Non solo ghiaccio

Islanda-paesaggio.-Foto-di-Amanda-Ronzoni

A dispetto del suo nome, l’Islanda ha un’anima calda. E ancora di più nei mesi da maggio a settembre, quando le giornate sembrano non finire mai, regala colori ed emozioni unici. Un continente in miniatura che raccoglie fenomeni naturali e paesaggi indimenticabili.

testo e foto di Amanda Ronzoni

Nel corso della storia, dalla sua scoperta in poi, l’Islanda venne indicata con diversi nomi. Il primo fu quello usato dal vichingo Naddoður, uno dei primi navigatori che raggiunse l’isola e la trovò completamente coperta di neve: la chiamò Snaeland (snow land). Poi ci fu Garðar Svavarsson, che ribattezzò le terre da lui esplorate con il suo stesso nome: Garðarshólmur. L’appellativo attuale pare sia stato concepito dal norvegese Flóki Vilgerðarson, conosciuto anche come Hrafna-Flóki (Flóki il Corvo), che si recò volontariamente sull’isola con l’intento di colonizzarla. Sbarcato nei fiordi occidentali con il suo clan e del bestiame, trascorse un’estate senza problemi. Quando però alle prime avvisaglie dell’inverno, andò in esplorazione più a nord e salì in cima ad un’altura, si ritrovò di fronte a un paesaggio completamente bianco, stretto da un’immensa massa di ghiaccio. Chiamò così l’isola: Ísland, terra di ghiaccio. Secondo qualche studioso, Flóki scelse questo nome per scoraggiare l’arrivo di altri coloni.

Ma a dispetto del suo nome, l’Islanda è una terra molto colorata, che regala un’impressionante successione di paesaggi sempre diversi nello spazio di pochi chilometri. E il clima, per quanto imprevedibile, non è così rigido come vorrebbe il suo nome. Percorrendo la Ring Road, la strada principale che compie il giro dell’isola toccando le principali località e le attrazioni per cui l’Islanda è famosa, si passa dalle pianure erbose popolate da pecore e cavalli, ai deserti freddi di sabbia lavica, passando per montagne colorate, geyser, vulcani, ghiacciai infiniti (il Vatnajökull su tutti) fino alle scogliere di basalto colonnare. E poi ci sono i fiumi, i laghi (Þingvellir e Myvatn i più visitati) e le innumerevoli cascate. Ecco, un nome adatto all’isola sarebbe Terra delle Cascate, o dell’Acqua, elemento onnipresente. Si passa dal doppio salto di Gullfoss, che deve il suo nome (cascata d’oro) alle calde tonalità delle sue acque, all’imponente Skógafoss, 60 metri di altezza, che si può osservare dall’alto, grazie a una scala con circa 500 scalini. C’è Seljalandsfoss, la cascata liquida, che si può osservare anche da dietro il fronte d’acqua, e poi ancora Dettifoss, la maggiore d’Europa per portata (in estate 500 metri cubi al secondo), e Godafoss, la cascata degli dei, più a nord. Solo per nominare le più famose.

Islanda, foto di Amanda Ronzoni

È stato il norvegese Flóki Vilgerðarson a coniare il nome dell’isola: Ísland, terra di ghiaccio

A proposito di acqua, è in atto una campagna per scoraggiare l’acquisto di acqua in bottiglie di plastica: oltre ad essere particolarmente cara, quella in bottiglia è la stessa che sgorga dai rubinetti, quindi basta riempire una borraccia o riciclare una bottiglia acquistata, e si producono meno rifiuti. L’ambiente ringrazia.

La bella stagione, oltre ai turisti, richiama sull’isola anche innumerevoli specie di uccelli, tra i quali i più fotografati sono i pulcinella di mare (in inglese puffin, in islandese lundi). Si calcola che circa la metà della popolazione mondiale dei puffin atlantici si riproduca in Islanda (tra gli 8 e i 10 milioni di esemplari). Arrivano all’incirca a metà aprile e se ne vanno a fine agosto. I siti più famosi, lungo la Ring Road, dove poterli ammirare sono il promontorio di Dyrhólaey e la spiaggia di Reynisfjara, vicino a Vík, le isole Vestmann e il promontorio di Ingólfshöfði a sud. Un buon binocolo permette di osservarli andare e venire dal mare ai nidi, con i becchi carichi di aringhe.

Oltre alla natura c’è poi la storia, che si respira nelle strade del centro della capitale, o lungo la faglia dell’Almannagjá a Þingvellir – sede del primo parlamento democratico del mondo, l’Alþing, fondato nel 930 -, ma anche nei piccoli villaggi di pescatori, e negli antichi insediamenti con le case in torba, oggi patrimonio UNESCO.

Nel giro di 1400 km, tanto è lunga all’incirca la Ring Road, si vedono fenomeni naturali unici, che nel resto del mondo si trovano sparpagliati a notevole distanza tra loro. E quale periodo migliore per godere di questo immenso patrimonio naturale e culturale, se non l’estate, con giornate che sembrano non finire mai e il sole di mezzanotte a illuminare tanta meraviglia?

Islanda.-Foto-di-Amanda-Ronzoni

Im inglese puffin, in islandese lundi, ecco i pulcinella di mare, una vera attrazione durante la bella stagione

In Islanda con Kel 12
Dal 25 maggio al 25 agosto Kel 12 ha in programma 14 viaggi in Islanda che partono a distanza di poco più di una settimana uno dall’altro. Il viaggio, di 10 giorni, è un itinerario in compagnia degli esperti Kel 12 Omar Fragomeni, Amanda Ronzoni e Filippo Salvioni, tutti profondi conoscitori del Paese in ogni suo aspetto. Si viaggia in piccoli gruppi di massimo 8 persone. Per informazioni e prenotazioni kel12.com/natgeo. Chi si presenta direttamente in Agenzia (a Milano in corso Venezia 43) con questo magazine ha diritto a uno sconto.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 44 maggio-giugno. Clicca qui per scaricare il magazine.

Commenti

commenti

Be first to comment