E a te lui piace?

app dating

Con la diffusione delle app di appuntamenti sono cambiate le modalità di incontri e corteggiamenti. Se in meglio o in peggio sarà il tempo a dirlo, ma intanto godersi quello che si ha e i momenti che si vivono in compagnia diventa sempre più difficile.

di Carolina Saporiti

Il romanticismo è morto. Si intitola così un articolo uscito sul “The Guardian” qualche mese fa che parla di come Tinder abbia rivoluzionato gli incontri online. Scritto dal giornalista Tomas Chamorro-Premuzic, il pezzo spiega perché l’app dei record sia una “figata” (sì viene definita proprio così). Lo sarebbe per almeno due motivi: la sua ampia diffusione ha reso meno imbarazzante ammettere di aver conosciuto una persona su Internet e il suo funzionamento ha accorciato le distanze tra incontro digitale e di persona, «assicurando una gratificazione immediata». Ma che Tinder sia una “figata” è tutto da dimostrare, o meglio sarà il tempo a dirlo, l’unico in grado di decretare il successo di qualcuno o qualcosa. I dati però parlano chiaro. Nel mondo, Tinder è usato in 196 Paesi, avvengono 1 miliardo e 400 milioni di swipe al giorno (gli swipe sono i movimenti che con il pollice ci fanno decidere se una persona ci interessa – destra – o non ci interessa – sinistra). Ogni giorno, poi, avvengono 26 milioni di match (quando due persone si piacciono a vicenda) e in totale, nella storia di Tinder, le compatibilità sono state 9 miliardi in soli tre anni dal suo lancio sul mercato. Non che ogni match si trasformi in un appuntamento o, ancora meno probabile, in una relazione, ma questi numeri fanno capire l’entità del fenomeno e soprattutto perché sempre più persone, sessuologi, psicologi, sociologi e pure scienziati siano interessati a studiarne le dinamiche. Perché, una cosa è certa, Tinder & Co. hanno cambiato i rapporti interpersonali a sfondo affettivo-sessuale.

Dato per assunto che la maggior parte dei single, e non solo, dotati di smartphone e di un account Facebook, abbiano provato anche solo per curiosità qualche app di dating, la verità è che molti, soprattutto tra i più giovani, hanno ammesso una sorta di dipendenza dal gesto (lo swipe) che si compie per scartare o per tentare di entrare in contatto con qualcuno. Si può immaginare qualcosa di più gratificante della possibilità di decidere se una persona è alla tua altezza senza dover dare spiegazioni? O qualcosa di più sicuro del proprio schermo del telefono per conoscere una persona?

app Dating. Foto di Tamara Mambelli su Flickr

Foto di Tamara Mambelli su Flickr

Gli incontri via smartphone sono diventati un fenomeno di massa da circa cinque anni e già nel 2012 avevano superato quelli via computer; a febbraio 2015 erano quasi 100 milioni le persone (50 solo su Tinder) che tutto il giorno e tutti i giorni usavano il telefono per cercare e chattare con altri cuori solitari come loro, alla ricerca di un po’ di affetto o solo di sesso. Perché questo sono Tinder, Happn, OkCupid, Hinge e simili: «Sono l’economia di mercato applicata al sesso» usando le parole di Nancy Jo Sales che ha pubblicato un’inchiesta sul sesso ai tempi di Tinder sull’edizione americana di Vanity Fair. Siamo di fronte a un cambiamento epocale, in uno dei campi rimasti più inviariati nel tempo: il corteggiamento, pur con modalità diverse, ha seguito nei secoli sempre certi canoni. Si incontravano persone tramite i propri contatti, i propri spostamenti e le proprie frequentazioni; poi un bel giorno sono arrivate le app di appuntamenti e niente è stato più come prima, perché in pochi secondi siamo stati messi in contatto con persone sconosciute, che scegliamo solo in base all’aspetto fisico e a qualche interesse in comune. Se in Italia e tra la generazione dei 30/40enni Tinder è usato come diversivo per trovare qualcuno con cui passare piacevoli serate, tra i più giovani – soprattutto all’estero – le dating app hanno preso piede in maniera molto più ampia. Non sono percepite come amplificatori di connessioni, ma piuttosto di possibilità. Al bar in una sera si ha l’opportunità di conoscere un paio di ragazze tra le 50 presenti? Su Tinder i numeri sono diversi e, soprattutto, dicono i giovani «non costa nulla». E a furia di scartare o mettere un like a persone sconosciute – un elenco che sembra infinito – diventa sempre più difficile capire se quel ragazzo o quella ragazza con cui si ha parlato o con cui si è usciti piaccia o meno. È quanto ha spiegato lo psicologo Barry Schwartz nel suo libro The Paradox of Choice: più scelta abbiamo, più siamo in difficoltà a prendere una decisione. La libertà ha anche un “lato oscuro”, perché la sovrabbondanza ci rende ansiosi ancora prima di aver fatto una scelta. Non solo, più possibilità abbiamo, più crescono le nostre aspettative e più la delusione sarà grande in caso di fallimento. Facendo un esperimento agli eventi di speed dating, Schwartz ha scoperto che i partecipanti avevano più chance di avere un incontro positivo dovendo scegliere tra otto partner che non fra venti, perché più occasioni abbiamo più ci preoccupiamo di prendere la giusta decisione. Dal momento che sul nostro schermo possiamo scorrere centinaia di ragazzi o ragazze, ogni volta la reazione sarebbe: «ma se il prossimo fosse meglio?» e una volta arrivati potremmo già pensare a quello successivo che «magari sarà migliore». Insomma invece di chiedersi: «Sono felice dopo questa serata?» oggi è più frequente domandarsi: «È il meglio che posso avere?». E pensare che quando una figlia svelava alle mamma che un ragazzo le aveva chiesto di uscire, l’unica domanda che lei le faceva era: «A te piace?».

 

Articolo pubblicato su Club Milano 30, gennaio – febbraio 2016. Clicca qui per scaricare il magazine.

 

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