Pianeta Sottsass

Ettore Sottsass_© Gianluca Di Ioia_Club Milano

Triennale Design Museo celebra il centenario della nascita di Ettore Sottsass dedicandogli una monografica: There is a Planet, un percorso inaspettato e a tratti intimo nell’universo dell’architetto e designer che ha sempre provato a mettere quanta più vita possibile nelle proprie creazioni.

di Marilena Roncarà

È una mostra da leggere, prima ancora che da guardare, quella che dal 15 settembre all’11 marzo 2018 La Triennale dedica all’architetto, designer, fotografo, scrittore e intellettuale nato a Innsbruck nel 1917 e scomparso 10 anni fa a Milano. È difficile relegare Ettore Sottsass a un solo ambito, lui nella sua carriera è stato tante cose insieme: ha disegnato oggetti che hanno scritto la storia del design italiano, con la sua macchina da scrivere Valentine ha contributo alla fortuna della Olivetti, ha vinto quattro premi Compasso d’Oro, ha partecipato in prima persona a movimenti d’avanguardia del Novecento come Alchimia e Memphis. In più ha anche scritto e inventato riviste come “Pianeta Fresco”, edita nel 1967-68 con Fernanda Pivano (sua prima moglie) e Allen Ginsberg e “Terrazzo” (1988-1996).

Adesso con l’allestimento di Michele De Lucchi e Cristoph Radl, il percorso espositivo curato da Barbara Radice, sua compagna negli ultimi trent’anni, ci conduce in maniera lieve a conoscere oltre il talento appassionato, soprattutto i pensieri e la curiosità che pungolavano il maestro. Decine di frasi impresse sulle pareti, alcune utilizzando il maiuscolo della sua stessa scrittura, altre che infaticabili scorrono su supporti luminosi, ci rendono, infatti, partecipi delle sue riflessioni, dal senso del design «comincio a pensare che se c’era un senso a fare oggetti, era che aiutassero la gente a vivere», a quello del fare arte: «degli artisti, per conto mio conta più la vita: come di tutti conta più la vita che le opere» anche se poi precisa: «a spiegare troppo c’è sempre il rischio di negare i misteri, di appesantire la dinamica, di soffocare le vibrazioni, di escludere l’ignoto». Ed è così che tra una parola, un oggetto, un quadro e una fotografia si compie un viaggio inaspettato alla scoperta dell’uomo Sottsass.

Ettore Sottsass_There is a Planet © Gianluca Di Ioia

Ettore Sottsass_There is a Planet © Gianluca Di Ioia

Sono circa 500 i pezzi di design, gli inediti, le ceramiche, i bozzetti, i disegni e i modelli di architettura che ci accompagnano in questo percorso nelle nove stanze tematiche e lungo le pareti della Galleria dell’Architettura. La stessa Galleria infatti, se su un lato presenta opere contestuali ai temi delle stanze, sull’altro propone una raccolta inedita di fotografie parte del progetto There is a Planet che, oltre ad aver dato il titolo alla mostra voleva essere, a inizio anni Novanta, un libro che non vide mai la luce per l’editore tedesco Wasmuth. Il progetto dedicato alle foto realizzate da Sottsass nei suoi viaggi intorno al mondo e solo adesso diventato anche un libro grazie ad Electa, è anch’esso parte dell’allestimento. Scorrendo le immagini si coglie da un altro punto di vista lo sguardo unico del maestro sul mondo. Così tra natura selvaggia e addomesticata, tra uomini, case e paesaggi, si passa dalla California a Filicudi, si attraversa tanta India per poi fare una gustosa sosta ad Antibes grazie alla serie del 1963 delle ragazze: bellezze dell’epoca in costume da bagno. Ma accanto alle immagini sono i nove temi individuati dalla lettura dei suoi scritti e poi declinati uno per stanza, il nucleo significante attorno a cui si sviluppa la mostra. Da “Il disegno politico” che ci riporta alle utopie romantiche degli anni Settanta con, tra l’altro, riprodotti in successione su un’intera parete i disegni di uno stadio per guardare le stelle, un tempio per esperienze erotiche e un distributore di incenso, Lsd, marijuna, oppio e gas esilarante; a “Vorrei sapere perché” che comprende i suoi pezzi fino al 2007 compreso il fluo di un omaggio a Mondrian, fino alle forme e ai colori dell’esperienza del gruppo Memphis esaltati dalla nota libreria Carlton (1981) e dal mobile da soggiorno Malabar (1983) nella stanza “Le strutture tremano”. Non si tratta di un percorso cronologico, quanto piuttosto di umori e fili sotterranei che sfumano gli uni negli altri e che ci regalano un Sottsass intimo, capace di una curiosità onnivora, che è voglia di stupirsi e andare oltre anche il proprio mestiere. Non a caso all’ultimo punto del suo decalogo Design: come saranno i fiori funzionali stampato sul muro verso la fine della mostra, ironizza sul design funzionale: «Le parole funzionalismo, funzionalità, funzionale sono state inventate in un momento di generale entusiasmo, al principio del secolo. Sembrava che tutto si sarebbe risolto via ragione, il problema è che non so come usare la razionalità per scegliere i fiori che voglio mandare alla mia giovanissima e scatenata amante. Come saranno i fiori funzionali?». E ci lascia, così, con una domanda.

Articolo pubblicato su Club Milano 40, settembre – ottobre 2017. Clicca qui per scaricare il magazine.

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