Metti un giorno in cascina

A lungo abbandonate, le cascine milanesi stanno vivendo una nuova primavera, grazie a progetti che hanno portato alla ristrutturazione e valorizzazione di questi luoghi, tra ristoranti, concerti, orti urbani e progetti sociali.

di Marco Agustoni

Milano non ha mai avuto un buon rapporto con la propria storia, soprattutto quella rurale. E per lungo tempo, dove ha potuto, ha tenuto nascosto ogni scampolo di questo passato che non si rivelasse produttivo. A farne le spese sono state le tante cascine che orbitavano intorno al nucleo cittadino, attive in epoche in cui aree ormai inglobate all’interno del tessuto urbano erano ancora aperta campagna. Abbandonate a se stesse, spesso in rovina, salvo poche eccezioni le cascine milanesi sembravano destinate all’oblio. Fino a che qualcuno si è reso conto che queste strutture potevano essere riadattate per le esigenze della cittadinanza, invece che dimenticate o, peggio, abbattute. E così sono partiti una serie di progetti, spesso promossi da iniziative private, in alcuni casi pubblici, per ristrutturarle e adibirle a nuove funzioni.
Flash forward. Oggi molte cascine a Milano ospitano bar, ristoranti, orti urbani, eventi, corsi creativi e di aggiornamento. Rappresentano luoghi di incontro e aggregazione. Da un lato simboleggiano un recupero delle radici, dall’altro guardano al futuro con una serie di idee innovative. Sono luoghi di rilievo culturale, ma anche attività economiche e produttive. Sono il fiore all’occhiello di una metropoli che vorrebbe riscoprirsi più vivibile e un po’ meno grigia.

Cascina Martesana

Con un chiosco e una galleria espositiva aperta a tutti, la Cascina Martesana vuole essere un luogo di condivisione e attenzione al territorio

L’esempio più noto è la Cascina Cuccagna di via Muratori, edificio del ‘700 in disuso fino a pochi anni fa, restaurato e adibito a ospitare numerose attività, dal servizio di caffetteria, ristorazione e ostello di Un posto a Milano, gestito da Esterni, al mercato contadino settimanale, passando per una fioreria, una ciclofficina e numerosi progetti di pubblica utilità. Cuccagna è in ottima compagnia, a cominciare da Mare Culturale Urbano con la sua Cascina Torrette di via Gabetti, nella zona ovest di Milano, restaurata e riaperta nel 2016 per ospitare un’area di coworking, aule per corsi di formazione, sale prove, un palco per concerti e una cucina con birreria artigianale. Il tutto nel rispetto della filosofia del progetto di MCU, che si propone di diventare un centro di produzione artistica, di rigenerazione urbana delle periferie, di scambio tra la dimensione locale e quella internazionale, di inclusione sociale. Non molto distante, al limitare del Parco delle Cave, si trova invece Cascina Linterno, dove opera un’associazione che ha come scopo la salvaguardia e la valorizzazione di questo complesso rurale le cui origini risalirebbero addirittura al XII secolo. Da ovest ci si sposta a nord con la Cascina Martesana di via Bertelli, che vuole essere un luogo di condivisione e attenzione al territorio, con un chiosco e una galleria espositiva aperti a tutti e una piazza centrale, un giardino e una roggia dedicati ai soci, che hanno a loro disposizione divani, amache, griglie, tavoli e spazi per incontri e laboratori. Come si può notare, molti di questi piani di recupero di antiche cascine hanno una forte connotazione sociale. Questo è ancora più evidente per Cascina Monlué, storica sede per concerti all’aperto, ora ribattezzata “la corte del bene comune” e concessa in gestione ad alcune associazioni che, dopo seri lavori di riqualificazione, ospiterà una comunità per accogliere minori stranieri, appartamenti di autonomia per neomaggiorenni e per profughi o rifugiati, un progetto di housing sociale e un Bar Solidale per inserire nel mondo del lavoro ragazzi con disabilità.

Ma le cascine milanesi vogliono essere anche molto altro: attività imprenditoriali, realtà lavorative differenti, recupero di spazi utili. Cascina Gaggioli, posta all’interno del parco agricolo sud di Milano, appena dopo il tratto conclusivo di via Ripamonti, è un’azienda agricola in piena regola che coltiva riso, mais e altri cereali, alleva bovini da carne e ospita un agriturismo con B&B. Cascina Battivacco, in via Barona, mette a disposizione stanze per dormire e una fattoria didattica per i più piccoli. Di natura ancora differente il progetto che ha portato la IULM a ristrutturare la Cascina Moncucco, risalente al XVII secolo, per trasformarla in uno studentato a pochi passi dall’Università. Insomma, le possibilità di riutilizzo di questi spazi sono numerosissime. L’importante è non dimenticarli e, al contempo, non farsi prendere da inutili nostalgie, ripensando le cascine milanesi in funzione delle necessità di una metropoli moderna.

 

Orti in città
Le cascine sono avamposti di una tendenza che ha preso piede da alcuni anni: gli orti urbani. Non a caso molte ospitano spazi adibiti alla coltivazione di pomodori, zucchine e via dicendo, adeguandosi alla filosofia del “chilometro zero”. Ma non sono sole: in città si moltiplicano gli orti condivisi promossi da associazioni di quartiere e cresce il numero di orti privati in giardini e terrazzi, dove togliersi lo sfizio di crescere pomodori, zucchine, melanzane e qualche ciuffo di insalata di proprio pugno.

 

INDIRIZZI
Cascina Battivacco
via Barona 111

Cascina Cuccagna
via Cuccagna, angolo via Muratori 2/4

Cascina Gaggioli
via Selvanesco 25

Cascina Linterno
via fratelli Zoia 194

Cascina Martesana
via Bertelli 44

Cascina Moncucco
via Moncucco 29/31

Cascina Monlué
via Monlué 70

Mare Culturale Urbano
Cascina Torrette
via Gabetti 15

 

Articolo pubblicato su Club Milano 45 luglio-agosto. Clicca qui per scaricare il magazine.

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