Milano dal ballatoio

Ballatoio. Paolo Monti, Milano 1970 da Wikipedia

Romantica e retrò, la casa di ringhiera cambia volto ma non passa mai di moda. Nata nel Novecento per ospitare il ceto operaio, oggi è sempre più un’abitazione caratteristica e di tendenza. Breve viaggio alla scoperta della casa di ringhiera, la costruzione più meneghina che ci sia, con il suo ballatoio.

di Alessandra Cioccarelli

Per amare Milano spesso è necessario andare oltre la superficie. È il caso delle case di ringhiera, abitazioni tipicamente meneghine che si nascondono nei cortili interni di diversi quartieri della città, raccontando uno stile di condivisione ben anteriore all’ondata della sharing economy.

Nate nei primi anni del Novecento come residenze popolari, le case dai pittoreschi ballatoi hanno attraversato molteplici trasformazioni, pur conservando immutato l’indiscusso fascino. Oggi a Milano ne esistono circa 70mila – alcune per ragioni urbanistiche sono state demolite o frazionate – segnate da destini anche diametralmente opposti. In zone come Brera si trovano alloggi di grande tendenza, interessati da ristrutturazioni radicali, che hanno conservato il modello originario solo negli esterni; una sorte meno fortunata è toccata a tante abitazioni in periferia dove minimi sono stati gli interventi di conservazione e ristrutturazione e si assiste a situazioni di grande degrado.

Uno dei quartieri più affascinanti per conoscere la realtà delle case di ringhiera è certamente quello dei Navigli, in particolare la zona di corso San Gottardo, dove convivono le versioni più glamour e le abitazioni più fedeli alle case di ringhiera di una volta. Passeggiando da queste parti, anche il passante più frettoloso non può fare a meno di intravedere dai portoni di legno affacciati sul corso qualche delizioso esemplare. In prevalenza di colore giallo o rosso, le case di ringhiera, di solito composte da tre a un massimo di sei piani, si distinguono per alcune peculiarità. Tra gli ingredienti immancabili vi è il caratteristico ballatoio comune che percorre l’intero edificio e su cui si affacciano le porte di ingresso delle singole abitazioni. Il nome “ringhiera” deriva proprio dal parapetto in ferro del ballatoio, dove ancora oggi le famiglie, in assenza di un balcone personale, si contendono lo spazio per stendere i panni.

I ballatoi delle case di ringhiera

Case di ringhiera, Milano

In origine gli appartamenti – di norma un paio di stanze con un’unica esposizione per un totale di 45/50 metri quadrati – non disponevano di servizi igienici, ma un piccolo bagno esterno era collocato in fondo al ballatoio e condiviso dagli abitanti del piano. Spesso nelle abitazioni non vi era nemmeno l’acqua corrente e luogo di socializzazione, oltre al ballatoio, diventava l’ampio cortile comune, di frequente in ciottolato e lastroni in pietra, dove le donne trovavano i lavatoi per le attività domestiche e i bambini potevano giocare liberamente al riparo dalla strada. In alcuni casi gli unici servizi igienici dell’edificio potevano trovarsi sempre nella corte interna. La casa di ringhiera cantava, del resto, il meneghino Antonio Bozzetti, non era certo il paradiso della riservatezza, ma vantava la generosa e brulicante natura di «casa della solidarietà e dell’accoglienza». Più tardi, con l’aumentare dei redditi e l’arrivo negli anni Sessanta della tecnologia domestica, le chiacchiere delle comari e lo scrociare dell’acqua iniziarono a mescolarsi con il rumore delle lavatrici, delle televisioni e dei primi elettrodomestici.

E oggi? Le case di ringhiera hanno mantenuto i caratteristici ballatoi e cortili ciottolati che hanno fatto innamorare tanti cineasti e artisti, ma non sono le abitazioni spartane e rustiche di una volta: gli appartamenti sono ora forniti di bagni privati, ascensori (alcune), magari lavastoviglie, aria condizionata e le più moderne comodità. Fortunatamente non si è estinto, però, lo spirito che animava questi luoghi. Abitare in una casa ringhiera ha ancora la sua unicità. Nonostante la ridotta privacy rispetto al classico condominio, impagabile è l’atmosfera romantica che si gode nella sua corte. Non è raro condividere insieme al ballatoio e alla stesura dei panni lo scambio di piccole gentilezze tra i condomini dal piano – dalla cura del gatto a quelle delle piante, alla condivisione di un caffè – la vista beata e panoramica sui tetti della città e i profumi dalla cucina del vicino. Vi è venuta voglia di abitarci? Se ancora non siete pronti per tutta questa condivisione – che niente ha di virtuale – iniziate a gustarvi un giro in San Gottardo: spettacolare il cortile-strada del civico 14; e sull’alzaia Naviglio Grande dove nella magnifica corte delle botteghe degli artisti vi attendono foto e dipinti delle case di ringhiere e al numero 46 le miniature di Luciano Bartoli. Vegni’ a ved’ cui voster oeucc!

Articolo pubblicato su Club Milano 40, settembre – ottobre 2017. Clicca qui per scaricare il magazine.

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