Spazio al pensiero

Sala Lettura, Fondazione Feltrinelli, ph Filippo Romano

A due anni dalla posa della prima pietra la Fondazione Feltrinelli ha inaugurato il 13 dicembre la nuova sede di viale Pasubio con cinque giorni di incontri e letture, anticipo di una programmazione che si preannuncia intensa e la risposta della cittadinanza, con le lunghe file all’ingresso, è stata più che generosa.

di Marilena Roncarà 

Qualcosa in viale Pasubio è cambiato, dove prima c’era un vivaio storico, adesso c’è un vivaio di idee o meglio un nuovo spazio di cittadinanza che ha la forma di un edificio possente, ma anche leggero, con lo scheletro in cemento armato e le superfici vetrate. Nei suoi 188 metri di lunghezza per 32 di altezza sulla cuspide, il palazzo è una piccola meraviglia che non lascia certo indifferente nemmeno il passante più distratto. Progettato dallo studio di architettura Herzog & De Meuron, che l’ha voluto aguzzo come il gotico locale e fortemente orizzontale come le cascine delle campagne della Lombardia, l’edificio alterna pieni e vuoti secondo un ritmo costante e crea un gioco di riflessi e viste prospettiche sul quartiere che mescolano il vecchio e il nuovo in un tutt’uno organico e originale.

E questo è “il fuori”, ma il progetto nutre l’ambizione di non essere semplice edilizia, ma architettura per la città, luogo di sviluppo di idee, una piazza contemporanea di partecipazione e aggregazione. «Resto convinto che investire nella cultura e nell’istruzione sia fondamentale per creare e mantenere in vita una società aperta. La grande architettura può essere un sostegno rilevante, ma è meno importante delle attività che accadono dentro e intorno agli edifici» sostiene a questo proposito il progettista Jacques Herzog. A lui fanno eco le parole di Carlo Feltrinelli, committente dell’o- pera con il Gruppo, di cui è direttore «Ci siamo messi in moto per un progetto fuori dal tempo, da questo tempo, ma secondo noi necessario e che deve tornare attuale. Una nuova sede iconica per una grande casa delle culture sociali, moderna e internazionale: questa è l’idea». Non a caso con un patrimonio archivistico di 12 km lineari di archivi 270mila volumi e 16mila periodici, la Fondazione Giangiacomo Feltrinelli si configura come uno dei maggiori centri di documentazione e ricerca nel campo delle scienze storiche, politiche, economi- che e sociali e la nuova sede di viale Pasubio vuole essere una piattaforma di confronto accessibile a tutta la cittadinanza nella convinzione profonda che cambiare le cose per migliorare le condizioni di vita di tutti sia possibile e necessario.

ph. Filippo Romano - Fondazione Feltrinelli Viale Pasubio

ph. Filippo Romano – Fondazione Feltrinelli Viale Pasubio

«Il nostro DNA è scritto nei nostri libri e nei nostri archivi, aprire nuove opportunità di conoscenza e creare nuove occasioni di lavoro sono le nostre finalità. Fare dell’insieme delle nostre iniziative un fattore di politica partecipata è la nostra ambizione» precisa il segretario generale della Fondazione Massimiliano Tarantino. Ed è così che nei cinque piani più interrato del building Feltrinelli ha già preso vita e corpo tutto questo. Cominciando dall’alto il quinto e ultimo piano, quello dove davvero sembra di toccare il cielo, è una sala di lettura aperta a tutti con quaranta postazioni per la consultazione più altre poltrone a uso libero. Quarto e terzo piano sono dedicati agli uffici della Fondazione Giangiacomo Feltrinelli, oltre che spazio di co-produzione, ricerca e didattica. Cuore del progetto è la sala polifunzionale del primo e secondo piano, un luogo di ritrovo, incontro e scambio tra cittadini e realtà all’avanguardia in campo artistico e divulgativo nell’ambito della ricerca delle scienze sociali. Il piano interrato accoglie infine il materiale della biblioteca e degli archivi della Fondazione, mentre al piano terra c’è l’immancabile libreria che qui è anche il satellite culturale che orbita attorno alle attività di ricerca e divulgazione della Fondazione, accompagnando i lettori nell’esplorazione dei temi proposti: globalizzazione e sostenibilità, cittadinanza europea, innovazione politica, futuro del lavoro e fonti della Storia. L’assortimento dei circa 15mila titoli è stato, infatti, realizzato privilegiando le scienze umane e sociali, la letteratura e le arti visive. E considerata la generale vocazione all’incontro e alla socialità non poteva mancare neppure uno spazio di ristoro: il Babitonga Caffè, che deve il suo nome alla comunità brasiliana della Baia di Babitonga autrice già nel 1842 di un importante esperimento sociale all’insegna di un mondo più giusto. Ecco allora che l’eco di quest’utopia e il richiamo verso mondi nascosti sono ulteriori risonanze di un luogo che vuole combinare insieme cultura e convivialità. Insomma le suggestioni sono davvero tante: a noi non resta che andare a curiosare, approfittando il più possibile di questa occasione da vivere in maniera attiva.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 36, gennaio – febbraio 2017. Clicca qui per scaricare il magazine.

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