Elisabetta Sgarbi

Elisabetta Sgarbi

L’UMILTÀ DI RICOMINCIARE

Da capo editoriale di Bompiani alla guida di una casa editrice indipendente: l’ideatrice de La Milanesiana ci racconta il suo viaggio appena cominciato a bordo de La Nave di Teseo e ci dà appuntamento al prossimo Salone del Libro di Torino.

di Marilena Roncarà

Lei, Elisabetta Sgarbi, ha lasciato la direzione editoriale alla Bompiani per sottrarsi alla fusione Mondadori-Rizzoli e contrastare «l’asfissia di un colosso troppo grande» a salvaguardia dell’identità e dell’indipendenza.

Aprire una casa editrice è una prova di coraggio…
Non ricordo momenti facili nell’editoria, un mercato che nasce già difficile, seppure oggi possa dirsi in ripresa. Certo affermarsi è più complesso per una nuova casa editrice che non per un grande gruppo editoriale, però intorno a La Nave di Teseo avverto il calore e l’attenzione dei librai, dei promotori, dei lettori. E questo è un capitale di inestimabile valore.

Cosa significa essere una casa editrice indipendente oggi?
Significa potersi permettere di sbagliare il meno possibile, significa avere meno tempo a disposizione per costruirsi un’identità e doversi confrontare con una quantità enorme di soggetti che, insieme, concorrono alla vita del libro.

Perché abbiamo così tanto bisogno di editori indipendenti?
Perché ogni tanto è necessario, con garbo ed eleganza, dire che non si è d’accordo con quello che accade, alzarsi e andarsene. Anche per questo è importante l’esperienza de La Nave di Teseo.

Parlando della vicenda Bompiani ha ribadito che i principi non sono negoziabili…
Intendevo dire che un editore non può controllare il 35-38% del mercato. E infatti è una situazione che non si verifica in nessun Paese occidentale se non da noi. Ma la mia – come ho già sottolineato – non è una lotta alla Mondadori, è una lotta in nome di un principio che, appunto, non è negoziabile. Sulla vicenda Bompiani penso solo che fosse prevedibile che l’antitrust avesse qualcosa da ridire, dato che proprio dagli autori della Bompiani è nato il «no» a tutta l’operazione.

Si è definita un editore “monello”…
Era un paradosso. Tenevo un discorso alla Scuola dei Librai e, poiché non riesco a parlere ex cathedra, ho detto che non ero un editore modello, come molti degli editori presenti in sala, ma “monello”, nel senso che amo sconfinare, a volte azzardare in campi non strettamente editoriali, come la Milanesiana o il cinema dimostrano.

A proposito di cinema, la sua casa di produzione si chiama Betty Wrong, come la canzone di David Bowie: cosa hanno in comune Elisabetta Sgarbi e Betty Wrong?
Elisabetta Sgarbi ama molto Betty Wrong. Non sono sicura del contrario.

Invece con la Milanesiana ha avuto modo di sperimentare un altro aspetto del fare cultura…
La Milanesiana è la versione live, on air, di tutto quello che accade nell’esperienza editoriale e della mia passione cinematografica. È una sintesi, molto momentanea, delle cose che mi piacciono e che mi stanno a cuore. Tra poco sveleremo il programma dell’edizione 2016.

Si dice che un editore debba avere fiuto. Da cosa capisce che un romanzo diventerà un bestseller o che un libro vale la pena di essere pubblicato?
I bestseller in genere non sono pianificabili. Sorprendono. Però ci sono bestseller che valgono 7mila copie. Non lo si direbbe, non entrano in classifica, ma “fanno” la pancia dell’editore. Bisogna sempre pensare che il catalogo di un editore è fatto di libri che si tenta di “fare andare bene”, diffondendoli al massimo delle potenzialità che si riesce a mettere in campo. Ho pubblicato libri molto complessi, e il mio lavoro è stato di venderne più copie possibile, farli conoscere nella misura della loro complessità. Poi ogni autore, se lo pubblichi, è perché ti ha aperto una nuova finestra sul mondo.

Qual è l’idea di editoria che sta alla base de La Nave di Teseo e come sarà il vostro catalogo?
Il nostro obiettivo è costruire una casa editrice che abbia un catalogo di autori, e per autori intendo scrittori anche molto differenti tra loro, che però sappiano dare la loro impronta, libro dopo libro, alla casa editrice. La Nave di Teseo nasce dalla Bompiani, ma non è la Bompiani. L’idea del nome è di Umberto Eco e questa sfida è stata anche uno dei suoi ultimi grandi gesti. Per ora siamo in sette a lavorarci all’interno: sono tutti professionisti che conosco molto bene.

«Nella vita non ci sono che inizi» è la lezione di Madame de Staël che sembra perfettamente sincrona a questo momento, che cosa consiglierebbe a un giovane appassionato di editoria?
L’umiltà, sempre e comunque. Che non vuol dire essere remissivi e non avere orgoglio. Ma significa umiltà.

Ormai vive e lavora a Milano da anni, che rapporto ha con la città?
La amo perché si può vivere in disparte ed essere comunque pieni di attività.

 

Intervista pubblicata su Club Milano 32, maggio – giugno 2016. Clicca qui per scaricare il magazine.

 

Elisabetta Sgarbi

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