Milano a colori

Agostino-Iacurci.-Gypsoteca

Qual è il filo che unisce le mostre di Agostino Iacurci, Annette Kelm e Wolfram Ullrich? Tre artisti molto diversi per indole e formazione, ma con un unico tratto in comune: l’uso di colori squillanti, dati per campiture piatte, e capaci talvolta di stimolare le più svariate e imprevedibili associazioni.

di Alessia Delisi | 28 giugno 2018

Lo storico dell’arte Ernst Gombrich diceva che l’artista non può trascrivere ciò che vede, può soltanto tradurlo nei termini del suo mezzo, vincolato com’è alla gamma di colori che ha a disposizione. In questo naturalmente non c’è nulla di nuovo, perché da sempre i pittori si sono basati sulle conoscenze tecniche e sull’ingegno per esprimere in immagini i propri sogni e le proprie visioni. Tenendo conto di movimenti e ricerche che si discostano dai più tradizionali racconti sulla figura e l’astrazione, tre mostre milanesi (tutte a ingresso gratuito) affrontano l’uso del colore da diversi punti di vista.

Si comincia alla M77 Gallery dove fino all’8 settembre Agostino Iacurci, illustratore e muralista classe 1986, presenta la sua Gypsoteca, progetto espositivo site specific frutto di una ricerca durata quasi due anni sulla tecnica quadricromatica utilizzata nella statuaria greca e romana (la convinzione che questa fosse lasciata nel suo candore naturale, invece di venire colorata, è probabilmente uno dei più diffusi equivoci moderni sull’arte antica). Il termine Gypsoteca richiama infatti il luogo dove tradizionalmente vengono conservati i modelli in gesso di busti, teste, fregi e rilievi, ma quella di Iacurci è una ricostruzione pop, a tratti psichedelica, un catalogo personale di dei ed eroi in cui il colore si pone come simbolo tanto arcaico quanto universale.

Annette Kelm, Pizza Pizza Pizza, 2016

Annette Kelm, Pizza Pizza Pizza, 2016

Caratterizzate da un uso straniante del colore sono invece le opere di Annette Kelm (Stuttgart, 1975) in mostra fino al 27 luglio alla Giò Marconi. Si tratta della terza personale dell’artista tedesca che lavora esclusivamente con il medium fotografico e che sembrerebbe seguire i generi tradizionali del ritratto, la natura morta, il paesaggio e l’architettura, facendo talvolta riferimento al linguaggio della pubblicità. Tuttavia a uno sguardo attento le immagini di Kelm – oggetti quotidiani come piante, stoffe e macchine – sono dominate da una confusione culturale o da un salto temporale che le rende enigmatiche e distanti. L’artista inoltre introduce ambivalenze di significato giocando con la prospettiva, le luci e con il rapporto tra primo piano e sfondo.

Wolfram Ullrich, Lage im Raum, 2018, acrilico su acciaio

Wolfram Ullrich, Lage im Raum, 2018, acrilico su acciaio

Puro colore, pura forma è infine il titolo della prima mostra italiana che fino al 29 settembre la Dep Art dedica a un altro artista tedesco: Wolfram Ullrich (Würzburg, 1961). Si tratta anche in questo caso di un progetto site specific in cui venti lavori in acrilico, frutto di un assemblaggio di segmenti in acciaio, dialogano con gli spazi della galleria milanese creando nello spettatore illusioni ottiche imprevedibili. A seconda del punto di osservazione, infatti, le astrazioni geometriche di Ullrich, caratterizzate da tinte piatte e squillanti, si confondono con la realtà tridimensionale grazie a un uso sapiente della prospettiva e dei giochi di luce e ombra. Così, attraverso questo piacevole inganno, l’osservatore ha l’impressione che esista una continuità tra l’arte e la realtà.

 

Agostino Iacurci. Gypsoteca
fino all’8 settembre
M77 Gallery
via Mecenate 77
orari: da martedì a sabato dalle 11 alle 19
ingresso: gratuito

Annette Kelm. Springs
fino al 27 luglio
Giò Marconi
viale Tadino 20
orari: da lunedì a venerdì dalle 11 alle 19

 

Wolfram Ullrich. Puro colore, pura forma
fino al 29 settembre
Galleria Dep Art
via Comelico 40
orari: da martedì a sabato dalle 10.30 alle 19

 

In apertura Agostino Iacurci. Gypsoteca

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1 Comment

  • Rispondi luglio 8, 2018

    MARCO

    Complimenti! Non ho mai letto un post così interessante!

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