Buon appetito!

Trattoria Nuovo Macello

Tornano le tovaglie in tavola, i prezzi giusti e il cibo genuino. Un giro nelle trattorie (più o meno) storiche di Milano per assaggiare piatti tipici della regione, per anni dimenticati.

di Roberto Perrone

Il Garzanti recita: «Locale pubblico dove si consumano pasti a pagamento, in genere caratterizzato da un ambiente rustico, una cucina semplice e casalinga e prezzi economici». Forse una definizione un po’ al ribasso. Anche in passato le trattorie avevano la loro dignità. Spinte di lato da un modernismo spesso esibito a vanvera (anche nei termini, vedi il proliferare di bistrot), le trattorie si stanno riprendendo i loro spazi. Un posto caldo, un pasto caldo, tovaglie bianche, tavoli di legno. Un luogo dove mangi bene, chiaro, diretto e dove paghi il giusto. Non si può non iniziare da Masuelli-San Marco di viale Umbria. Forse l’esempio più fulgido di trattoria come piace a noi. Quasi cento anni di storia, venne aperta nel 1921 dai genitori di Pino, l’attuale patron, che ancora si aggira tra tavoli e le sedie, sotto i due antichi lampadari di Gio Ponti, per declamare i piatti: dalla cotoletta alla milanese tassativamente con l’osso al risotto allo zafferano “come si deve”, dalla pasta e fagioli “con il cucchiaio in piedi” alla polenta di mais otto le macinato a pietra con il merluzzo, dal foiolo alla cassoeula. Una cucina padana che attraversa Piemonte e Lombardia. E poi la sensazione di piacere che discende da un raro intreccio di persone, cose, alimenti. Stessa sensazione che provo da Tagiura, nella traversa omonima/anonima di viale Misurata. Anche qui una consolidata gestione di famiglia (Angelotti) che dura dal 1963. Bar, enoteca, ristorante e perfino tabacchino, come una volta. Affollatissima a pranzo, per chi lavora in zona, più rilassata la sera, con il suo menu che risente di influenze che scorrono lungo il Po: affettati misti con “il gnocco” fritto, ravioli di zucca, vitello tonnato, letto di maialino e, sempre, una zuppa. Qui ho ascoltato antiche storie di quando Milano non era piena di ristoranti come adesso e il dessert, mele caramellate, lo portava un signore che entrava nei locali come adesso vengono venditori di rose o di altre carabattole. Infilate in un lungo bastone d’acciaio, erano una delizia, dolci e calde. Un senso di calore e dialogo che ritrovo da Mirta al Casoretto, dove il fascino della trattoria è accarezzato da una cucina che risente dell’origine del cuoco Juan che, con Cristina in sala, guida il locale che porta il nome di mamma Mirta. Grande scelta delle materie prime, guizzi nelle proposte: creme caramel di pecorino a latte crudo con confettura di pomodori e vaniglia, cavatelli al sugo di carne, erbe e provola, stinco d’agnello con cavolo cappuccio, mousse di ricotta con amarene candite.
Manna si definisce ristorante ma può diventare una tappa del giro di Milano delle trattorie: architettura contemporanea, tavoli che portano con sé il profumo di quello che cerchiamo. Trattoria moderna, però, n dal nome dei piatti: batticuore (battuta di cuore di bue, nocciole, erba ostrica e senape); aldofabbbbbrizi (bucatini, cacio, pepe e fegato di abbacchio); tentacolare (polpo arrosto, fagioli cannellini, po- modoro secco e ‘nduja).

Trattoria Trippa Milano

Trattoria Trippa Milano

La storia di una trattoria ha spesso una radice antica, come abbiamo visto, oppure cresce in fretta. Nella Trattoria del Nuovo Macello, Claudio, Paola, Marco e Giovanni, che ora gestiscono anche il ristorante del Palazzo del Ghiaccio, proseguono la storia della famiglia che, nel 1959, rilevò questo locale nella zona dei gran- di mercati aperto n dal 1928. Salumi, mondeghili, aringa in saor, il classico risotto con i pistilli di zafferano, la cotoletta e il meraviglioso rognone trifolato alla milanese, piatto sempre più difficile da trovare perché le frattaglie vengono sommerse da false informazioni e miserande mode alimentari. Un bel foiolo, o un’insalata di nervetti, o un corroborante, ora che l’inverno è qui, zabaione come una volta, le seppelliranno (le mode alimentari) alla Trattoria Milanese di via Santa Marta, strenuo baluardo della milanesità in cucina. A proposito di cibi dimenticati, ecco una trattoria aperta da poco che Trippa è nel nome e anche nell’idea: sempre almeno un piatto di quinto quarto, accanto a una cucina brillante e variegata, chiedendo venia per chi abbiamo dimenticato, quella che potremmo definire trattoria con pizza: Nuova Arena, indirizzo storico e appassionato in piazza Lega Lombarda, rifugio di giornalisti, attori e gente comune, amanti della buona tavola. La tavola buona di una trattoria.

 

TRATTORIA TROMBETTA
Giancarlo Morelli è arrivato in città. L’estroverso cuoco del Pomiroeu di Seregno si è ritagliato uno spazio in largo Bellintani con la Trattoria Trombetta. La scelta del nome è un segnale in direzione della riscoperta della quotidianità che avevano le trattorie di una volta, dove non si andava ogni tanto, ma si aveva un rapporto di fedeltà reciproca. Quindi calore, semplicità, ma non banalità. Arredamento avvolgente, attenzione ai prodotti stagionali, piatti dai nomi semplici e pietanze della tradizione, ma presi per mano dalle tecniche nuove e dagli strumenti che le “antenate” non avevano e condotti verso un gusto moderno. Niente di astruso, tutto molto diretto con dazio pagato alla modernità con un’ampia selezione cocktail.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 35, ottobre – novembre 2016. Clicca qui per scaricare il magazine.

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