Tanti auguri Galleria!

Galleria Vittorio Emanuele II

Per costruirla vennero indette una lotteria e raccolte le idee dei cittadini, l’architetto Mengoni la ideò, ma non la vide mai finita. Quest’anno la Galleria Vittorio Emanuele II ha compiuto 150 anni. Oggi ospita negozi, locali, gallerie d’arte e persino una vigna. Storia di un monumento che continua a cambiare, senza rinunciare a essere il centro della città.

di Elisa Zanetti 

C’è stato un tempo in cui ci si compravano le matite e le posate, in cui i bambini ci nascevano e le signore si mettevano il vestito buono per andarci. La Galleria Vittorio Emanuele II ha da poco spento le sue prime 150 candeline e di storie ne ha vissute tante. Per festeggiare la ricorrenza un galà solidale per 900 persone e una grande festa per tutta la città al ritmo delle bande cittadine.

Del resto che la Galleria sia dei cittadini lo dice a chiare lettere la dedica del monumento al Re d’Italia firmata proprio “i milanesi”. Tutto ebbe inizio a metà Ottocento quando l’amministrazione pensò di realizzare una promenade che conducesse da piazza della Scala a piazza del Duomo, un collegamento comodo ed elegante e un punto di ritrovo per fare due chiacchiere.

Amata dai cittadini ancora prima della sua nascita, la Galleria fu sostenuta anche da una lotteria: al costo di 10 lire si poteva acquistare uno dei due milioni di biglietti che avrebbero contribuito alla realizzazione. Ma non solo: nel 1860 venne indetto un concorso per raccogliere le idee dei cittadini e queste furono così tante che venne creata un’apposita commissione per vagliarle. Trionfò la proposta di realizzare una galleria coperta, dalla quale però si potesse vedere il cielo.

Galleria Biffi

Il ristorante Biffi in Galleria in una foto degli anni Sessanta. Foto Ristorante Biffi

Il progetto fu affidato all’architetto Giuseppe Mengoni, che dedicò all’opera tutto il suo impegno, senza però potere vedere coronato il suo lavoro: proprio il giorno prima dell’inaugurazione Mengoni cadde da un’impalcatura e morì. Mengoni sarebbe sicuramente felice di sapere che recenti lavori di restauro della passerella sul tetto permettono oggi ai visitatori di ammirare dall’alto la città e di apprezzare in ogni dettaglio la maestosa cupola ottagonale che sovrasta la Galleria.

Mai come in questi anni i tetti della Galleria sono stati vivi: cinema all’aperto d’estate, cene e addirittura aperitivi nella vigna realizzata appositamente sono gli appuntamenti promossi da Highline Galleria. Gode di una prospettiva speciale anche Osservatorio Prada, che sopra alla storica boutique lascia spazio a fotografia e linguaggi visivi, offrendo scorci suggestivi. L’utilizzo dei piani alti rientra fra le nuove tendenze per la valorizzazione della Galleria e così, per esempio, l’imminente apertura del nuovo ristorante di Carlo Cracco non riguarderà solo il piano terra, ma anche quelli superiori.

«Sono felice di questo nuova orientamento dell’amministrazione: è un monumento splendido che va preservato al meglio, tenendo vivi tutti i suoi piani» commenta Tarcisio De Bacco, socio proprietario del ristorante Biffi. «Desidero che la Galleria torni a essere viva, anche la sera: un tempo le persone mettevano il loro abito più bello per venire qui, vorrei fosse ancora così». Folgorato dalla Galleria sin dalla prima volta in cui la vide, De Bacco custodisce l’anima originaria del Biffi, proponendo, oggi come allora, i piatti della tradizione milanese che qui vennero gustati da personaggi come Toscanini, Garibaldi e Hemingway. L’insegna del Biffi si affaccia anche dalla tela La Galleria di Milano del futurista Carlo Carrà, che disse: «Ricordo che quando lo dipinsi ero talmente affascinato dal soggetto (…) che per un certo tempo non potei dipingere altro».

Galleria esterno

La Galleria vista dall’esterno. Sullo sfondo i grattacieli di Porta nuova. Foto Comune di Milano

Non fu l’unico: Umberto Boccioni dipinse Rissa in galleria e dalle sue pennellate emerge un altro storico locale, l’attuale Camparino in Galleria. Imperdibile un aperitivo appoggiati al bancone intarsiato da Eugenio Quarti, ammirando i mosaici liberty di Angelo D’Andrea e – per i più fortunati – ascoltando i racconti di Orlando Chiari, che nonostante gli 84 anni compiuti non lascia l’amato bar affidatogli dal suocero.

«Lo sa che Davide Campari nacque proprio in Galleria?» no, ma del resto sono così tanti i protagonisti che hanno dato vita nel tempo a questo luogo. Li descrive Giorgio Lodetti, classe 1972, che qui è cresciuto e lavora, tra i volumi della Libreria Bocca, la più antica d’Italia. «Un tempo qui c’era Finzi, che vendeva merletti e tessuti, l’argentiere Bernasconi, la cartoleria Maglia… Oggi vediamo le stesse vetrine ovunque, uguali in tutti i Paesi. Via Montenapoleone è sempre stata così, ma la Galleria no. Credo non si debba cercare per forza l’eccellenza, ma l’unicità: l’Italia è fatta di piccoli artigiani».

A rischio chiusura qualche anno fa per via della crisi e dell’aumento degli affitti, oggi resiste sorridente, affiancata anche dal rilancio di alcuni nomi storici: così Autogrill ora è Motta e la pasticceria Marchesi ha trovato spazio da Prada. E chissà che prima o poi in Galleria non si possa tornare a comprare anche le matite…

Articolo pubblicato su Club Milano 41, novembre – dicembre 2017. Clicca qui per scaricare il magazine.

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