Note al museo

Vedere con i propri occhi strumenti musicali antichi, scoprire scenografie senza tempo, passare in rassegna i grandi Maestri, da Verdi a Puccini: dal 1913 il Museo Teatrale alla Scala consente d’intraprendere un viaggio nella storia della musica e del teatro.

di Samantha Colombo | 5 febbraio 2016

Un tavolo intorno al quale sono seduti alcuni dei più eminenti personaggi della Milano di inizio secolo: scorrendo i volti, tra loro è possibile riconoscere il Duca Uberto Visconti di Modrone, il compositore e librettista Arrigo Boito, il direttore della Pinacoteca di Brera Ettore Modigliani.
Inizia così, nel 1911, la storia del Museo Teatrale alla Scala, con un gruppo di figure di spicco accomunate dall’amore viscerale per il teatro del Piermarini. Proprio questo trasporto li muove verso l’acquisto della collezione teatrale del mercante d’arte Giulio Sambon, di lì a poco disponibile all’asta a Parigi. Sin dai primi anni del XX secolo, intellettuali e appassionati di teatro monitorano infatti il destino della collezione, ma è questo gotha milanese a trovare i fondi necessari, con l’aiuto del governo e di altri cittadini, e a strapparla al miliardario d’oltreoceano J.P. Morgan. Due anni dopo, l’8 marzo del 1913, il Museo apre ufficialmente le sue porte nell’edificio adiacente al teatro, il Casino Ricordi: ancora oggi, è sufficiente recarsi in Piazza della Scala per camminare nella storia.

 

Strumenti musicali e dipinti

Poco dopo aver varcato l’ingresso del Museo della Scala, le prime sale offrono già un’atmosfera senza tempo. Tra i primi protagonisti non possono esserci che loro, cuore pulsante della vita scaligera: gli strumenti musicali.
È possibile vedere con i propri occhi pezzi unici come il fortepiano di Sommer, appartenuto nientemeno che a Giuseppe Verdi, così come esemplari di liuti e salterio. Qui è custodita anche una rara spinetta del diciassettesimo secolo, che reca una scritta emblematica proprio sopra la tastiera: “Mano inesperta non mi toccare”. Opera dal Guaracino, rinomato costruttore napoletano di strumenti, è decorata da uno dei maggiori pittori salernitani suoi contemporanei, Angelo Solimena, con un ritratto di Giuditta che mostra la testa di Oloferne sulla cassa.
Fanno da scenografia perfetta a questa rassegna dei dipinti sempre a soggetto musicale, come quello che riproduce un virginale, firmato anch’esso da Guaracino nella seconda metà del ‘600. I quadri che ritraggono strumenti musicali sono numerosi e basta scorrerli con lo sguardo per immergersi totalmente nelle atmosfere della settima arte, tra i giochi di luce provenienti dalle grande finestre e gli accostamenti con arredi e stucchi delle sale.

 

Dalla Commedia dell’Arte ai grandi maestri

Le luci si accendono poi sui grandi temi che hanno attraversato il teatro nel corso delle generazioni: un’intera sala è dedicata ad esempio alla Commedia dell’Arte. Qui è esposta una collezione di ceramiche con incisioni che documentano il teatro di piazza, la sua vivacità e la sua straordinaria valenza sociale, con pezzi da Capodimonte a Sèvres.
Impossibile poi trascurare l’universo del belcanto, con un vero e proprio olimpo dedicato alle Primedonne della Scala: qui si scopre Isabella Colbran (la moglie di Gioacchino Rossini) interpretare la Saffo di Mayr, Giuditta Pasta nella Norma e poi ancora cantanti e attrici che per tutto il Novecento hanno dato lustro alla Scala e all’opera tutta.
Accanto alle “divine”, spazio doveroso è dedicato ai grandi Maestri, pilastri dell’opera: Giuseppe Verdi, legato in modo inestricabile al teatro del Piermarini e che più volte scaricò sulla Scala le sue ire; Giacomo Puccini, monolito musicale di tutto il XX secolo; infine, ma non certo per importanza, Arturo Toscanini, fautore di una delle riforme più importanti del teatro, quella della democratizzazione dei posti, fino alla fine dell’800 monopolizzati dai palchettisti.

 

 

Le scenografie

Terminata la visita al primo piano, è sufficiente salire al secondo per ammirare la sala delle scenografie: qui sono infatti raccolti preziosi bozzetti e rare incisioni per un periodo di tempo che va dal Seicento all’Ottocento. Tra questi, ad esempio, sono conservati anche progetti del Piermarini stesso, elenchi manoscritti dei proprietari dei palchi e un reperto in grado di mandare in visibilio gli appassionati filologi: il primo libretto (originale) dell’opera con cui la Scala venne inaugurata nell’estate del 1778, l’Europa riconosciuta di Antonio Salieri.

 

La biblioteca Livia Simoni

Appena aperte le sue porte, il Museo della Scala accoglieva diecimila volumi di critica musicale, storia teatrale, biografie e numerose partiture. Nei decenni successivi, questo patrimonio inestimabile è andato via via incrementandosi: negli anni Cinquanta, ad esempio, un lascito di oltre cinquantamila volumi voluto da Renato Simoni rende il corpus letterario notevole. Da qui, per una precisa indicazione testamentaria, la biblioteca viene titolata alla madre del benefattore, Livia Simoni.
Oggi, dopo numerose donazioni (basti pensare a quelle di Ruggero Ruggeri e di Arnaldo Fraccaroli grazie alle quali i volumi presenti hanno superato la quota di oltre 150mila), questa biblioteca è una delle più importanti non solo in Italia, ma anche nel mondo.
Accanto a numerosi volumi che attraversano i secoli, dal Rinascimento ai giorni nostri, sono presenti anche migliaia di locandine originali, libretti d’opera, figurini e bozzetti, ma anche lettere autografe di attori e direttori d’orchestra, così come inestimabili manoscritti di opere complete (uno su tutti, la Messa da Requiem di Verdi) e fogli scritti di proprio pugno da vati della musica quali Giacomo Puccini e Ludwig van Beethoven.
Il libro più antico presente nelle sue sale? Una copia delle commedie di Plauto, stampata a Venezia agli inizi del Cinquecento.
La biblioteca è aperta solo su appuntamento, dal lunedì al venerdì, dalle 9:00 alle 12.30 e dalle 14:00 alle 17:00.

 

Tra le sale del Museo alla Scala sono organizzate mostre periodiche (è possibile consultare il programma sul sito ufficiale del teatro).

 

Museo Teatrale alla Scala
Largo Ghiringhelli 1, Piazza Scala (Milano)
Orari: dalle 9:00 alle 12:30 (ultimo ingresso alle 12:00) e dalle 13:30 alle 17:30 (ultimo ingresso alle 17:00). Aperto tutti i giorni, esclusi 7, 24 (pomeriggio), 25, 26 e 31 (pomeriggio) dicembre; 1° gennaio; domenica di Pasqua; 1° maggio e 15 agosto.
Qualora non siano in corso prove o spettacoli, è possibile osservare la sala della Scala da un palco.
Per informazioni: www.teatroallascala.org

 

Tutte le immagini presenti nell’articolo sono di Andrea Martiradonna.

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