Sulla Scena del crimine

Sulla scena del crimine, Le prove di Norimberga

La fotografia al servizio della verità, sia quale prova inconfutabile di un fatto, sia come gesto d’accusa: ecco la nuova mostra in programma a Camera – Centro Italiano per la Fotografia, il nuovo spazio per la fotografia di Torino.

di Marilena Roncarà | 26 gennaio 2016

Aperto al pubblico lo scorso ottobre, Camera – Il Centro Italiano per la Fotografia, il nuovo spazio per la fotografia di Torino, che “non vuole essere un museo” come ha spiegato in conferenza stampa il suo direttore Lorenzo Bavetta, ma vuole invece “creare un sistema foto che non c’era, diventando il trampolino di lancio per la fotografia italiana”, presenta, dal 27 gennaio al 1 maggio, la mostra dedicata alla storia della fotografia forense, intitolata Sulla scena del crimine, con un corpus di opere che coprono più di un secolo di storia.
La location, di ben 2000 mq, è all’interno dell’ex Convento delle suore di San Giuseppe, una struttura realizzata tra il 1845 e il 1870, a sua volta sede della prima scuola pubblica del Regno d’Italia e ora completamente ristrutturata a cura dell’architetto Benedetto Camerana. Il risultato è uno spazio espositivo di grande fascino, con un lungo corridoio su cui si affacciano tante sale, anche collegate tra loro, ma concepite in modo da essere autonome e rimodellabili scenograficamente grazie alle luci.

Qui, dicevamo, trovano spazio dai primi scatti entrati nelle aule di Tribunale, fino alle foto satellitari utilizzate dalle organizzazioni per i diritti umani per denunciare l’uccisione di civili, come nel caso di attacchi da parte dei droni, di cui l’episodio avvenuto nel 2012 a Miranshah, in Pakistan, è solo un esempio.
Si tratta in tutti i casi di immagini forti e diverse tra loro, ma accomunate dalla violenza che documentano. 11 sono i casi-studio selezionati che vogliono mostrare un approccio scientifico al mezzo fotografico, necessario per renderlo uno strumento nelle mani della giustizia. L’allestimento esplora i limiti e nel contempo la potenza del mezzo fotografico impiegato nella ricerca della verità, una ricerca certo molto diversa da quella che anima l’ambito artistico, e tuttavia non priva di un suo fascino, di sicuro a tratti più tetro, ma nobilitato dal suo ruolo nella Storia.

Tombe A-Sud, Koreme, Iraq del nord, giugno 1992 © Susan Meiselas, Magnum Photos

Tombe A-Sud, Koreme, Iraq del nord, giugno 1992 © Susan Meiselas, Magnum Photos

Ecco allora che la mostra evidenzia l’importanza delle foto nella raccolta delle prove e come elemento di testimonianza, per cui ad esempio non basta processare i gerarchi nazisti, ma l’orrore dei campi di sterminio viene fotografato e filmato, e il film diventa il maggiore atto d’accusa nei confronti degli imputati di Norimberga. Forse proprio non a caso le lenti fotografiche sono state chiamate “obiettivi” nella speranza che potessero salvare dall’imprecisione o dai dubbi della soggettività e diventare anche prove contro ogni tentativo di negazionismo di una violenza, di un sopruso e così avanti.
E tuttavia sappiano che la strada da fare è ancora lunga, perché proprio dalla diversa interpretazione di una fotografia possono scaturire conseguenze geopolitiche e umanitarie differenti. La verità quindi non è mai del tutto scontata, ma viene sempre duramente conquistata.

Ecco allora il tentativo di Camera – Centro Italiano fotografia di proporci una riflessione in questo senso, grazie a una mostra intensa, con svariati livelli di lettura, che prova a illuminare anche i nostri lati più bui e a nutrire il nostro disperato bisogno di certezze.

 

 

27 gennaio – 1 maggio
Sulla scena del crimine
La prova dell’immagine dalla Sindone ai droni
CAMERA – Centro Italiano per la Fotografia
Via delle Rosine, 18, Torino

 

In apertura: Gli accusati il 29 novembre 1945 prima della proiezione delle immagini dei campi di concentramento nazisti. Fotogrammi estratti dal film Nuremberg, les nazis face à leurs crimes realizzato da Christian Delage (2006) © Christian Delage, Compagnie des phares et balises, 2006.

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