La chiesa dai mille volti

San Paolo Converso - foto CLS architetti

Maestoso esempio di Barocco nel cuore della città, la chiesa di San Paolo Converso fu sconsacrata per volere di Napoleone nel 1808 e da allora non ha mai smesso di cambiare identità. Aperta al pubblico, oggi propone esposizioni artistiche e performance, ma dietro l’altare nasconde un’insolita sorpresa.

di Elisa Zanetti

Magazzino, lazzaretto, ricovero per cavalli, sala di registrazione e per esposizioni. Nata come luogo di culto, la Chiesa di San Paolo Converso fu sconsacrata nel 1808 per volere di Napoleone e da allora tantissimi sono stati i volti che ha assunto. Del resto le chiese abbondavano a Milano e proprio lì accanto c’era già la Basilica di Sant’Eufemia, perché dunque non impiegare una delle due per usi più proficui? Gioiello barocco, la sua costruzione iniziò nel 1549, ma fu completata solo nel 1631. Pensata per ospitare durante la messa le suore di clausura dell’annesso convento della Congregazione delle Angeliche, la struttura è composta da due corpi principali: una grande navata dove venivano accolti i fedeli e una seconda parte, adiacente a quella aperta al pubblico, dove le sorelle erano solite stare a seguire la funzione e cantare. Non furono le sole, tra le pareti di San Paolo Converso risuonarono anche le ugole di Maria Callas e Mina, incantate dalla particolare acustica del luogo e fu così che la chiesa si scoprì sala di registrazione e sala per concerti religiosi.

Ma non è questa l’ultima identità assunta. Dopo avere ammirato la facciata, entrate a scoprirla. Godete degli affreschi e dei dipinti dei fratelli Campi, apprezzatene i giochi di luce e sappiate che anche il sedicenne Caravaggio era solito passare a osservarli. Proseguite fino in fondo alla navata e cercate con lo sguardo la grata dalla quale le Angeliche diffondevano il loro canto. È proprio dietro a quella parete che si nasconde l’ultimo volto di San Paolo Converso. Varcando la soglia scoprirete l’imponente struttura in ferro su tre piani dalla quale settanta giovani architetti immaginano le costruzioni del futuro. Dal 2014 la chiesa accoglie infatti la sede italiana dello studio CLS architetti e da sei mesi è nata anche Converso, un’associazione culturale che organizza eventi ed esposizioni all’interno di questa suggestiva cornice.

«Era impensabile immaginare di mettere delle scrivanie una in fila all’altra qui dentro – racconta Nadine d’Archemont, responsabile dell’immagine e della comunicazione dello studio – saremmo rimasti schiacciati dall’immensità del luogo: da qui l’idea di creare
un monolito di ferro uniforme e minimalista, in contrasto con lo stile barocco della chiesa. Abbiamo scelto di abitare questo luogo mostrandoci forti a modo nostro». Chiedete di salire fino all’ultimo piano, avvicinatevi alla grande vetrata che guarda sull’ingresso e fate un piccolo gioco. Chiudete gli occhi, dimenticatevi ciò che avete le spalle e infine riapriteli: così vicini alle figure dipinte vi sentirete anche voi come i fratelli Campi, che issati sulle impalcature decorarono gli interni della chiesa.

Articolo pubblicato su Club Milano 40, settembre – ottobre 2017. Clicca qui per scaricare il magazine.

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