Seguendo la Carretera Austral

Carretera austral, Cile

Dai deserti di alta quota fino alla Patagonia australe, senza dimenticare la leggendaria Isola di Pasqua. Il Cile è forse il Paese sudamericano che possiede la più ampia varietà di ecosistemi: una meta ideale per chi ama i grandi spazi e la natura incontaminata.

di Andrea Zappa

Pianificare un viaggio in Cile guardando la sua cartina geografica è forse una delle cose più difficili e stressanti da fare. Lasciando da parte le ragioni prettamente pratiche legate ai mezzi di trasporto, il problema è infatti l’imbarazzo della scelta dei luoghi da visitare, dato che è, non a caso, il Paese più “lungo” al mondo da nord a sud, escludendo la sua parte antartica. Un’infinita striscia di terra stretta, è proprio il caso di dirlo, data la sua larghezza media di soli 180 km, tra il Pacifico e la Cordigliera delle Ande. Lo sapeva bene anche il poco rimpianto dittatore Augusto Pinochet che, per cercare di rendere più accessibili per scopi militari le diverse aree del Paese, fece iniziare i lavori nel 1976 della leggendaria Carretera Austral, ufficialmente la ruta CH-7. Un’interminabile lingua di asfalto e terra battuta che si snoda per l’intero Cile, avendo per cornice le catene Andine, ghiacciai, foreste, laghi e fiumi. Una strada da percorrere assolutamente, anche per un breve tratto, per chi possiede uno spirito alla Jack Kerouac.
Se invece volete sentirvi come degli astronauti appena atterrati su Marte, la prima tappa deve essere nelle regioni settentrionali, dedicata alla grandiosità dei deserti di alta quota, aree remote ad altitudini elevate, dove ci si muove a bordo di 4×4 percorrendo altopiani che cambiano colore a ogni ora del giorno. Da non perdere l’arido deserto di Atacama a quota 2.305 metri, costellato di lagune in cui si specchiano oltre che le nuvole del cielo anche i caratteristici fenicotteri della zona. Qui, la Valle della Luna e quella della Morte sono
gli scenari ideali per ammirare il tramonto del sole prima di tornare “sulla terra”. Chi non è troppo stretto con i tempi può anche pensare di dirigersi un po’ più a nord e sconfinare in Bolivia per farsi accecare dal bianco intenso del Salar di Uyuni, il più esteso deserto di sale al mondo (circa 12 mila chilometri quadrati) situato a un’altitudine di 3.800 metri. Un mare bianco che si può in parte percorrere con le jeep durante la stagione secca.

Isola di Pasqua
Dopo le difficili condizioni degli spazi incontaminati del nord, gli amanti del buon vino possono anche pensare di spostarsi in prossimità della capitale Santiago del Cile per rifocillarsi esplorando la Valle di Casablanca. La zona è costellata di vigneti e cantine ed è tra le più rinomate per la produzione di vini bianchi (Chardonnay e Sauvignon Blanc), vi vengono prodotti però anche rossi quali Pinot Noir, Merlot, Syrah e Carmenère. Molto suggestiva da visitare per un tour degustazione la cantina Viña Mar, considerata abbastanza piccola da queste parti con i suoi “esigui” 274 ettari. Più colossale, forse per la posizione in cima a una piccola collina, la Viña Indómita; anche se la più grande del Paese è la famosa Viña Concha y Toro, in grado di produrre circa 82 milioni di bottiglie.
Una volta appagate le vostre papille gustative, si può decidere di raggiungere la zona costiera di Isla Negra, dove è possibile visitare la casa-museo del poeta cileno Pablo Neruda, proseguendo poi alla scoperta delle case colorate di Valparaiso.
Ma se si decide di fare un viaggio in Cile, difficilmente si può resistere alla tentazione di prendere un volo dalla capitale e dirigersi nel mezzo del Pacifico con destinazione la leggendaria Isola di Pasqua.
Sarete stregati dal fascino dei suoi “guardiani”, i giganteschi Moai, grandi busti di pietra sparsi per tutta l’isola che secondo le antiche credenze avrebbero permesso ai vivi di prendere contatto con il mondo dei morti. Durante il soggiorno, oltre a confrontarsi con la magia di questi monoliti, c’è anche l’opportunità di esplorare i quattro vulcani (Poike, Rano Kau, Rano Raraku e Terevaka) che compongono l’isola. Gli amanti del mare possono decidere di soggiornare nell’elegante Hotel Hangaroa Eco Village & Spa, che affaccia direttamente sull’infinità dell’oceano. Chi decide di pianificare il viaggio tra fine gennaio e la prima metà di febbraio può anche partecipare al Tapati Festival, la manifestazione che celebra un’antica regina del popolo Rapa Nui. Durante questo evento si svolgono competizioni di musica, danza e sport i cui protagonisti sono i due clan dell’isola.
Cambiando totalmente ecosistema è dirigendosi verso sud è infine il momento di affrontare trekking avventurosi tra le montagne e i ghiacciai del Parco Nazionale Torres del Paine, dichiarato riserva della biosfera dall’Unesco nel 1978. E per chi ha ancora delle forze in corpo manca da raggiungere il “confine del mondo”, Punta Arenas, l’ultimo avamposto umano della Patagonia meridionale, dal quale imbarcarsi per sfidare Capo Horn: ma quello è un altro viaggio.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 33, luglio – agosto 2016. Clicca qui per scaricare il magazine.

 

Filari di vigneti nei pressi di Santiago del Cile

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