Manuela Ravalli

Manuela Ravalli

LA NUOVA FRONTIERA DELLA BENEFICENZA

CharityStars porta nuovi elementi nel mondo del non profit. Sempre più social, condivisa e trasparente, l’esperienza di fare del bene passa da tre ragazzi under 35 appassionati di fundraising, per creare occasioni e sinergie di intenti.

di Marzia Nicolini

Beneficenza nel 2016? Chi meglio di Manuela Ravalli, 30 anni, potrebbe parlarne? Lei è una delle tre fondatrici del gruppo CharityStars, un progetto giovane, lanciato due anni fa a Milano e oggi approdato anche Londra, con ancora moltissimi progetti in cantiere e «Live a Dream, Make a Change» come motto. Con la loro startup digitale, che unisce vip, fan e Onlus, i tre vogliono rivoluzionare il settore del non profit, senza dimenticare il fine benefico, «vero motore del progetto, in grado di renderlo sempre entusiasmante».

Come nasce la storia di CharityStars?
Sono già passati più di due anni dal giorno in cui la piattaforma è andata finalmente online. Io e i miei due soci, Francesco Nazari Fusetti e Domenico Gravagno, abbiamo lavorato a lungo prima del lancio ufficiale. L’idea iniziale è stata di Francesco: di ritorno da un soggiorno negli USA, ha pensato di ideare un sito Internet specializzato nel fundraising digitale attraverso aste online. Noi abbiamo contribuito con il nostro know-how: Domenico ha fornito le sue competenze in ambito tech e informatico, mentre io mi sono concentrata sulla creazione e sul consolidamento dei contatti con celebrities e non profit.

In che modo avete rivoluzionato il mondo del non profit?
Nel nostro Paese sono ancora pochissime le realtà specializzate e accreditate nel fare raccolta fondi in maniera così innovativa. Il mondo del terzo settore (Onlus, associazioni e fondazioni) è sempre alla ricerca di strumenti nuovi ed efficaci in grado di reperire proventi per finanziare i progetti. Per riuscirci noi di CharityStars mettiamo in contatto il mondo del terzo settore con quello delle celebrities e delle grandi aziende che si mettono all’asta o mettono all’incanto oggetti ed esperienze esclusive legate al loro operato per sostenere
l’associazione scelta.

Che feedback avete ricevuto?
Molto positivo: a oggi abbiamo avuto il sostengo di oltre 300 persone o società. Big tra cui Laura Pausini, Emma Marrone, Jovanotti, Eros Ramazzotti, Ligabue, Elisabetta Canalis, Carlo Cracco, ma anche aziende, come Ferrari, squadre di calcio, tra cui Inter e Milan, passando per le case di moda, con Costume National, Alberta Ferretti e Trussardi, fino alle più importanti strutture ricettive italiane, tra cui Principe di Savoia e Borgo Egnazia.

Qual è il vostro obiettivo principale?
Puntiamo a ottenere un riscontro sempre più ampio, cercando di raggiungere personaggi e imprese che ancora non hanno preso parte al nostro progetto. L’adesione è totalmente gratuita: non ci sono costi né per le onlus beneficiarie, né per i vip o le aziende che si mettono all’asta.

Invece, ci puoi spiegare qual è il tuo ruolo nella società?
Sono co-fondatrice e Managing Director. Al momento mi divido tra Milano e Londra, dove CharityStars ha aperto la sua seconda sede da meno di un anno.

Puoi darci qualche numero per capire l’entità del vostro successo?
Abbiamo raccolto oltre due milioni di euro e aiutato più di 250 associazioni tra cui Telethon, Cesvi, Terre des Hommes, Save the Children, Amici di Sean e moltissime altre.

Il pubblico che vi segue sembra molto affezionato. Non è così?
È vero, ogni giorno gli iscritti alla piattaforma aumentano e con loro i partecipanti alle aste. La risposta dei nostri follower ci fa ben sperare in una crescita continua e progressiva. Crescono anche le richieste degli utenti che ci contattano e ci scrivono proponendoci la cosiddetta “asta nel cassetto”: c’è chi sogna di ricevere un video-messaggio da Alessandra Amoroso, chi una cena con Matteo Renzi, chi un selfie con Madonna. Ce lo comunicano e ci indicano la cifra che sarebbero disposti a spendere. A quel punto noi cerchiamo di contattare i vip indicati: il più delle volte accettano di buon grado.

Sogni nel cassetto da realizzare ce ne sono ancora?
Ne abbiamo da poco esaudito uno: non siamo più presenti solo sul web. Da qualche mese ci siamo infatti aperti al mondo offline, tramite la divisione eventi. In occasione di serate di gala o manifestazioni benefiche organizzate dalle Onlus, offriamo la nostra consulenza e i nostri servizi per fare al meglio raccolta fondi. Concretamente abbiamo brevettato una tecnologia chiamata Live Bidding che, attraverso tablet e smartphone, permette agli ospiti in sala di partecipare alle nostre aste aggiudicandosi gli oggetti all’incanto. Il nostro auspicio più grande è questo: essere presenti in maniera solida e massiccia online e offline.

Il più bel complimento ricevuto per il vostro lavoro?
Riccardo Luna ha definito CharityStars«un circolo virtuoso per fare beneficenza». Amo questa definizione perché rappresenta al meglio quello che facciamo. CharityStars è un facilitatore di relazioni: mettiamo in contatto mondi diversi che vorrebbero parlarsi e cerchiamo l’occasione perfetta per farli incontrare. Generiamo contatti e occasioni.

 

Intervista pubblicata su Club Milano 30, gennaio – febbraio 2016. Clicca qui per scaricare il magazine.

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