Bill Viola in cripta

Bill Viola in cripta

Pioniere della videoarte, l’americano Bill Viola dialoga con l’architettura dell’antica Cripta di San Sepolcro di Milano. In mostra fino al 28 gennaio 2018 tre opere che esplorano i temi dell’estasi delle emozioni, del ciclo della vita e della morte e dei simboli universali della terra e dell’acqua.

di Alessia Delisi | 6 novembre 2017

La Chiesa di San Sepolcro è un edificio antichissimo: fu fatta costruire nel 1030 da un monetiere milanese di nome Rozzone in quello che ancora Leonardo da Vinci, nel suo Codice Atlantico, indica come il centro della città. Qui sorgeva il foro romano con il tempio dedicato alla dea Moneta e la zecca. La chiesa ha anche una cripta, ovvero una parte sotterranea al cui interno, fin dalla sua fondazione, è custodita una copia del Sepolcro di Cristo.

Bill Viola invece è un artista statunitense che a partire dalla seconda metà degli anni Settanta ha intrapreso una ricerca sul video servendosi della più avanzata tecnologia a sua disposizione. Se a questo si aggiunge un soggiorno fiorentino – dal 1974 al 1976 è direttore tecnico di art/tapes/22, uno dei più importanti studi di videoarte dell’epoca – dove ha modo di apprezzare le opere del Rinascimento, il quadro è praticamente completo.

Dall’estasi delle emozioni al ciclo della vita e della morte fino ai simboli universali della terra e dell’acqua, tutte queste fonti sono presenti nella produzione dell’artista che la Cripta di San Sepolcro espone in un dialogo serrato con l’architettura di quella che è la più antica chiesa sotterranea di Milano, riaperta al pubblico dopo 50 anni.

BIll Viola in cripta

Earth Martyr, Bill Viola, 2014

Il percorso espositivo comincia con The Quintet of the Silent che rivisita in chiave contemporanea il tema della contemplazione rappresentato dalla statua di San Carlo Borromeo. Attraverso la tecnica della slow motion, Viola rende visibile il crescendo di emozioni che investe un gruppo di cinque uomini: volti e corpi sono modellati da una luce caravaggesca che li stacca dalla penombra e li consegna alla manifestazione impietosa del loro turbamento.

L’esposizione prosegue con The Return in cui, come spiega lo stesso Viola, una donna esce da uno spazio scuro e granuloso passando attraverso un limite invisibile raffigurato dall’acqua. Viene dolorosamente alla luce vestita di rosso – colore che nel Medioevo aveva una forte connotazione religiosa – per poi tornare lentamente nell’oscurità terrosa che l’attende alle sue spalle.

La mostra si conclude con Earth Martyr: in una chiesa ipogea votata alla passione e resurrezione di Cristo, un uomo è sepolto sotto un cono di terra che pian piano inizia a salire liberando il suo corpo dal martirio. L’opera fa parte dell’installazione permanente Martyr, dedicata ai quattro elementi naturali del fuoco, dell’aria, dell’acqua e della terra. Essa allude simbolicamente alla capacità umana di sopportare il dolore, alla forza d’animo, alla perseveranza e alla resistenza al sacrificio.

Così, camminando sulle stesse pietre solcate dai carri che percorrevano il centro della Milano romana e calpestate da Sant’Ambrogio, Sant’Agostino e dall’imperatore Teodosio, il visitatore potrà diventare parte dell’installazione, in un rimando di sensazioni amplificate dall’architettura della cripta.

Bill Viola alla Cripta di San Sepolcro
fino al 28 gennaio 2018 – presso Cripta di San Sepolcro
piazza San Sepolcro
orario: tutti i giorni dalle 17 alle 22 (ingresso ogni ora)
venerdì e sabato visite notturne alle 22.00 e alle 23.00
ingresso: da euro 10 a euro 22
www.criptasansepolcromilano.it

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