La casa del buon design

Casa Museo Achille Castiglioni

Lo Studio Museo Achille Castiglioni raccoglie, stipa e racconta i prototipi e le creazioni del celebre designer milanese, articoli che hanno segnato la storia e la cultura italiana e non solo. Nella Casa Museo questi pezzi unici, che ormai abitano il nostro immaginario collettivo, si alternano con quegli oggetti anonimi, accuratamente ricercati, che ne hanno ispirato l’opera.

di Elisa Zanetti

«Se non siete curiosi, lasciate perdere». Si potrebbe rubare questa massima dello stesso Achille Castiglioni per bloccare chiunque pensasse di superare il cancello di piazza Castello 27, per buttarvi un’occhiata veloce. Non basterebbe. Appena entrati nel cortile interno, subito sulla sinistra, un paio di scalini e un breve corridoio vi accompagneranno in quello che per quarant’anni fu lo studio, ma anche un po’ la seconda casa del celebre designer milanese, che qui tornava spesso anche dopo cena per continuare a lavorare ai suoi progetti. Al suo interno tutto è rimasto come allora, o quasi. Solo la stanza dei tecnigrafi ospita esposizioni temporanee, quest’anno proponendo il II atto di “dimensione domestica”, progetto che celebra l’idea di arredamento dei fratelli Achille e Pier Giacomo Castiglioni, per lungo tempo uniti anche professionalmente. Un’idea che voleva i mobili “mobili” nel vero senso della parola: ecco quindi ad esempio Rampa, un arredo dotato di ruote che ispirato agli scaffali dei orai di strada da un lato presenta una gradinata con quattro piani di appoggio, dall’altro lato, una scaffalatura a ripiani, mentre il vano centrale può essere usato come scrittoio. Non è la sola creazione a ispirarsi a oggetti visti in altri contesti, anzi. Castiglioni fu un grande collezionista di quelli che lui stesso definì “oggetti anonimi”: esempi di buon design, usatissimi dalle persone, dei quali però non si conosce la firrma del designer. In una delle quattro sale che compongono lo Studio Museo avrete modo di incontrare teche stipate di ogni genere di ammeniccoli che colpirono l’attenzione del designer. Divertitevi a trovarli anche nelle altre stanze e osservate i vari prototipi sparsi in giro, potrete scoprire che: una molla giocattolo slinky fu di ispirazione per creare un posacenere in cui le sigarette, stando in posizione orizzontale, si consumavano più lentamente; un bicchiere portatile da pescatore diede vita a una lampada, la seduta di un trattore a una sedia molto comoda, mentre il sedile di una bicicletta unito a una struttura tubolare e a una base semisferica a Sella, uno sgabello per telefono in cui trovare equilibrio e comodità non è mai scontato e che proprio per questo aiutava i risparmi in bolletta. Potrete poi scoprire come sono nati pezzi che hanno fatto la storia del design come la lampada Arco, la poltrona Cubo o la sedia Irma: perfetta per stare composti a tavola come gradiva la moglie di Castiglioni che le diede il nome o, se girata, “scomposti” per l’ammazza caffè. O ancora, uno dei più grandi motivi di orgoglio del designer: l’interruttore rompitratta, oggetto anonimo per eccellenza che gli permise di stare nascosto nelle case di ciascuno di noi e di salutarci ogni giorno attraverso un semplice click.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 37, marzo – aprile 2017. Clicca qui per scaricare il magazine.

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