Triennale, 20 anni dopo

Triennale, Gordon Matta Clark

Milano si interroga sul futuro del design e lo fa attraverso l’imponente Esposizione Internazionale della Triennale che, dal 2 aprile al 12 settembre, trasformerà la città in un grande laboratorio di riflessione ed elaborazione narrativa.

di Alessia Delisi

A partire dagli anni Ottanta si è registrato un aumento progressivo del numero di progettisti nel mondo. Questa crescita – che ha coinciso con il moltiplicarsi delle scuole e dei corsi di laurea in design – ha fatto di quello che era un mestiere d’élite, riservato a un ristretto numero di adepti, una tra le più diffuse professioni a livello globale, che conta oggi centinaia di migliaia di esperti. A ciò si aggiungono lo sviluppo di un mercato globale e il carattere sempre più trasversale della progettazione, dovuto all’indebolimento dei confini disciplinari tra design, architettura, paesaggio, comunicazione e arti visive. Questo nuovo scenario pone molti interrogativi: che cosa significa progettare oggi? Qual è il futuro del design? A queste e a molte altre domande cercherà di rispondere la XXI Esposizione Internazionale della Triennale di Milano, patrocinata dal Bureau International des Expositions, che dal 2 aprile al 12 settembre tornerà, dopo una pausa di vent’anni, ad animare il capoluogo meneghino con mostre, spettacoli, convegni e attività di formazione. Oltre al Palazzo dell’Arte, sede della Triennale, le location coinvolte saranno circa una ventina: dalla Fabbrica del Vapore all’HangarBicocca, dal Palazzo della Permanente al Museo Diocesano, dallo Spazio Oberdan alla Villa Reale di Monza. E ancora: i Campus del Politecnico, la IULM, il MUDEC, il Museo della Scienza e della Tecnologia, BASE Milano, l’Area EXPO, l’Università degli Studi, l’Accademia di Belle Arti di Brera, il Triennale ExpoGate e altre ancora. Il titolo dell’Esposizione – Design After Design – chiama in causa il significato della parola design, ovvero progetto, che in latino vuol dire “gettare avanti” e, in questo senso, proiettarsi nel futuro. Che tipo di progettualità è in grado di aprirsi un varco nel nuovo millennio, a dispetto, anche, delle condizioni politiche, economiche, sociali e culturali che hanno invece caratterizzato il secolo scorso? Attraverso una serie di mostre tematiche, ogni location cercherà di offrire un punto di vista inedito sulla questione. L’obiettivo di ciascuna rassegna non è quello di porsi come istanza risolutiva del problema: si tratterà piuttosto di rappresentare, mettendola in scena, una realtà sconosciuta. Per questo la curatela delle mostre è affidata a una pluralità di voci differenti: se Andrea Branzi e Kenya Hara percorrono in Neo Preistoria – 100 Verbi il lungo cammino che dagli strumenti dell’antica preistoria conduce alle attuali frontiere della ricerca scientifica, volta a estendere la sopravvivenza umana attraverso la produzione di pezzi di ricambio del nostro stesso organismo, in W. Women in Italian Design Silvana Annicchiarico cerca di tracciare una storia del design italiano al femminile, ricostruendo figure, teorie e attitudini progettuali che sono state emarginate nel Novecento e che si sono invece affermate nel XXI secolo.

Triennale Josep Llinas

Triennale Josep Llinas

Le responsabilità dell’architettura all’alba del XXI secolo sono uno dei temi centrali dell’Esposizione e ritornano in Architecture as Art, allestita presso l’HangarBicocca, e negli spazi del MUDEC, con la mostra Sempering, che pone l’accento sulla necessità di una continua revisione del rapporto tra mezzi e fini, metodi e forme. Le grandi trasformazioni che hanno investito il nostro pianeta proiettano il design nel futuro, ma questa proiezione non può prescindere dall’eredità culturale di cui il passato è portatore. Per questo sia New Craft, il progetto che Stefano Micelli presenta alla Fabbrica del Vapore, che Brilliant! I futuri del gioiello italiano, a cura di Alba Cappellieri, vogliono rendere visibile l’incontro tra manifattura d’eccellenza e innovazione tecnologica. L’impossibilità di trovare nella città il luogo del proprio radicamento originario e i nuovi scenari che questa mancanza prospetta sono invece al centro di City After the City, una serie di esibizioni allestite nei due padiglioni dell’area EXPO, mentre la tensione tra la perfezione cui il nostro pensiero aspira e l’imperfezione del mondo fisico nel quale viviamo permea la mostra disegnata da Riccardo Blumer negli spazi del Palazzo della Permanente. Da queste e da molte altre mostre, la XXI Esposizione emerge come una costruzione complessa ma fragile, perché, come ha affermato il sociologo francese Abraham Moles, l’unica previsione che ha ragionevoli probabilità di successo è che le nostre previsioni risulteranno errate. Del resto, il modello stesso delle esposizioni internazionali nasce dal desiderio assurdo e inebriante di concentrare in un unico luogo gli infiniti mondi dell’arte e del design.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 31, marzo – aprile 2016. Clicca qui per scaricare il magazine.

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