Il luogo che non c’è

San Satiro

La sua realizzazione non fu semplice, Bramante affrontò diversi problemi, ma alla fine le difficoltà si rivelarono un’opportunità. Situata in pieno centro, ma poco nota, la basilica di Santa Maria presso San Satiro ha un aspetto apparentemente dimesso, ma svela a chi ha voglia di varcarne la soglia uno straordinario segreto.

di Elisa Zanetti

Probabilmente ci sarete passati davanti mille volte, l’avrete intravista senza varcarne la soglia. Del resto accade spesso: alcuni tesori si hanno sotto gli occhi, eppure non si vedono. La basilica di Santa Maria presso San Satiro è sicuramente uno di questi.
Collocata al 17/19 di via Torino, viene forse messa in ombra dalle vetrine di una delle vie dello shopping milanese, eppure non è difficile scorgerla. Leggermente aggettante, con il corpo centrale della sua facciata sembra quasi chiamare i passanti. Ascoltate il suo invito ma, fate attenzione, non fermatevi a osservare solamente l’esterno dalla corte poligonale irregolare che la ospita, anzi, sappiate che la facciata neorinascimentale fu tema di dibattito all’epoca della sua realizzazione: la chiesa del resto affondava le sue radici nella fine del XV secolo, ma fu portata a termine solo nel XIX. In origine il compito di realizzare la facciata fu affidato a Giovanni Antonio Amedeo, ma pare che a causa di divergenze con il Bramante – responsabile del progetto, che a sua volta aveva fatto una proposta per l’esterno oltre ad avere progettato la facciata posteriore – i lavori furono solo avviati. Si dovette aspettare il 1871 per vedere la struttura completata.
La basilica venne costruita sulla preesistente San Satiro, di cui resta traccia nel nome, per ricordare un miracolo avvenuto nel 1242, quando un uomo pugnalò un’immagine della Madonna custodita all’interno della chiesa e questa iniziò a sanguinare. I problemi lega- ti alla facciata principale non furono gli unici: a metà lavori l’amministrazione della città negò al Bramante il permesso di occupare con l’abside parte della via posteriore. L’artista si trovò quindi a dovere fare i conti con spazi ridotti. Ma si sa, non tutti i mali vengono per nuocere e così quello che in origine sembrava essere un ostacolo si rivelò il punto di forza dell’intera costruzione. Osservate ora gli interni della basilica, lasciatevi abbagliare dalle volte dorate percorrendo la navata centrale e ammirate i soffitti a cassettoni delle due laterali. Alzate gli occhi verso la cupola riccamente decorata da lacunari dipinti in oro e azzurro e infine godetevi lo spettacolo di questa piccola chiesa: l’abside in tutto il suo magnifico sviluppo. Notate niente di strano? Spostatevi lateralmente, vi sarà più facile ricordare quanto vi abbiamo raccontato poco fa: Bramante non potendo estendersi nella via adiacente per la realizzazione dell’abside, con un colpo di genio diede vita al cosiddetto finto coro bramantesco. Ciò che vi sembra profondo una decina di metri, in realtà è raccolto in poco più di un metro. Un abile gioco prospettico che, ancora una volta, mostra che spesso non si vede ciò che si ha davanti agli occhi.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 36, gennaio – febbraio 2017. Clicca qui per scaricare il magazine.

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