La mala milanese

la mala milanese

Tra il 1945 e il 1984 Milano è stato teatro di vicende criminali che fanno ormai parte dell’immaginario meneghino e non solo, dalla rapina di via Osoppo fino all’epopea di Francis Turatello, Renato Vallanzasca e Angelino Epaminonda. Lo racconta la mostra Milano e la Mala, fino all’11 febbraio a Palazzo Morando.

di Alessia Delisi | 5 dicembre 2017 

È il 29 novembre 1976 e lo storico quotidiano milanese “La Notte” titola la prima pagina Milano come Chicago. Alludeva al clima malavitoso, simile a quello della Chicago degli anni Venti, che dalla fine del 1967 – quando la banda Cavallero prende d’assalto la filiale del Banco di Napoli di largo Zandonai, lasciando per la prima volta dietro di sé una scia di sangue – si respira nel capoluogo meneghino. È l’epoca della mala milanese.

E a documentarlo è l’esposizione Milano e la Mala, curata da Stefano Galli e ospitata nelle sale di Palazzo Morando fino all’11 febbraio. 170 immagini d’epoca, oltre a svariati strumenti del mestiere, quotidiani e periodici, mostrano una Milano tutt’altro che glamour. La mostra ripercorre anche gli anni precedenti, quelli famigerati in cui dominavano il racket del gioco e della prostituzione, il traffico degli stupefacenti e il contrabbando. Il tutto viene magistralmente raccontato da due pellicole di Carlo Lizzani che aprono la strada al genere poliziottesco, Svegliati e uccidi del 1966 e Banditi a Milano del 1968.

La storia della criminalità milanese comincia nel secondo Dopoguerra quando, approfittando della crisi, bande organizzate e rapinatori improvvisati – la cosiddetta “ligera” – spadroneggiano per la città. Si stabiliscono nei bar, nelle osterie e nelle bottiglierie dell’Isola, di zona Vigentina, di via Conca del Naviglio, di Porta Genova e delle allora assai poco rassicuranti Cinque Vie. La Mala e l’osteria è non caso il titolo che Nanni Svampa darà al terzo volume della sua Antologia della canzone lombarda.

Milano, 27/02/1958.
Rapina di via Osoppo. Il furgone portavalori della Banca Popolare e l’autocarro OM Leoncino usato dai rapinatori circondati dai poliziotti e dai curiosi poco dopo la rapina. @ArchiviFarabola

Il decennio successivo vedrà una criminalità ancora più agguerrita, segnato com’è da quella che ancora “La Notte” definirà “la rapina del secolo”. Viene messa a punto il 27 febbraio 1958 in via Osoppo da un manipolo di sette uomini che, senza sparare neppure un colpo, ma al suono di un mitra simulato con la voce, sperona un auto portavalori della Banca Popolare di Milano e, dopo aver disarmato la guardia, si dilegua con l’intero bottino.

E vengono gli anni Sessanta, caratterizzati da un’immigrazione incontrollata di lavoratori del sud Italia e soprattutto da una criminalità più organizzata, ingolosita dalle nuove ricchezze che Milano comincia a esibire. Sono gli anni della rapina di via Montenapoleone e di quella di largo Zandonai, ma soprattutto sono gli anni di una poetica della Mala milanese interpretata da un mondo musicale che, da Ornella Vanoni con Ma mi a Nanni Svampa con i suoi Gufi fino a Enzo Iannacci e Giorgio Gaber, contribuì a creare la colonna sonora di intere generazioni.

Con la strage di piazza Fontana tutto cambia e anche la malavita si adegua. Il fenomeno dei sequestri, la diffusione dell’eroina, le rapine e le sparatorie quotidiane contribuiscono a creare un clima da coprifuoco: i milanesi hanno paura di uscire la sera, mentre i pochi ristoranti aperti si muniscono di guardie armate. È l’inizio dell’epopea di Francis Turatello, per tutti “Faccia d’angelo”, del “Bel René” e del “Tebano”, quando la criminalità comincia a organizzarsi intorno a un solo capo che gestiste i traffici lucrosi delle bische e dei night club, spazzando via per sempre la Mala milanese.

Milano e la Mala
fino all’11 febbraio 2018 – presso Palazzo Morando

via Sant’Andrea 6 – Milano
orario: da martedì a domenica dalle 10 alle 20
giovedì fino alle 22.30
ingresso: da euro 8 a euro 10
www.mostramalamilano.it

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