Dimensione Castiglioni

Castiglioni allestimento

Fino al 30 ottobre, la Fondazione Achille Castiglioni di Milano apre le sue porte con Dimensione domestica: più che una mostra, l’inizio di un percorso alla scoperta di uno dei nomi più incisivi del design italiano, che avrà il suo culmine tra due anni, a un secolo dalla nascita di Achille Castiglioni.

di Samantha Colombo | 18 febbraio 2016

La storia di Milano e quella del design sono legate in modo inestricabile: per questo motivo, tracce dei nomi più illustri e delle loro opere sono ancora tangibili ovunque in città. Basti pensare ai celebri studi, come quelli di Vico Magistretti e Franco Albini, o ancora alle numerose case museo che aprono le loro collezioni ai visitatori.
In questo panorama, la Fondazione Achille Castiglioni non è nuova a iniziative che hanno consentito a chiunque non solo di osservare ma realmente di immergersi nelle idee e nei progetti dei fratelli Achille e Pier Giacomo: basti pensare a L’altra metà dell’Avanguardia e Gibigiana, rassegna del 2013, per arrivare a Camera di Commercio dell’anno successivo.
Nei locali della Fondazione, dirimpetto alle mura del Castello Sforzesco, quest’anno il tema si focalizza invece sulla Dimensione domestica, indagata, sviscerata e reintrerpretata dai due fratelli: la mostra, visitabile dal 17 gennaio al 30 ottobre (su prenotazione) è tuttavia solo l’inizio di un percorso che durerà tre anni, nel corso dei quali il tema dell’abitare e dello spazio privato saranno declinati secondo la visione Castiglioni.

Il debutto di questo viaggio è affidato a Ambiente di soggiorno, progetto realizzato da Achille e Pier Giacomo per la rassegna Colori e forme della casa d’oggi, tenuta nel 1957 nella sontuosa cornice di Villa Olmo, a Como. Il ciclo continua il prossimo anno con La casa abitata, esposta a Firenze nel 1965, e approda tra due anni tra le forme di Ambiente arredato per il pranzo, ideato dal solo Achille ne 1984 ed esposto a Tokyo: si noti bene, nel 2018 si celebra anche il secolo dalla nascita del designer.
Per ciascuna di queste occasioni, sarà allestita una vera e propria mise-en-scène degli ambienti e, in questo modo, è possibile una scoperta che procede su tre binari che si intersecano a vicenda: vedere con i propri occhi un allestimento ricreato in modo scrupoloso, osservare una rigorosa ricostruzione filologica del progetto, ottenuta con la rassegna di bozzetti e materiali originali e, non ultimo, immergersi totalmente nello studio stesso, un luogo a dir poco magico, dove sono conservati e catalogati preziosi materiali d’archivio.

 

Oggi, l’allestimento di Dimensione domestica è di Marco Marzini, con il progetto grafico di Italo Luppui e la cura di Beppe Finessi. Si inizia già dall’ingresso, adesso trasformato nell’ambiente più privato della casa: il bagno, a respirare la firma di Castiglioni. Qui, le sagome dei gesti più intimi giocano tra le varie trasparenze, conducendo verso gli interni della Fondazione. Tra disegni e immagini inedite, realizzate nell’ambito del progetto Colori e forme nella casa d’oggi e raccolte in maniera minuziosa, viene ricostruito il soggiorno di Castiglioni, nel modo più fedele possibile e utilizzando persino materiali e attrezzi d’epoca. Così, l’ambiente di Villa Olmo rivive nel cuore di Milano: una costruzione minuziosamente filologica e ridisegnata planetricamente, illuminata da due finestre che inondano di luce una vera e propria wunderkammer. In questo scenario, sono comparsi per la prima volta oggetti che poi sarebbero diventati icone del design, come la celebre poltrona “Cubo” oppure “Sella”, il sellino da bicicletta trasformato in sgabello.

Camminando per le stanze della Fondazione Castiglioni, è possibile inoltre ammirare progetti originali illuminati da lampade Diablo, scorrere decenni di riviste di architettura e perdersi realmente tra le meraviglie del design.

 

Dimensione domestica
Dal 17 febbraio al 30 ottobre 2016 (visitabile su prenotazione)
Fondazione Achille Castiglioni
Piazza Castello, 27 (Milano)
Per informazioni: www.fondazioneachillecastiglioni.it

 

Foto di Federico Ambrosi.

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