Leggende, deserti e cielo blu

Uzbekistan

Memorie della via della seta, passato sovietico e un presente intriso di ambizione per il futuro. L’Uzbekistan, nel cuore dell’Asia centrale, vive di colori, sviluppo e contrasti.

di Micaela Zucconi – foto di Machi Di Pace

Samarcanda con la sua enorme piazza del Registan e le sue madrase monumentali del XV secolo scintillanti di mosaici evoca fasti da Mille e una notte, si raggiunge con un moderno treno superveloce dalla capitale Tashkent. Buchara con i suoi tappeti e i preziosi ricami suzani in seta conserva intatte tradizioni secolari grazie ad artigiani che tramandano di padre in figlio, o figlia in alcuni
casi, saperi raffinati. Veri e propri maestri, ognuno con il suo stile incomparabile, che firmano ogni pezzo con un piccolo errore: la perfezione, dalla quale si ritraggono con umiltà, spetta infatti solo ad Allah. Chi vuole imparare la tecnica del ricamo a uncinetto, tipica dei Suzani, può seguire dei corsi sul posto. Khiva, gioiello del XVI secolo, sembra ferma a qualche secolo fa con imponenti bastioni di fango e paglia lunghi oltre due chilometri. Dietro la sua ammirevole conservazione si nasconde una storia: Stalin la svuotò di tutti i suoi abitanti e ne fece un unico enorme magazzino di cotone. Solo negli anni Sessanta la popolazione potè tornare alle proprie case e la cittadina, ora di ottocento abitanti, venne restaurata con cura maniacale. O ancora, Nukus, sperduta nel deserto, che rivela la sorpresa di un museo unico al mondo dedicato alle avanguardie russe degli anni Trenta e Quaranta, sottratte all’oblio e alla persecuzione sovietica dal coraggioso studioso, Igor Savitsky.

Uzbekistan

Decine di migliaia di opere “proibite”, quadri e sculture solo in parte esposti, più una collezione di abiti, gioielli e reperti etnici che testimoniano la vita delle popolazioni nomadi locali. Lo spirito del Paese non traspare unicamente dalla visita a città che evocano l’epopea della via della seta o atmosfere letterarie e avventurose, sotto un cielo di smalto blu. Qui, nel profondo cuore dell’Asia, per secoli si sono intrecciati i destini di popolazioni diverse: Uzbeki, Kazaki, Kirghisi, Tagiki, Slavi e Coreani, “introdotti” tra il 1937 e il 1938 dal regime sovietico. Il fascino dell’Uzbekistan emana anche dalla capacità di convivenza, almeno apparente, tra genti (130 etnie) e religioni diverse, dal mix di tradizioni che raccontano storie millenarie
nell’arte come nella gastronomia. Oggi, un Islam moderato e persino laico (a parte quello più radicale
della valle del Ferghana), antiche comunità ebraiche, una minoranza cristiana e una manciata di buddhisti, ciascuno con i propri luoghi di culto, prosperano l’uno a fianco all’altro. L’eredità sovietica ha fatto sì che esista una scuola dell’obbligo mista fino ai 15 anni, imponendo così di fatto una scolarizzazione paritaria per maschi e femmine, salvando queste ultime dall’oscurantismo religioso. Non è il solo lascito: burocrazia e sistemi agricoli ne sono ancora succubi. La coltivazione e produzione di cotone, per esempio, di cui l’Uzbekistan è leader, è totalmente controllata dallo Stato.

L’anima dell’Asia si ritrova nei suoi mercati colorati, soprattutto nella mitica Samarcanda. Un portale monumentale introduce a un vasto bazar suddiviso per settori. Su tutti, per colori e aromi, vince quello delle spezie e della frutta e verdura. Un trionfo cromatico e di profumi con venditrici accuratamente truccate, dalle sopracciglia nere dipinte di fresco. In Uzbekistan le donne camminano libere per la strada e poche di loro portano il velo in testa. Le più emancipate guidano l’automobile, studiano all’università, accedono alle professioni, anche se l’attaccamento alle tradizioni è ancora molto vivo. Tashkent guida la modernizzazione del Paese con le sue architetture contemporanee in un tripudio di marmi e cristalli senza risparmio, in continua evoluzione. Il Paese ha assistito a una crescita economica importante negli ultimi dieci anni e il presidente uzbeko, Islam Karimov, recentemente confermato alla guida del Paese, detiene il potere sin dal 1991, anno dell’indipendenza, ottenuta dopo il dissolvimento dell’Unione Sovietica. Data la sua età – 77 anni – si comincia a pensare alla non facile successione. Con uno sguardo all’amato Tamerlano, Timur Khan, guerriero implacabile e protettore nello stesso tempo delle arti (particolarmente ammirato da Karimov) e uno alla modernizzazione l’Uzbekistan conserverà la sua orgogliosa libertà?

 
Informazioni: per Uzbekistan Airways, www.gsair.it e per l’organizzazione del viaggio Dolores Travel
Tour Operator, www.sambuh.com.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 30, gennaio – febbraio 2016. Clicca qui per scaricare il magazine.

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