorsi. La Gialappa’s esordisce ufficialmente sulle frequenze di Radio Popolare commentando i Mondiali di Messico ’86. Anche se il vero successo mediatico lo centrammo con i campionati successivi, quelli di Italia ’90. Ah, la sfigatissima semifinale con l’Argentina! Quanta amarezza quella notte…
Giorgio Gherarducci: E poi basta con questa storia dei compleanni. Io, compiuti trent’anni (è del 1963, NdR), ho chiuso con queste ricorrenze. Se mi parli di torta e candeline, comincio a sbadigliare…

Celebrazioni o meno, avete pur sempre inventato un “linguaggio”…
G.G.: Sì, ma non siamo mai stati né Umberto Eco, né Enzo Tortora. Eravamo solo tre amici che hanno esportato in radio e tv il cazzeggio da divano. Prima di noi non ci aveva mai pensato nessuno: scherzare sul calcio era tabù. Eppure noi studiavamo i tempi comici di Arbore e le cronache sarcastiche del grandissimo Beppe Viola pensando: “Dai, si può fare”.
M.S.: Rivendico di aver inventato il neologismo “gollonzo” che, nel frattempo, è pure finito nel vocabolario della lingua italiana. Tra l’altro io il dizionario me lo sono letto da cima a fondo! Dentro ci ho trovato un’infinità di termini bellissimi – tra cui Gialappa, il nome di un purgante messicano per cavalli – che poi mi sono tornati utili con il gruppo.

Perché la Gialappa’s Band è un gruppo? Di quelli belli litigiosi tipo i Clash, i Guns N’ Roses o i Police…
M.S.: Grandi i Police, li vidi da ragazzino al vecchio PalaLido! Comunque io ero più un tipo da Genesis, la mia band preferita di sempre: belli “cagacazzo” anche loro. Pensa solo a come andarono le cose con Peter Gabriel.
G.G.: Per me è un falso mito l’equazione “grande divertimento dietro le quinte, programma di successo”. In televisione si discute come in qualsiasi altro mestiere. Negli anni Novanta producevamo circa 30 puntate stagionali di Mai Dire Gol: qualche frizione era inevitabile, ma alla fine siamo rimasti in buoni rapporti con tutti. Teo Teocoli compreso.

Vi capita di discutere animatamente?
M.S.: Mai. Siamo così diversi nella vita reale che, quando ci incontriamo, diventiamo un’unità indissolubile e perfino telepatica.
G.G.: Beh, io tifo Milan e il signor Santin l’Inter.

Calciatori da mettere sull’altare del football?
G.G.: Gianni Rivera tutta la vita.
M.S.: Te ne posso dire almeno tre? Karl-Heinz Rumenigge: una volta in nerazzurro fece un gol, annullato porca miseria, contro il Rangers Glasgow che mi parve un pallanuotista da come arpionò la sfera al volo. Poi Ronaldo il Fenomeno. E Walter Zenga che, per noi, è sempre stato più un amico. Infine Roberto Mancini. Ehm, mi sa che te ne ho citati quattro…

Da Rivera al Mancio, non mi avete elencato un giocatore contemporaneo…
G.G.: La contemporaneità non è malvagia: ai nostri tempi c’era l’ostico e l’agnostico di Sacchi, oggi c’è Klopp. Una volta c’era Garzya che diceva: “Sono pienamente d’accordo a metà col mister”, ora abbiamo Cassano. E, a livello di papere e strafalcioni, c’è troppa abbondanza nel web. Per mostrare un liscio della Premier League, aspettavamo che Marco tornasse da Londra con qualche VHS carbonara.
M.S.: Noi sottotitolavamo Sebastião Lazaroni, oggi potremmo fare altrettanto con Mourinho.

Lo Special One è intelligentissimo, capirebbe l’ironia. Avrebbe senso rifare oggi Mai Dire Gol?
M.S.: Sì. Il successo di quel format fu che i calciatori facevano a gara per venire ospiti o per “sputtanare qualche collega, consci che la volta dopo sarebbe toccato a loro. Pensa a uno come Balotelli: il 100% dei media lo dipinge come un bad boy scontroso quando magari lui avrebbe solo voglia di farsi una bella risata…

C’è mai stato qualcuno che non ha decifrato il vostro bel giochino?
G.G.: Giovanni Trapattoni. S’incazzò tantissimo per il famoso fuorionda di: “Non dire gatto se non ce l’hai nel sac- co”. Diceva che quel filmato gli toglieva autorità in spogliatoio. Solo che a noi il potere è sempre stato antipatico.
M.S.: E poi ha intitolato la sua recente autobiografia Non dire gatto!. Il tempo, talvolta, è galantuomo.

L’intervista è terminata. Altri trenta (anzi, ventinove) di questi anni, Gialappa’s!
G.G.: Grazie. Porteremo i tuoi saluti al signor Carlo. Lui non partecipa alle interviste di gruppo perché dice che non hai mai nulla di interessante da esprimere.
M.S.: E chi non legge Club Milano è un burfaldino!

 

Intervista pubblicata su Club Milano 29, novembre – dicembre 2015. Clicca qui per scaricare il magazine.

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