Milano liberty

Liberty a Milano Phil Beard su Flickr

Il capoluogo lombardo ha anche un’anima leggera e giocosa. Da Porta Venezia a corso Magenta, facciamo un tuffo nel cuore del Liberty in compagnia di Sommaruga, Bossi e tanti grandi innovatori che nel Novecento illuminarono la città, disegnando facciate floreali.

di Alessandra Cioccarelli

Voglia di colore, natura e un pizzico di esotismo? C’è una Milano che fa al caso vostro, è la Milano delle maioliche, delle vetrate floreali, delle sculture marine… Tra eleganti palazzi, biblioteche e farmacie, ecco un inebriante viaggio alla scoperta del Liberty attraverso cinque immancabili tappe.

Nel cuore di Porta Venezia, l’area più liberty della città, sorge sfrontato tra edifici neoclassici Palazzo Castiglioni (corso Venezia 47). Commissionato nel 1900 dall’ingegnere Castiglioni al celebre Sommaruga e inaugurato nel 1903, è l’edificio liberty per antonomasia. Sviluppato su tre piani con finestre alte e strette (fanno eccezione i curiosi oblò del pianoterra), presenta due facciate: una prima su corso Venezia ideata sul contrasto tra lisci superfici a intonaco, lo scabro della pietra e i disegni di decorazioni e ferri; una seconda rivolta su via Marina fatta di mattoni rossi, logge vetrate e ringhiere in ferro battuto. Tra gli elementi di pregio degli interni, la lampada delle libellule di Mazzucotelli, la balaustra dello scalone e la Sala dei Pavoni. L’edificio tra i milanesi è conosciuto con il nome di “Ca’ di ciapp” per le sculture che in origine ne ornavano l’ingresso: le due signore scolpite da Ernesto Bazzaro, un po’ troppo nude e formose per i benpensanti, furono rimosse in seguito a una copiosa satira .

Liberty a Milano Palazzo Castiglioni

Liberty a Milano, Palazzo Castiglioni

Non lontana da Palazzo Castiglioni si trova uno dei primi esempi di palazzina a uso abitativo e commerciale in stile liberty milanese. Costruita tra il 1902 e il 1905 su progetto dell’architetto Bossi, Casa Galimberti (via Malpighi 3) vanta una sgargiante ed esuberante facciata: su una superficie interamente coperta di piastrelle si alternano, dipinte a fuoco, sinuose figure femminili e maschili in un rigoglioso intreccio di piante rampicanti. A impreziosire il tutto le  immancabili decorazioni in ferro battuto. Entusiasti sostenitori del Liberty, i committenti (i fratelli Galimberti) scelsero un apparato decorativo volto a celebrare il nuovo gusto della classe borghese. Lazzaretto, cinema, rimessa per automobili e ora… biblioteca di quartiere. Il cinema Dumont (via Frisi 2) non ha avuto vita facile, ma rimane una testimonianza liberty di un certo interesse. Costruito tra il 1908 e il 1910 su un lotto occupato appunto da un lazzaretto, il cinema Dumont – il secondo costruito in Italia dopo il pisano Lumière (1905) – fu inagurato come cinema d’eccellenza ma subì vari degradi nel corso del tempo. Oggi ci si va per noleggiare libri, ma all’esterno si possono ammirare ancora eleganti decorazioni in cemento armato: medaglioni, elementi vegetali e maschere tipicamente liberty.

Accanto all’Arena Civica di Milano, sorge l’unico padiglione sopravvissuto all’Esposizione del 1906: l’acquario milanese (viale Gadio 2), nonché uno dei più antichi del mondo. Direttore artistico dei lavori fu l’architetto Locati e ancora oggi possiamo apprezzare i fantasiosi decori e sculture che sono la parte più interessante della struttura. L’universo marino sembra nato per indossare un fluido e variopinto vestito Liberty… ed ecco affiorare sulle facciate esterne tondi a rilievo di pesci, crostacei, aragoste, tartarughe e una statua fiera di Nettuno. A rendere vivace e festoso l’insieme anche le fasce policrome in maiolica con disegni di pesci e flora acquatica. Tra gli elementi più eccentrici un’esotica testa d’ippopotamo della fontana al centro della facciata.

Ex Cinema Dumont foto di ilconte su Flickr

Ex Cinema Dumont foto di ilconte su Flickr

In un itinerario Liberty che si rispetti, Casa Laugier (corso Magenta 96) merita una visita. Costruita nel 1905 su progetto di Tagliaferri l’edificio presenta una versione meno frivola e più classicista dello stile liberty: di grande effetto il contrasto cromatico tra gli innesti in mattone rosso (di tradizione lombarda), i cementi decorativi dei fratelli Chini e le ceramiche dipinte con motivi floreali o teste di leone della ditta Bertoni. Non passano inosservate le balconate in ferro battuto di Mazzucotelli e le originali finestre binate. Casa Laugier spicca poi per un primato: l’originalità degli arredi e le magnifiche vetrate (1910) della farmacia Santa Teresa che occupa i locali commerciali del pianoterra. E… non è finita qui. Se avete ancora voglia di fare due passi, un’altra tappa interessante in zona Porta Venezia/Palestro è Casa Campanini (via Bellini 11) o Casa Berri-Meregalli (via Cappuccini 8) che, insieme alla Stazione Centrale e a Castello Cova (via Carducci 36), segnano la chiusura del liberty milanese. A voi la scelta… e buon viaggio!

Articolo pubblicato su Club Milano 39, luglio – agosto 2017. Clicca qui per scaricare il magazine.

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