Vivaci e zampillanti

Bagni-Misteriosi-©-Gianluca-Di-Ioia

Il legame tra Milano e l’acqua è antico e fondante. A fianco dei celebri Navigli, una costellazione di fonti e fontane affiora tra le vie cittadine sotto forma di fili colorati, piscine surreali e cime montuose a ricordarci più o meno costantemente come il genius loci del capoluogo lombardo sia quello di essere una città d’acqua.

di Alessandra Cioccarelli

Vasche a colori, fontane d’artista, fonti curative: a Milano l’acqua sgorga nelle forme più inaspettate. In città di fontane se ne contano più di 80, sparse tra il centro storico e le periferie, antichissime o dai profili contemporanei, un itinerario tra le vie meneghine ci porta alla scoperta delle più preziose. Da dove cominciare? Iniziamo il tour nella centralissima piazza San Babila, dove troneggia la fontana I monti, i laghi, i fiumi di Lombardia. Ideata dall’architetto Luigi Caccia Dominioni, l’opera è un omaggio all’operosità lombarda e alle montagne dell’Italia Settentrionale, da cui scorrono le acque che giungono alla Pianura Padana. Dall’esemplare moderno di piazza san Babila, percorriamo Corso Vittorio Emanuele per dirigerci in Piazza Fontana. Qui si trova la più antica fontana pubblica della città che, voluta da Maria Teresa d’Austria e progettata da Piermarini nel 1782, prende il nome dall’omonima piazza. Basta avvicinarsi per ammirare il pieno stile neoclassico della scenografica architettura che recupera le proprie acque dal vicino fiume Seveso.

Fontana del Chiostro delle rane

Fontana del Chiostro delle rane

Tre vasche sovrapposte in granito rosa compongono la struttura, impreziosita dai quattro mascheroni ai fianchi della vasca e dalle sirene in marmo di Carrara di Giuseppe Franchi, accovacciate sul dorso dei delfini. Giusto il tempo per scorrere tutti i dettagli e ci lasciamo alle spalle la piazza del Piermarini per tornare in piazza Duomo e proseguire lungo via Dante. Passeggiando lungo il corso si scorgono in lontananza i vivaci zampilli della Torta degli Sposi. Situata al centro di piazza Castello, l’imponente fontana di forma tonda ricorda le fattezze di una torta nunziale che stupisce per gli alti getti d’acqua che sembrano infrangersi sulla Torre del Filarete lasciando a bocca aperta coloro che varcano l’ingresso del Castello Sforzesco. Entriamo anche noi, ne attraversiamo le corti, dove non mancano eleganti vasche e vivaci fontane, per arrivare a immergerci nel polmone verde del Parco Sempione. Qui subito ci rendiamo conto che pure l’acqua, che affiora nelle vesti più sorprendenti sia in prossimità del romantico Ponte delle Sirenette, sia nei pressi dell’Arena Civica, un tempo sede delle rivisitazioni delle antiche naumachie, è di nuovo protagonista. A pochi passi dall’Arena ci imbattiamo nella Fontana dell’Acqua Marcia – a onor del vero va segnalato che a Milano ce ne sono altre due con lo stesso nome, una sul sagrato della chiesa di Piazza Sant’Angelo e una all’interno della Chiesa di Santa Maria della Fontana nel quartiere Isola – ma questa è l’unica ancora funzionante in città. Dalla caratteristica forma ottagonale con mascheroni dai volti grotteschi e deformati, la fontana deve il nome all’odore pungente delle sue acque sulfuree in passato apprezzate per le proprietà benefiche.

Basta allontanarsi di poco dalle acque curative per tuffarsi, nell’altro lato del Parco, in quelle metafisiche. Nel retro del Palazzo dell’Arte si può apprezzare una delle fontane più suggestive di Milano: i Bagni misteriosi, realizzati da Giulio Macchi nel 1973 su progetto di Giorgio De Chirico, in occasione della XV Triennale di Milano. Per ammirarli da vicino è sufficiente uscire dal Sempione ed entrare dall’acceso diretto situato nel Palazzo della Triennale. Ad attenderci un’ampia vasca curvilinea – vista dall’alto ricorda la forma di uno stomaco – riempita di un’acqua surreale, disegnata con tratti a zig zag da cui emergono i busti di due misteriosi bagnanti, un cigno e un trampolino e altri curiosi inserti marini. Spostandoci, ma non di molto, concludiamo il nostro viaggio sulle tracce dell’oro blu milanese, all’insegna del colore e della giocosità: in piazzale Cadorna l’appuntamento è con Ago e il Filo, l’originale creazione tricolore di Cles Oldenburg e Coosje van Bruggen. Secondo alcuni i colori del filo, che cuce simbolicamente la città attraverso grandi vasche d’acqua, rappresenterebbero la linea rossa, gialla, verde della metropolitana, per altri sarebbe invece un omaggio alla moda milanese. Poi, se ancora non siete stanchi, un’ultima tappa imperdibile è in Corso Magenta: entrando nell’incantevole chiesa di Santa Maria delle Grazie e percorrendo fino in fondo tutta la navata, si sbuca sul retro nel Chiostro delle rane. Attribuito al Bramante, il chiostro deriva il suo nome dalla fontana circolare posta al centro del cortile e ornata da quattro spiritose rane in bronzo affacciate sul bordo. Pronti a immergervi tra i freschi zampilli della città?

 

In apertura Bagni misteriosi. Foto di Gianluca Di Ioia.
Articolo pubblicato su Club Milano 44 maggio-giugno. Clicca qui per scaricare il magazine.

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