La via ribelle

Via della Spiga

Oggi conosciuta in tutto il mondo per le sue boutique di moda, via della Spiga custodisce una storia affascinante, fatta da rivoluzionari, poeti e artisti. È qui che sono passati gli animi più innovatori di Milano e per capire perché basta andarci di notte… Pronti a provare?

di Carolina Saporiti

«Il pensiero è ribelle. Impossibile impedirgli di correre dove vuole» diceva il giornalista e scrittore francese vincitore del premio Nobel per la letteratura François Mauriac. Impossibile impedire a un’indole ribelle di stare ferma e non cambiare. Adiacente a via Senato dove fino al 1930 scorreva il Naviglio Interno di Milano, via Della Spiga è una piccola strada pedonale (tranne l’ultimo tratto collegato con via Manzoni) caratterizzata da questa indole. Non fatevi ingannare dall’eleganza di oggi: la via si è trasformata negli anni anticipando le mode e i sentimenti della società, ribellandosi ogni volta che avvertiva immobilità e accogliendo alcuni degli spiriti più innovatori della cultura italiana. Come abbia potuto una via così centrale diventare covo di animi inquieti lo possono spiegare, in parte, l’architettura e l’urbanistica. I palazzi con struttura a corte risalenti al Quattro e al Cinquecento affacciavano su via Della Spiga con le scuderie e i lavatoi, mentre gli ingressi per le famiglie erano posti su altri lati degli edifici, lasciando che in questa strada corresse una vita parallela. Appartenente all’omonima Contrada che faceva parte del sestiere di Porta Nuova, sulle origini del suo nome gli storici non trovano accordo. Per alcuni spiga deriva dal nome della famiglia Spighi, contemporanea dell’ultimo duca Francesco II Sforza. Per altri si deve a una lapide presente nel convento delle Orsoline di Santo Spirito – ma perduta durante la ricostruzione – dove era incisa la parola spica, anagramma di pacis. Una questione irrisolta, anche se le pace per molti secoli qui non fu proprio di casa. Nell’Ottocento, dietro le quinte della vita delle famiglie borghesi di Milano, tra le piccole botteghe, i laboratori, i magazzini e le locande della via, cresce un sentimento di ribellione nei confronti del dominio austriaco e al n. 30 – in quello che ora è Palazzo Garzanti – Cesare Correnti detta il Manifesto delle Cinque Giornate, l’insurrezione del 1848 che dà il via alla Prima Guerra d’Indipendenza italiana.

via della Spiga

via della Spiga

È il 1861, l’Italia è ora unita, ma in via della Spiga torna a serpeggiare un malessere nei confronti della società. Al Caffè Merlo si danno appuntamento gli artisti scapigliati Iginio Ugo Tarchetti, Arrigo Boito, Cletto Arrighi, Emilio Praga e Carlo Pisani Dossi, con il preciso intento di promuovere un’arte indipendente, più intima e immediata. Il fermento artistico al Caffè Merlo rimane vivo fino alla Seconda Guerra Mondiale quando molti dei palazzi vengono danneggiati dai bombardamenti. Tra questi anche Palazzo Garzanti che dopo la guerra viene ricostruito secondo un progetto di Gio Ponti e poi acquistato dall’editore milanese Livio Garzanti che lo rende la sede della sua casa editrice. Raccolta l’eredità del padre, Livio è uno degli editori più illuminati del Novecento, a lui si deve la scoperta di Pier Paolo Pasolini, Emilio Gadda e Paolo Volponi. Così affezionato al palazzo, Garzanti chiede all’artista Tullio Pericoli di decorare nella sala principale del palazzo una “cappella sistina” privata con i suoi eroi personali, tra i quali gli stessi Gadda e Pasolini, ma anche Italo Calvino e la moglie Gina Lagorio. Oggi la sala è chiusa e viene usata solo in occasioni di manifestazioni, come Bookcity o la Settimana della Moda. Accanto alle scoperte letterarie di Garzanti, negli anni Cinquanta nella via aprono gallerie e studi d’arte, come la Galleria Spiga dove nel 1947 avviene il battesimo del Fronte Nuovo delle Arti che ha segnato il panorama artistico di Milano con Renato Guttuso ed Emilio Vedova. Arrivano i Sessanta e la via inizia un’altra trasformazione, che la porterà a essere ciò che è oggi. A dare il là è Nuccia Fattori: al n. 8 apre la boutique Cose, un negozio controcorrente che propone tendenze etniche e stilistiche varie. Nuccia lancia l’antimoda milanese: contrapposta all’alta sartoria di Roma, e in linea con quello che accade all’estero, diventa subito una mania. Inizia l’era del prêt-à-porter. Nel 1970 Giovina Moretti apre la sua prima boutique ottenendo l’attenzione di tutti e il suo successo richiama altri stilisti: Krizia, Versace e Ferrè. La metamorfosi può dirsi quasi compiuta. Da quel momento nomi sempre più importanti della moda scelgono via Della Spiga anche per il suo carattere sperimentale. Il modo migliore per riscoprirlo è raggiungerla di sera quando è deserta, passeggiando alla ricerca di quell’atmosfera che hanno respirato negli anni artisti, poeti, bottegai e rivoluzionari… Chissà che non si incontri la prossima anima ribelle milanese.

 

Articolo pubblicato su Club Milano 44 maggio-giugno. Clicca qui per scaricare il magazine.

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