Lavoro nomade

Lavoro nomade - foto di Pexels su Flickr.com

Hanno scrivanie itineranti e le loro vacanze non finiscono mai. La loro giornata inizia facendo yoga e può terminare con le ciabatte ancora ai piedi. Sono sempre di più i professionisti che scelgono di lavorare da remoto per potersi dedicare maggiormente alla famiglia o per non smettere mai di viaggiare. 

di Elisa Zanetti 

Lavorare ogni mese in una città diversa, essere assunti da una multinazionale straniera, ma stare al PC in pantofole da casa oppure avere ogni giorno un nuovo vicino di scrivania in uno spazio di coworking. Il lavoro – e i luoghi di lavoro ancora di più – stanno cambiando e tendenze come quella dei digital nomad e del lavoro da remoto sono sempre più diffuse. Ma di cosa si tratta? I digital nomad sono quei lavoratori che scelgono di lavorare e viaggiare al tempo stesso.

Nessuna scrivania fissa, ma solo un computer portatile e la voglia di non disfare mai la valigia. I lavoratori da remoto, invece, possono essere sia viaggiatori con la tastiera sempre in mano sia professionisti assunti da realtà straniere o comunque lontane dal proprio comune di residenza che però scelgono di non abbandonare la propria casa per fare carriera.Del resto l’uso della tecnologia non ha cambiato solo i nostri stili di vita, ma anche quelli lavorativi e spesso oggi per essere produttivi non occorrono altro che un computer, una buona connessione e qualche applicazione come Skype, Anydesk o Trello, per restare in contatto e condividere ogni tipo di contenuto, ma a distanza. Siamo nell’epoca del lavoro nomade.

Lo spazio di coworking a BASE Milano: Buro

Lo spazio di coworking a BASE Milano: Buro

Secondo una ricerca pubblicata dal Dipartimento del lavoro degli Stati Uniti, nel 2016 il 22% delle persone impiegate ha svolto parte o tutto il suo lavoro da casa. Tra i lavoratori con 25 o più anni di età, quelli con un livello di istruzione più alto hanno lavorato maggiormente da casa (il 43% contro il 12% di coloro che hanno terminato le scuole superiori). E ancora: dal 2003 al 2016 la percentuale di lavoratori da remoto è passata da 19 a 22. Ma per quale motivo un datore di lavoro dovrebbe preferire un dipendente non presente in azienda? Secondo Chris Cancialosi, esperto di leadership e sviluppo organizzativo e contributor di Forbes, in questo modo le aziende non devono più limitarsi a pescare nel proprio mare alla ricerca delle migliori risorse, ma possono farlo in un bacino molto più ampio. I motivi per i quali invece un professionista dovrebbe scegliere di lavorare fuori ufficio sono diversi: tra questi la possibilità di confrontarsi con realtà lontane senza la necessità di trasferirsi, così come la possibilità di gestire il tempo più autonomamente e di potersi dedicare maggiormente alla cura della famiglia.

Lavoro nomade foto. Foto di Steven Zwerink su Flickr.com

Lavoro nomade foto. Foto di Steven Zwerink su Flickr.com

Lavorare al di fuori di un contesto tradizionale non è però sempre un processo semplice: lo sanno bene i digital nomad, alcuni dei quali non nascondono di avere seguito programmi di inserimento prima di potere apprezzare la possibilità di avere un giorno una scrivania a Playa del Carmen, un giorno a Tel Aviv e un altro ancora a Ho Chi Minh. Remote Year seleziona ogni anno tra i 50 e 80 professionisti, freelance e imprenditori e li porta con sé in giro per il mondo. Ogni mese il gruppo si sposta in un Paese diverso, nel quale gli iscritti possono lavorare e al tempo spesso viaggiare. Remote Year si occupa di organizzare gli spostamenti e di trovare alloggi e spazi di coworking, oltre ad aiutare i partecipanti a strutturare le proprie attività in modo da poterle gestire anche al di fuori di un ufficio. Il costo è di 27mila dollari per l’intero anno e sì, probabilmente potreste riuscire a fare le stesse cose spendendo meno, ma secondo il suo fondatore, Greg Caplan, a fare la differenza sono le possibilità di network e la scelta dei candidati, alla cui selezione il team di Remote Year dedica molta attenzione. L’entusiasmo del pubblico non è mancato: solo nei primi due mesi di attività le richieste di iscrizione hanno superato quota 50mila, spingendo Caplan ad avviare da subito un processo di selezione. Concetto simile, ma durata facoltativa per The Remote Life: gli iscritti possono prendere parte all’intero programma della durata di un anno per un costo di 2mila dollari al mese oppure aggregarsi al gruppo per un periodo di una o due settimane per un costo di 600 dollari la settimana. Katelyn Smith ha fatto della sua esperienza a Remote Year una professione, lanciando a sua volta The Remote Nomad! e WiFly Nomads. Il primo è un sito abbinato a un blog attraverso il quale Katelyn offre consigli, propone corsi online e attività di coaching, mentre il secondo consiste in un’esperienza di formazione a Bali all’insegna di benessere e crescita professionale. Le mattine iniziano con yoga e meditazione mentre durante il giorno il programma insegna ai professionisti a costruirsi opportunità di business online, a lavorare da remoto e al tempo stesso a concentrarsi sul proprio stile di vita. Forse non resta che preparare la valigia!

Articolo pubblicato su Club Milano 40, settembre – ottobre 2017. Clicca qui per scaricare il magazine.

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