Un’oasi all’Accademia

La vasca settecentesca con veduta della saletta didattica del'Orto Botanico di Brera

Nel celebre ateneo di Brera, si apre un misterioso varco. In un microcosmo di 5000 metri quadrati profumi esotici, tigli maestosi e serre variopionte incantano gli occhi dei visitatori da più di 300 anni. Ideato per fini didattici da Maria Teresa d’Austria, l’Orto Botanico è ancora oggi un’oasi bucolica nel centro della città.

di Alessandra Cioccarelli

Le porte del palazzo di Via Brera 28 accolgono ogni giorno schiere di visitatori: un popolo di studenti universitari o turisti desiderosi di vedere la Cena di Emmaus di Caravaggio. Non sono in molti però a sapere che lo storico palazzo oltre a ospitare l’Accademia delle Belle Arti e la Pinacoteca, custodisce un arcobaleno di peonie, tulipani e ortensie in pieno centro: l’Orto Botanico. Un parco istituito all’inizio del 1777 per volere di Maria Teresa d’Austria, in seguito allo scioglimento dell’Ordine dei Gesuiti. L’intento dell’imperatrice era quello di trasformare questo spazio in un luogo dalle finalità didattico-scientifiche per gli studenti di medicina e farmacia del tempo. Ecco perché ancora oggi, passeggiando nell’Orto, progettato in analogia con il Collegium Theresianum di Vienna, si può notare la natura formativa del giardino più che la semplice esposizione di specie rare o esotiche. Tre erano in particolare le aree previste nel progetto affidato a Padre Vitman: una dedicata ad aiuole per ogni tipo di piante secondo la classificazione di Linneo, la seconda destinata ad arboreto e la terza destinata alle serre (qui ci fu anche lo zampino del Piermarini). Con l’avvento dei francesi ci fu invece il tentativo di creare un luogo di ritrovo per la cittadinanza e l’introduzione di alcune piante esotiche ornamentali; è a Napoleone Bonaparte in persona che si deve l’apertura al pubblico della struttura. Passano gli anni e già nel 1863 l’Orto Botanico diventa un’importante sede didattica della Scuola Superiore d’Agricoltura fino a diventare museo dell’Università di Milano, che oggi si occupa del mantenimento e delle attività culturali. Il Giardino Botanico di Brera è infatti sia un giardino visitabile liberamente, per una semplice passeggiata nella natura, sia un luogo aperto a tour guidati e a corsi per il tempo libero. Qui è possibile, per esempio, cimentarsi nell’arte dell’acquarello botanico, preparare un compost domestico, partecipare a seminari di filosofia ambientale, mentre alle scuole sono dedicate attività di adattamento, riproduzione e classificazione delle piante. Alcune chicche da non perdere: il tiglio alto quasi 40 metri, i due ginkgo e alcune fra le principali rarità dell’orto, la serra, oggi impiegata dall’Accademia delle Belle Arti e la Firmiana Platanifolia, detta anche albero parasole della Cina, una pianta orientale arrivata a Milano per volere dei francesi. A questo punto non resta che immergersi nel silenzio del luogo e godendersi i profumi inebrianti dei fiori nel maggese. Una curiosità: nel palazzo che affaccia sull’Orto ha soggiornato Parini. Nel 1791 era lui, infatti, il Soprintendente dell’Accademia.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 44 maggio-giugno. Clicca qui per scaricare il magazine.

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