Contro la violenza si comincia da lontano

el Patriarcado Maschile Plurale

Secondo le statistiche (dati Istat del 2014) una donna su tre nell’arco della propria vita ha subito un episodio di violenza. Eppure, forse, qualcosa si muove grazie anche alle tante associazioni di uomini che lavorano sul territorio per una nuova definizione del maschile.

di Marilena Roncarà | 22 novembre 2017

Ogni giorno i fatti di cronaca raccontano episodi di molestie e violenze contro le donne. Solo in Italia nei primi 10 mesi del 2017 sono state oltre 26mila le chiamate al numero verde 1522, oltre 4mila sono arrivate da donne vittime di violenza, mentre 630 sono servite per denunciare casi di stalking. È chiaro: il problema c’è ed è forte. Il 25 novembre è la giornata internazionale contro la violenza sulle donne e la cosa buona è che ci sono uomini che affermano: «Questa violenza ci riguarda: noi siamo in causa» – perché la violenza è solo la punta di un iceberg, sotto c’è un mondo di atteggiamenti, di pensieri e idee da sanare, credenze che si replicano nel tempo e che bisogna smantellare, un disagio che va guardato e trasformato. Abbiamo provato ad ascoltarli questi “uomini nuovi” e abbiamo scoperto che sono tante le realtà attive sul territorio nazionale e internazionale che operano in questo senso, che provano a elaborare un nuovo concetto di maschile sinonimo di rispetto, solidarietà, condivisione e nonviolenza. Un universo prezioso, per certi versi ancora sotterraneo, che sta a tutti gli effetti cercando di mettere in piedi un’azione politica, ovvero un reale cambiamento di pensiero.

Associazione il Cerchio degli Uomini

Immagine dalla pagina Facebook dell’associazione il Cerchio degli Uomini

Ma partiamo dall’inizio, almeno per il nostro Paese: era il maggio del 1999 quando a Torino si tenne il primo incontro de il Cerchio degli Uomini. All’epoca vi parteciparono all’incirca trenta uomini e i temi di discussione erano: potere, denaro, sesso, paternità, educazione dei figli, rapporti con le donne, argomenti cardine per il maschile. L’obiettivo era creare situazioni di comunicazione autentica dove fosse possibile attivare percorsi di cambiamento. Cinque anni dopo il Cerchio degli Uomini si costituisce in associazione e adesso ha tre differenti ambiti di intervento: il primo e il più urgente è lo sportello di ascolto per gli uomini maltrattanti segnalati dal Tribunale o con provvedimenti disciplinari a carico, che unisce colloqui individuali di indagine del vissuto (con counselor o psicologi) a percorsi di ri-orientamento culturale. Il secondo livello di attività, quello imprescindibile, è il lavoro culturale che si fa mediante la partecipazione a gruppi dove si affrontano temi come la resistenza al cambiamento, la creazione di un rapporto solidale con il femminile e l’accettazione di modelli maschili diversi dove, ad esempio, il bread-winner, colui che provvede al sostentamento della famiglia e il care-giver, il responsabile delle principali cure genitoriali, non siano più definiti per forza a priori e senza possibilità di osmosi reciproca. Di fatto oggi le donne sono perlopiù economicamente autonome, decidono da sole della propria vita e questo comporta una serie di cambiamenti di cui l’uomo è chiamato a rispondere, a partire dalla necessità di trovare un nuovo equilibrio definendo un modello diverso di identità.
Terzo ambito di intervento è il lavoro nelle scuole con bambini, ragazzi e adolescenti per lo smantellamento degli stereotipi di genere.

el Patriarcado, immagine dalla pagina Facebook di Maschile Plurale

El Patriarcado. Immagine dalla pagina Facebook di Maschile Plurale

Ma il Cerchio degli Uomini non è l’unica realtà di questo tipo: Maschile Plurale è un network nazionale che fa da rete a tutte le associazioni che in Italia lavorano sul maschile declinato secondo i principi di rispetto, condivisione, solidarietà e nonviolenza verso le donne e i figli. Sono poi attivi diversi progetti contro la violenza da Uomini non più violenti a Savid, stop alla violenza domestica, mentre a Milano una realtà di riferimento in questo senso sono i CIPM. A questo si aggiungono percorsi di sensibilizzazione per una paternità solidale e impegnata come Papà al centro o Il Giardino dei padri, a cui gli uomini arrivano anche dopo il fallimento di un progetto di vita, quando c’è davvero da ricostruirsi e quando il rapporto con il femminile può rischiare di diventare patologico.
A livello internazionale va segnalata l’attività di Men Care, un’associazione sostenuta da varie ONG, che si propone, tra l’altro, di migliorare e incrementare le capacità degli uomini di occuparsi dei figli, passaggio obbligato per stabilire relazioni più sane e gratificanti.

Perché si fa tutto questo? Molte associazioni sono nate da uomini che non si sentivano più felici perché ingabbiati in un modello non più congruo rispetto alla realtà: da qui la necessità di lavorare sulla propria identità, cercando di produrre un cambiamento per attivare un rapporto armonico con il femminile e, laddove presente, con il sistema famiglia. Si lavora su istanze di carattere sociale per dare all’uomo di domani qualcosa che l’uomo di oggi non ha ancora, ovvero un’identità nuova e rifondata rispetto alle esigenze del nostro presente.
Per tutti a livello internazionale il prossimo appuntamento è a maggio 2018 a Stoccolma con gli Stati Generali sulla parità di genere, ma intanto è meglio cominciare andando a curiosare tra una delle tante realtà già attive sul territorio, perché, si sa, il cambiamento comincia dal basso o meglio da ciascuno di noi.

 

 

Elenco di realtà che lavorano sul disagio maschile
https://www.maschileplurale.it/centri-e-servizi-per-uomini/

Su Torino
Cerchio degli Uomini

Su Milano
CIPM
Uomini non più violenti
Progetto Savid stop alla violenza domestica

Percorsi di cambiamento e sensibilizzazioni di uomini e papà
Papà al centro
Maschile Plurale (Rete nazionale)
Associazione Piano C

Rete nazionale per una paternità solidale e impegnata
Il Giardino dei Padri

Riferimenti internazionali
MenCare

 

 

 

 

 

 

 

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