Cesare Cucchi

Cesare Cucchi

Situata nel cuore di Milano allo stesso indirizzo dal 1936, tanto che la sua storia è annoverata tra quella dei Locali Storici d’Italia, la Pasticceria Cucchi nasce come caffè concerto grazie a papà Luigi e a mamma Vittorina. Ora al timone del locale ci sono le due figlie, preziose testimoni di un’evoluzione sociale e culturale della città.

 di Nadia Afragola – foto di Matteo Cherubino

Per celebrare la sua pasticceria, una delle più storiche a Milano, Circus  che da sempre mette in luce le più interessanti componenti culturali e sociali milanesi  all’interno del progetto Tavola gli ha dedicato un documentario. Attraverso le parole di Cesare Cucchi, figlio di quel Luigi che diede il via al tutto, il film racconta come si possa uscire indenni da quasi cent’anni di storia solo mantenendo intatta la propria genuina identità.

Signor Cucchi, come si definirebbe?
Un artigiano.

Se dico che ha fatto la storia di Milano cosa ne pensa?
Può essere vero. Siamo qui dal ‘36 e credo di aver visto tutto ciò che si poteva vedere e vivere, comprese le guerre. Dopo la Seconda Guerra Mondiale abbiamo visto il quartiere cambiare e con esso la vita a Milano, il suo vissuto e anche i nostri clienti. Il livello si è alzato anche se la ricostruzione è stata faticosa.

Se dovesse raccontare Milano attraverso il suo lavoro, i suoi dolci, da dove inizierebbe?
Quando abbiamo aperto sapevamo di essere in un quartiere con una fama equivoca, a Porta Ticinese c’erano il popolo, i banditi e i ladri. Mio padre dall’altra parte della strada aveva un bar-tabaccheria con gente che non vi raccomanderei, il tempo ha migliorato le cose e credo che la nostra presenza abbia favorito il cambiamento. Un dolce degli inizi? Il panettone, quello vero, artigianale. Fece la storia. Un dolce di oggi? Lo stesso panettone che continuiamo a sfornare ogni giorno, perché per noi non è sinonimo di Natale. Ci siamo limitati ad assecondare le richieste dei nostri clienti più affezionati.

Il 1936 è l’anno in cui nasce la sua Bottega. Cosa rappresenta per lei quella data?
È il frutto dei miei genitori. Avevano un’attività simile e con mio fratello passavamo le ore più belle della nostra infanzia proprio così, trafficando con i dolci, imparando il rispetto degli ingredienti, dei tempi di lievitazione, cottura, riposo. Abbiamo continuato quanto iniziato dai nostri genitori.

Il quartiere Ticinese vi ospita da 80 anni. Oggi si è evoluto, ma perché non avete mai cambiato aria?
Per ragioni pratiche: spostare un negozio con un laboratorio come il nostro sarebbe stata un’impresa e se poi non fosse stato un successo? La nostra famiglia abita tutta intorno a questa piazza, ci siamo affezionati a ogni mattone e con il tempo abbiamo capito che la nostra forza era proprio il rimanere.

Vittoria e Laura oggi guidano la pasticceria Cucchi, ma chi sono oltre alle sue figlie?
Due ragazze che si sono fatte donne, che hanno mosso i loro passi nel mondo, si sono laureate e senza nessuna insistenza sono tornate a casa. Avevamo bisogno di un’impronta femminile perché il gusto e la sensibilità di una donna oltre a essere compatibile con la nostra attività è necessario.

Il progetto Tavola come è nato?
Alessandro Villata, direttore creativo di Circus, che ha sviluppato il progetto è diventato nostro cliente dal suo primo giorno a Milano. Un caro ragazzo con il quale è nata una bella alchimia, il resto è storia.

Siete nati come caffè concerto, oggi quei format sono stati soppiantati da altro. Penso a Peck. Cosa ne pensa dell’offerta che oggi la città dà ai cittadini?
Ricordo Milano negli anni Cinquanta, avevo 20 anni… che periodo favoloso! Erano gli anni della rinascita, erano finite le operazioni di restauro dei quartieri, speravamo in una società più serena, con meno disoccupazione. È stato poi così? In parte sì, si vive ancora bene, nonostante la crisi del 2008 che per fortuna si sta concludendo. I nuovi format sono in linea con ciò che forse la gente vuole, ma non dimentichiamo che la gente va anche educata al bello come al buono.

Su queste sedie si sono seduti Ungaretti, Salvatores e numerosi altri artisti celebri. Come si affronta un cliente così “impegnato”?
Non mi piace fare nomi e non farò quelli di chi negli anni è stato ed è ancora un mio affezionato cliente, non voglio che pensino che mi faccio pubblicità con la loro fama. Preferisco pensare alla gente comune, ai figli e ai nipoti che continuano a venire qui perché da bambini erano i loro nonni e genitori a portarli da noi a fare merenda o colazione. Con tanti di loro sono cresciuto e invecchiato e tanti di quegli occhi non li dimenticherò mai perché nel frattempo sono diventati amici.

L’aperitivo è ancora un rito?
Certo e non potrebbe essere altrimenti. Cosa bere? Un Milano-Torino con vermouth Carpano e bitter Campari oppure un Cucchi se volete farmi felice… ma la ricetta non ve la dico, vi dovete fidare!

Articolo pubblicato su Club Milano 41, novembre – dicembre 2017. Clicca qui per scaricare il magazine.

Commenti

commenti

Be first to comment