Il design al nostro servizio

Dutch Invertuals_Milan_2015 Isola Design District

Una commistione tra giovanissimi designer internazionali e artigiani locali attivi da generazioni, anche questo è Isola Design District, la novità del Fuorisalone 2017, raccontato dai curatori.

di Redazione web | 29 marzo 2017

Gabriele Cavallaro ed Emilio Leonardo, le due anime di Isola Design District ci raccontano la genesi del distretto all’ombra dei grattacieli di Porta Nuova e ci spiegano perché il design sia qualcosa di cui avremo sempre bisogno, al pari delle nuove visioni del mondo e delle chiavi per interpretarlo e viverci dentro al meglio.

Partiamo dall’inizio: com’è nata l’idea di Isola Design District e come comincia la vostra collaborazione professionale? Presentatevi…
Gabriele Cavallaro: sono co-founder di Blank, agenzia creativa fondata a fine 2015 con la mia compagna e socia Elif Resitoglu, con la quale durante lo scorso Fuorisalone abbiamo organizzato Milan Design Market, in un meraviglioso loft nei pressi di Porta Romana. L’idea era quella di avere uno spazio dedicato a giovani designer e brand emergenti, che potessero esporre e vendere i propri prodotti. In appena due mesi, da zero, abbiamo trovato 18 espositori internazionali ma anche italiani, tra cui appunto Emilio Lonardo! Abbiamo subito riscontrato la voglia comune di fare qualcosa insieme e da lì a pochi mesi è arrivata l’idea di Isola Design District.

Emilio Lonardo: sono un progettista, mi occupo di progetto a diverse scale, dagli interni alla brand communication, lavoro con il Politecnico e questo ha facilitato non poco i rapporti con la Scuola del Design, che ci ha da subito patrocinato il progetto e con la quale abbiamo dato vita al contest per studenti Isola IS, volto a sviluppare degli elementi segnalatori che migliorino la percezione del quartiere e l’orientamento in esso.

Qual è il trade-union delle vostre proposte?
Gabriele: Ci stimolava la possibilità di mettere a stretto contatto designer internazionali giovanissimi e artigiani locali presenti in Isola da generazioni. Alla fine penso che la presenza di tantissimi espositori stranieri e il coinvolgimento dei principali laboratori artigiani abbia portato proprio a questo interessante mix. Inoltre saranno presenti progettisti già affermati come Kensaku Oshiro nel suo studio di via Della Pergola, Marco Williams Fagioli di Zup Design (Compasso d’Oro 2016) al Milan Design Market o Paolo Ulian e Lorenzo Damiani alla mostra organizzata da Source al Frida.

Gabriele Cavallaro ed Emilio Lonardo

Gabriele Cavallaro ed Emilio Lonardo

Il design oggi, qual è il suo valore aggiunto? È ancora importante?
Emilio: il design, in quanto progetto, accompagna l’uomo da sempre e continuerà a essere parte integrante della sua vita. L’uomo non può fare a meno di progettare, che si tratti del modo di vestirsi, di apparecchiare la tavola, o di rendere abitabile uno spazio o funzionale un progetto. È questo il motivo per cui oggi si è soliti affiancare la parola design a qualsiasi ambito. Ma questo atteggiamento, che può sembrare o essere frutto dei dettami dei trend nasconde, appunto, una verità lampante: il design è sempre, non solo importante, ma fondamentale. È vero anche che viviamo in un mondo di sovrabbondanza produttiva, dove molti oggetti sembrano destinati a estinguersi, perché non sono più capaci di tenere il passo del mercato e vengono soppiantati da repliche semplicistiche. Ci sarebbe, forse, maggiore bisogno di oggetti sì nuovi o di nuove visioni di quelli antichi, oggetti che non siano solo il risultato di un’inquietudine dettata dall’ansia della forma, ma che siano ambasciatori della mutata relazione delle persone con gli ambienti domestici. Gli oggetti potrebbero subire un processo darwinista dove il designer assume il ruolo di fattore evolutivo, presentando sulla scena madie per dormire, letti per conversare e tappeti per lavorare, in un’ibridazione di tempi e di modi che permetta di poter usufruire di una inedita quantità di varianti compositive. E allora sì che potremo abitare in un sistema nel quale i comportamenti e le ritualità non siano più confinati in ambienti preposti ad assolvere funzioni statiche, ma dove tutto possa coesistere e modificarsi. Senza dimenticarci dei nuovi scenari applicativi che abbracciano la biomedicina. Insomma, credo che il valore aggiunto del design non sia in discussione, soprattutto se chi, facendo questo mestiere, riuscisse a tenere i piedi saldi sull’oggi ma strizzando l’occhio al domani, perché, in fondo, citando Enzo Mari, il più bravo progettista che conosco è un contadino che pianta un bosco di castagni per i nipoti.

Raccontateci qualche proposta che presentate…
Gabriele: Le esposizioni collettive sono estremamente interessanti! Al Milan Design Market abbiamo praticamente raddoppiato gli espositori rispetto allo scorso anno, ne abbiamo 35, da diverse parti del mondo, oltre a 3 installazioni: da quella tecnologica, con un robot a 6 assi che produce oggetti in stampa 3D per tutta la settimana, al green del Suspended Garden progettato da Elif (Resitoglu), all’arte del collettivo Timmerman. Poi sono davvero felice di aver coinvolto i ragazzi di Haigo, che all’ex Galleria Ostrakon creeranno un’esposizione “lunare”, portando otto giovani talenti nordeuropei, tra cui l’azienda svedese FLYTE, con i suoi oggetti fluttuanti.

Emilio: Da segnalare ovviamente anche Source, che con la sua esposizione affronta il tema degli ostacoli relativi alla fase di progettazione, so bene di cosa si parla! Tra gli altri stranieri gli olandesi di Dutch Invertuals e Social Label, che indagano invece il tema della ricerca e del sociale.

Ogni anno durante il Salone la città cambia faccia, quasi attraversata da un’energia diversa… che cosa succede secondo voi, qual è il motore di questa trasformazione?

Gabriele: è un’opportunità per essere stimolati da nuove proposte, installazioni e allestimenti. La mole di creatività presente nei lavori sparsi per i diversi quartieri può portare spunti importanti per chi fa il nostro mestiere, proprio da qui sono nati progetti come Milan Design Market e Isola Design District. Nelle ultime edizioni è evidentemente emersa anche una faccia commerciale della manifestazione, ma era inevitabile.

Emilio: A volte penso sia quasi un peccato che si viva di design solo per una settimana all’anno in una città famosa all’estero, tra le varie cose, proprio per il design. Da quest’anno per fortuna a ottobre ci sarà grande attenzione su Design City, secondo appuntamento dell’anno più focalizzato sui contenuti del mondo del progetto. Da parte nostra l’obiettivo è quello di far respirare il design per le vie di Isola tutto l’anno.

Come riuscite a coniugare la proposta creativa a quella commerciale?

Gabriele: Cerchiamo di tenere le due cose ben distinte. Nonostante il nostro team non sia numeroso, è perfettamente diviso per ruoli. Io mi occupo dei rapporti diretti coi designer da un lato e di quelli istituzionali con le location dall’altro. Emilio cura tutta la parte di graphic design e il rapporto con i rappresentanti del Politecnico di Milano – Scuola del Design; Nicola e Giulio Nicoletti di 24PR&Events, entrati in corsa nel progetto ma da subito fondamentali, si sono presi carico dell’aspetto più commerciale e dei singoli eventi; Elif Resitoglu e Federica Cristaudo si occupano del discorso tecnico e logistico relativo agli allestimenti; poi tutta la parte di comunicazione, soprattutto sui social, è gestita dal team digital di Blank nelle persone di Silvia Macellari, Alessandra Nazzari e Marta Bargagliotti. Esternamente abbiamo Francesco Piccolo di Coco Produzioni che supervisiona i lavori legati alla produzione di materiale foto/video, mentre l’ufficio stampa è gestito egregiamente da Laura Basso e Valentina Rizzotti. Tutti giovani, tutti affamati!

Bici & Radici_Allestimento Milan Design Market

Bici & Radici, allestimento Milan Design Market

Cosa trova di speciale un designer o un esperto del settore nel vostro distretto?
 E il pubblico non-addicted?

Gabriele: Gli addetti ai lavori troveranno una straordinaria freschezza dei contenuti in termini di sperimentazione e novità, insieme alla possibilità di visitare spazi inesplorati come laboratori artigiani e cortili e all’opportunità di scoprire giovani talenti e designer in rampa di lancio. I non-addicted probabilmente conoscono già bene Isola per le sue molteplici occasioni di intrattenimento, che saranno moltiplicate durante la settimana del Fuorisalone!

Quali contenuti vi interessa veicolare in special modo?
Gabriele: Cerchiamo di dare il giusto peso a tutti i contenuti che poi vanno proporzionati in base al coinvolgimento all’interno del progetto. Nonostante sia soltanto la prima edizione abbiamo già un numero di attività elevato e variegato, quindi vogliamo che sia la gente a scegliere cosa vedere in base ai propri interessi, nella speranza che passino in Isola diverse ore alla scoperta delle varie location. Il tutto è facilitato dalle bandiere esposte all’ingresso di ogni spazio, realizzate da uno dei nostri sponsor, una startup made in Isola: Tele e Visioni.

Emilio: Abbiamo cercato di creare un distretto a km0, strutturato dal basso, con e per il quartiere. Ci siamo appoggiati quanto più possibile alle realtà presenti all’Isola, in modo da far respirare quello che succede ogni giorno passeggiando per le strade del quartiere. Così, oltre alla già citata Tele e Visioni, ci siamo fatti aiutare da alcuni artigiani della zona come Pietro Algranti, Silvio Musto e Simone Ugolini per la realizzazione degli elementi contenitori del materiale informativo a disposizione durante la Design Week passeggiando nel distretto.

Ogni anno la città si arricchisce di nuovi distretti, non c’è il rischio che l’offerta così ampia disperda l’interesse del pubblico?

Gabriele: È un rischio reale, ma fino a quando ogni distretto riuscirà a mantenere un’identità precisa, i visitatori sapranno in anticipo cosa per loro vale la pena vedere nei giorni a disposizione. I numeri dicono che i visitatori sono in netto aumento di anno in anno e in fondo sono loro a decidere il destino dei nuovi distretti: i progetti validi alla fine rimangono in piedi, basti pensare quanto fatto negli ultimi anni da Brera, Lambrate e 5 Vie.

Perché bisogna venire a visitare Isola Design District?
Gabriele: È la novità di questa edizione 2017 del Fuorisalone. Il quartiere di per sé richiama sempre più turisti grazie agli ultimi interventi architettonici (Piazza Gae Aulenti e il Bosco Verticale) e all’elevata proposta nel settore food. Abbiamo cercato di lavorare nel rispetto dell’identità di questa zona e delle singole attività già svolte nelle passate edizioni del Fuorisalone, coinvolgendo tutti, integrando nuovi contenuti e coordinando il progetto.

Emilio: Fossi tra i visitatori verrei a visitare l’Isola Design District per curiosità sia verso il quartiere, sia verso i contenuti che proponiamo.

Mappa Isola Design District

Mappa Isola Design District

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