Un’occasione da non perdere

ph. Roberto Toja, Milano Rogoredo. Courtesy Fondazione Corrente

Milano ha sette scali ferroviari, da anni in disuso, che rappresentano una ferita enorme nel tessuto urbano, vere e proprie barriere piazzate in mezzo ai quartieri. Recuperarli significa immaginare una nuova città del futuro. Ci hanno provato cinque studi internazionali di architettura con un’idea comune: più verde, più sostenibilità, più inclusione sociale.

di Marilena Roncarà

Vuoi per la posizione, vuoi per la rilevanza commerciale, già dalla fine dell’Ottocento Milano è stata un importante crocevia ferroviario: le principali linee che trasportavano merci nella penisola passavano per la città. Negli anni Trenta, con la realizzazione della nuova stazione Centrale e degli scali merce di Lambrate, Farini, Greco e Rogoredo, il capoluogo lombardo è a tutti gli effetti la capitale ferroviaria del Nord Italia. Poi però il mondo cambia: dagli anni Settanta la città comincia a perdere la propria vocazione industriale a favore del terziario, le grandi fabbriche chiudono e l’Italia sceglie di privilegiare il trasporto su ruote a quello su rotaia. In breve gli scali ferroviari cadono in disuso, diventano aree dismesse, spesso degradate e chiuse alla città. Tutti insieme i sette scali abbandonati, dal più grande di Farini a Porta Genova, Porta Romana, San Cristoforo, Lambrate, Greco e Rogoredo coprono una superficie di circa un milione e 250mila metri quadrati, più o meno quanto 170 campi da calcio. Già questi numeri da soli danno l’idea dell’occasione straordinaria per il futuro della città. E tuttavia la questione resta complessa perché se da una parte c’è il comune interessato a riqualificare le zone, dall’altra c’è Ferrovie dello Stato, la società per azioni proprietaria degli scali che vuole sì cederli, ma non senza guadagnarci.

Scalo Romana, ph. Gianni Maffi. Courtesy Fondazione Corrente

Scalo Romana, ph. Gianni Maffi. Courtesy Fondazione Corrente

Iniziata negli anni Duemila, la trattativa fra le due parti è giunta dopo vari stop sino al tavolo dell’attuale giunta capitanata da Giuseppe Sala, e mentre si cercano soluzioni politiche, una serie di progetti esplorativi prova a immaginare scenari di futuro. Da tempo il comune ha avviato “percorsi di ascolto”, oltre ad aver incaricato il Politecnico di Milano di realizzare lo studio Trasformazione degli scali ferroviari milanesi (datato 2015), che attraverso incontri con le associazioni e gli abitanti dei quartieri interessati, ne ha mappato aspettative e desideri: dal bisogno di più verde alla richiesta di passaggi pedonali o di percorsi attrezzati per lo sport. Anche la Fondazione Corrente con la mostra Milano in stand by, visitabile fino al 20 giugno, è parte attiva del dibattito. Grazie allo sguardo di sette fotografi chiamati a documentare l’esistente, ovvero la città e le sue aree dismesse, la mostra ci porta a scoprire che quelli che un tempo erano luoghi brulicanti di vita e lavoro, come gli scali appunto, dove anche l’immigrazione era un fenomeno inclusivo, ora sono diventati spazi non solo abbandonati, reietti, quasi nascosti, ma anche abitati dagli invisibili, da coloro che la città si rifiuta di vedere.

L’altra significativa azione in questo senso sono i cinque progetti esposti a Porta Genova nei giorni del Fuori Salone, cinque scenari di futuro immaginati da altrettanti team internazionali: dal Fiume Verde per Milano, il progetto di Stefano Boeri che propone di realizzare sul 90% degli scali dismessi un sistema continuo di parchi e giardini pubblici legati da una nuova linea metropolitana (la M6) a Miracoli a Milano il progetto del team Miralles Tagliabue EMBT che individua nell’acqua il nuovo elemento di continuità e connessione. La mobilità sostenibile, ovvero piste ciclabili, filari alberati e aree a traffico limitato è, invece, il cuore del progetto di Mad Architects Città delle connessioni – Memoria e futuro. A immaginare gli scali come hub multimodali collegati da mezzi di trasporto pubblico e tramite una rete di percorsi verdi così da rendere l’auto meno attraente, ci ha pensato il team Mecanoo. Infine Sette bellissimi Broli è il progetto dello studio Cino Zucchi Architetti, che identifica nel verde lo strumento e la matrice per ridisegnare la città, non a caso i “broli” in Lombardia stanno a indicare i prati alberati, ed ecco che scalo Farini si trasforma in un grande parco con passerelle pedonali che scavalcano la ferrovia, mentre Porta Romana diventa un vasto prato aperto verso la Fondazione Prada e così avanti. Allo stato attuale questi cinque progetti sono solo una traccia, per renderli effettivi servono gare internazionali di progettazione ed esecuzione, ma intanto sono idee di futuro, modi diversi di interpretare la Milano che verrà con alcuni punti di convergenza. Il dato di fatto è che la città sta cambiando pelle e l’occasione è di quelle importanti. La sfida sarà trovare una soluzione organica e partecipata che ci porti verso il meglio.

 

Maarten Baas by Lensvelt. Ph. Claudio Grassi. Magazzini Ferranti Aporti

Maarten Baas by Lensvelt. Ph. Claudio Grassi. Magazzini Ferranti Aporti

LA SECONDA VITA DEI MAGAZZINI
Non mancano in città luoghi abbandonati che a un certo punto riemergono dall’anonimato ristrutturati e pronti a una nuova vita: è accaduto durante la settimana del Fuori Salone anche agli ex magazzini di Ferrante Aporti, chiusi per trent’anni e un tempo utilizzati come laboratori e depositi della stazione. E così grazie all’iniziativa di Ventura Projects è stato possibile tornare a camminare tra le volte scenografiche di una delle più importanti stazioni ferroviarie italiane.

 

In apertura Milano Rogoredo. Ph. Roberto Toja. Courtesy Fondazione Corrente.

Articolo pubblicato su Club Milano 38, maggio – giugno 2017. Clicca qui per scaricare il magazine.

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