La rivoluzione delle Social Street

Si parla spesso di digitale e reale in termini di opposizione. Il fenomeno della social street nato a Bologna ed esploso nella città di Milano racconta il volto più umano della tecnologia. Anche da un social network al servizio della comunità, può nascere una rivoluzione di solidarietà

di Alessandra Cioccarelli | 4 aprile 2018
foto di Fabio Calarco, co-founder della social street di San Gottardo-Meda-Montegani

 

Dall’esperienza del gruppo facebook Residenti in Via Fondazza – Bologna nel settembre 2013 nacque, grazie alla felice intuizione di Federico Bastiani e Luigi Nardacchione, la prima social street italiana. Un progetto volto a favorire le pratiche di buon vicinato e a instaurare tra i vicini della propria strada di residenza un legame di scambio e condivisione. Un’iniziativa che nel giro di pochi anni ha dato vita a ben  250 gruppi in Italia e all’estero, a dimostrazione di un viscerale bisogno di socialità libera e indipendente da vincoli economici e politici.

Dall’utente di Facebook al vicino reale
Per creare una social street, bisogna creare prima un gruppo. E cosa poteva esserci di meglio che Facebook? Il popolarissimo social network è stato un efficace volano grazie al suo largo e gratuito utilizzo. Facilitatore naturale del passaggio dal virtuale al reale, Facebook consente la creazione di gruppi “chiusi”, che permettono di gestire al meglio la condotta dei partecipanti e garantire il rispetto del regolamento di una social street virtuosa. Tra gli elementi di forza dell’innovativa socialità rientra la scelta della territorialità. Circoscrivere la social street a un territorio di ridotte dimensioni facilita il passaggio virtuale-reale e permette di destrutturare e superare le categorie più rigide in cui spesso le persone tendono a riconoscersi (classi sociali, interessi, età, appartenenze politiche, religiose ecc…). Ogni gruppo può agire in virtù della peculiarità del proprio territorio per riattivare i rapporti sociali volti a creare o ricreare una comunità. Inclusione e gratuità sono gli ultimi ingredienti per far funzionare e decollare la ricetta. Nella social street vige la cultura del dono. Tutti gli scambi interni e anche quelli a livello di macrostruttura devono essere fatti nella logica del do ut des. Tra i fattori aggreganti anche la decisione di concentrarsi su ciò che può unire i cittadini, e non dividerli: lo spirito del gruppo deve essere propositivo nel dialogo e nei progetti ed evitare linguaggi disfattisti o polemici.

Festa di Natale - photocredit Fabio Calarco

Festa di Natale

A Milano è un vero boom, una crescita senza sosta
Emulando il virtuoso esempio bolognese, Milano si è sintonizzata subito sulla frequenza social street e nel corso di pochi anni sono spuntate innumerevoli iniziative di buon vicinato. Nessuna flessione di crescita insomma nella città meneghina e social street sempre più motivate. La città dei ritmi frenetici e della produttività incessante ha saputo rallentare il passo per (r)incontrare il vicino di quartiere, organizzare il picnic di primavera o la cocomerata di ferragosto, le pulizie collettive di strade/parchi, consigliare l’idraulico o la babysitter di fiducia, barattare un’ora di consulenza nutrizionale con un barattolo di lievito madre o ancora aiutare una famiglia che fa fatica a pagare l’affitto o portare coperte e vivande ai clochard di zona. La social street più antica della città, che oggi include anche cinesi, è nata in Paolo Sarpi e la concentrazione maggiore si è sviluppata nei municipi 3, 4, 6, mentre nelle zone 1 e 5 le social risultano meno attive. Tra i casi di maggior successo spiccano San Gottardo-Meda o Sarpi che sono arrivate a contare più di 5mila iscritti su Facebook. Le attività più frequenti? Dipendono dalle esigenze dello specifico quartiere ma la fantasia non manca. Da un’iniziativa della social street di via Solari è nato, ad esempio, il gruppo di lettura della libreria Tadino, nella social di San Gottardo-Meda-Montegani sono nati tour guidati alla riscoperta del quartiere, corsi di informatica per analfabeti digitali o la raccolta fondi per gli sfollati in occasione dell’esplosione di via Brioschi, civico 65. In via delle Leghe il sabato mattina si fa colazione insieme con caffelatte e cornetti per il piacere di stare in compagnia e nella multietnica via Padova e nella zona del Giambellino si organizzano cineforum all’aperto. Oggi a Milano si contano ben 26 social street ufficializzate dal Comune di Milano su un totale di 75 gruppi spontanei nati in città (fonte: Social Street).

lezione di yoga in Via Gola - photocredit Fabio Calarco, co-founder social street San Gottardo-Meda-Montegani

Lezione di yoga in Via Gola. Foto di Fabio Calarco

Vuoi diventare un cittadino attivo?
Per iscriversi all’elenco del Comune, i gruppi informali di cittadina attiva devono essere costituiti da due o più persone maggiorenni, senza condanne penali, residenti nel Comune di Milano, comunitari o stranieri purché in possesso di titolo di soggiorno e presentare un progetto di attività. Il progetto deve contenere dettagli e specificità su la tipologia di attività che si intende svolgere, la durata presunta dell’impegno assunto nel complesso, il numero di persone impegnate nell’attività, il nominativo di un responsabile-referente nei confronti del Comune. I gruppi informali iscritti nell’elenco vengono così coinvolti dall’amministrazione comunale in attività di tipo sociale e possono concludere accordi in relazione alla specificità dei singoli progetti. A ciascun gruppo è richiesto di individuare un referente che mantenga le relazioni con l’Amministrazione. Per informazioni: www.comune.milano.it.

Se, infine, avete sentito parlare di social street ma ancora non ci avete messo piede, è possibile consultare l’elenco completo delle social street presenti sia Milano sia nel resto d’Italia sul sito ufficiale www.socialstreet.it.

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