La Scala Piccola

Teatro Gerolamo

Soffriva le luci spente e restituirlo alla città dopo trentatré anni di sonni inquieti è una sfida di tutto rispetto. Nato come teatro per marionette e poi diventato palcoscenico di arti varie, il Teatro Gerolamo ha alzato di nuovo il sipario grazie all’iniziativa privata e prima di vedere come andrà a finire, qui il copione segnerebbe quanto meno gli applausi.

di Marilena Roncarà

Quella dei teatri che aprono i battenti a stagione inoltrata non è una una novità nei palinsesti milanesi, ma una condizione quest’anno toccata in sorte al Teatro Gerolamo prima e subito dopo al Triennale Teatro dell’Arte. È un segno di vitalità e in particolare quella del Teatro Gerolamo è una storia da raccontare. Questo piccolo gioiello architettonico a pochi passi dal Duomo, da sempre chiamato la “Scala piccola”, ha riaperto i battenti dopo trentatré anni di inattività.

Costruito nel 1868 per ospitare, unico caso in Europa, spettacoli di marionette all’epoca molto in voga, con il suo loggione a ferro di cavallo e il doppio ordine di palchi, il Teatro ricorda una versione in miniatura della Scala. Il restauro conservativo promosso dall’iniziativa privata della proprietà Sanitaria Ceschina, ha restituito intatti gli stucchi con i ritratti di Alfieri, Boccaccio e Goldoni, ma ne ha sacrificato parte della capienza che dai 600 posti originari è ridotta ai 209 attuali, valorizzando però tre sale che serviranno a trasformare la struttura in uno spazio polivalente con mostre, eventi, piccola biblioteca e caffetteria. L’obiettivo è alternare in maniera equilibrata la programmazione teatrale a un calendario di eventi che consenta l’autofinanziamento. Il Teatro, che da fine gennaio è una Srl, rivendica, infatti, la propria autonomia e libertà da condizionamenti di ogni sorta e pur avendo buoni rapporti con il Comune, non vuole contare sui finanziamenti pubblici per la programmazione.

«Abbiamo iniziato con questi primi spettacoli sollecitati dall’affetto dei milanesi che a gran voce passando di qui venivano a chiederci di riaprire le porte di questo piccolo gioiello» spiega l’architetto giapponese e curatrice del restauro Chitose Asano, ora direttrice generale. Sono una decina gli spettacoli in programma da febbraio a giugno, un anticipo di stagione in attesa di quella ufficiale che a settembre 2017 celebrerà i 150 anni del Gerolamo. E si è ricominciato proprio con il Matrimonio segreto della Compagnia marionettistica dei Colla che ha riportato in scena in quel teatro che per più di mezzo secolo è stata la sua casa, il personaggio di Gerolamo che a questo stesso teatro ha dato il nome. Ma la tradizione delle marionette, da sempre uno dei punti di forza del Gerolamo prosegue il 10 e l’11 aprile con l’Opera dei Pupi siciliani dei Figli d’Arte Cuticchio di Mimmo Cuticchio che mettono in scena, con un’orchestra dal vivo La pazzia di Orlando, uno dei più celebri episodi del ciclo dei Paladini di Francia, mentre è allo studio un festival annuale di genere. Ad aprire le danze, un’altra sezione a cui il Gerolamo intende prestare attenzione, è l’étoile Luciana Savignano che dal 24 al 26 marzo porta in scena il suo Progetto Danza.

Spazio anche all’opera, all’Orchestra Verdi, al jazz e alla prosa con lo scrittore Piero Colaprico che allestisce uno dei suoi primi grandi successi: Una valigia più ligèra, rivisitato per l’occasione. La direzione della stagione è affidata a Roberto Bianchin, narratore e giornalista, già consulente artistico del sovrintendente del Teatro La Fenice di Venezia. È lui a parlare di “scrigno dell’insolito” per spiegare un progetto artistico che si snoda lungo le linee guida di un’originalità curiosa, abbinata alla qualità delle proposte. L’idea è dare continuità a quello che da sempre si è presentato come un teatro di varietà con la “V” maiuscola, nel senso più nobile del termine con artisti del calibro di Milly, Laura Betti, Enzo Jannacci e Tino Carraro alla ribalta sul suo stesso palcoscenico. Ecco allora che tre sono i settori di intervento privilegiati: i concerti di musica classica, i monologhi di prosa e i recital di canzoni d’autore con regolari incursioni nei territori del nuovo circo, della musica jazz e della danza contemporanea. Con il cuore piantato a Milano e lo sguardo rivolto all’Europa, il Teatro Gerolamo si fa inoltre promotore dell’associazione culturale Piccoli Teatri Europei dell’Ottocento, che raggruppa e promuove strutture con analoghe caratteristiche architettoniche e con una capienza non superiore ai duecento posti. L’obiettivo è in sostanza ridare anima, identità, stile e soprattutto una ragione per tornare a brillare a questo piccolo gioiello restituito alla città di Milano. La scommessa è di quelle importanti. Chapeau.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 37, marzo – aprile 2017. Clicca qui per scaricare il magazine.

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