Le mostre dell’estate fuori città

L’estate 2018 regala un fitto calendario di mostre che, tra fotografie, installazioni, disegni, dipinti e sculture, permettono anche di scoprire la penisola italiana. Da Henri Cartier–Bresson ad Ai Weiwei e Robert Capa.

di Alessia Delisi – 2 agosto 2018

L’arte non va in vacanza, nemmeno quest’estate. Con l’arrivo della bella stagione infatti aprono le porte musei e gallerie che permettono di ammirare vecchi e nuovi autori in contesti affascinanti e città ancora da scoprire. Da Henri Cartier–Bresson a Robert Capa, passando per Tomas Watson e Alex Rane, Ai Weiwei e l’Arte Povera, ecco allora il calendario delle mostre che da nord a sud Italia attraversano la penisola con fotografie e installazioni, disegni, dipinti e sculture.

Fino al 21 ottobre al Forte di Bard la mostra Landscapes presenta 105 immagini in bianco e nero che Henri Cartier–Bresson aveva selezionato personalmente tra quelle scattate in Europa, Asia e America tra gli anni Trenta e gli anni Novanta del secolo scorso. Gli aspetti più emblematici della natura, come neve, nebbia, sabbia, alberi, pendenze e corsi d’acqua, sono raggruppati con l’intento di proporre una poetica passeggiata tra paesaggi rurali e urbani. L’uomo appare qui una presenza effimera e solitaria, sospesa tra il proprio desiderio di lasciare un segno sulla terra e questa che, dal canto suo, non gli offre altro che la superficie.

Henri Cartier-Bresson. Landscapes

Henri Cartier-Bresson. Landscapes

Fino al 5 settembre alla Accesso Galleria di Pietrasanta va in scena invece un faccia a faccia figurativo tra pittura e scultura. Rane/Watson. Filling in the Blanks è infatti il titolo della mostra che fa dialogare i dipinti a olio di medie e grandi dimensioni dell’inglese Tomas Watson con le sculture in marmo – circa una ventina – dell’americano Alex Rane. Oltre all’approccio figurativo, il filo che lega i due artisti, pur nell’utilizzo di materiali e linguaggi differenti, è l’espediente di lasciare in uno stato di incompiutezza astratta alcune parti dell’opera. Sia Watson che Rane si concentrano su alcuni dettagli, chiedendo allo spettatore di usare la propria immaginazione per riempire gli spazi vuoti.

Tomas Watson, Zakynthos Light, 2018, olio su lino montato su tavola

Tomas Watson, Zakynthos Light, 2018, olio su lino montato su tavola

A Venezia, nel giardino dello storico Palazzo Franchetti, è possibile ammirare Gilded Cage, una delle installazioni multimediali che l’artista e attivista cinese Ai Weiwei ha originariamente creato per il Central Park di New York allo scopo di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla crisi dei rifugiati e lo scenario geopolitico attuale. La scultura, un inquietante padiglione costituito da centinaia di sbarre metalliche, è posizionata sul Canal Grande, all’interno di uno dei più suggestivi giardini della città. Fino al 25 novembre il visitatore potrà quindi camminare tra i tornelli di quest’opera che, attraverso il minimalismo delle sue forme reiterate, mira a creare un vero e proprio shock emotivo.

Ai Weiwei, Gilded cage. Foto di Francesco Allegretto. Courtesy Fondazione Berengo

Ai Weiwei, Gilded cage. Foto di Francesco Allegretto. Courtesy Fondazione Berengo

Ancora fino al 4 novembre, nella sede del rinascimentale Palazzo Bisaccioni di Jesi, l’esposizione Dentro il cielo compare un’isola racconta l’Arte Povera italiana dal punto di vista della grafica e della fotografia. 32 autori – da Vincenzo Agnetti ad Alighiero Boetti, da Sandro Chia a Francesco Clemente e Nicola De Maria e da Luigi Ghirri a Mario Giacomelli – si confrontano con una realtà, quella che va dal 1963 al 1980, permeata dal consumismo e abbagliata dal boom economico. Ciò che ne scaturisce, attraverso la ricerca, la sperimentazione e l’uso di materiali poveri, è il recupero dell’azione, del contingente e dell’archetipo come sola possibilità di un’arte documentaria e militante.

Alex Rane, Gestalt, 2018

Alex Rane, Gestalt 2018, marmo statuario, in mostra alla Accesso Galleria di Pietrasanta

Dedicata a quello che nel 1938 la prestigiosa rivista inglese Picture Post aveva definito “il migliore fotoreporter di guerra nel mondo” è infine la mostra Robert Capa Retrospective che, fino al 23 settembre al Real Albergo dei Poveri di Palermo, presenta 107 immagini in bianco e nero scattate dal fotografo ungherese dal 1936 al 1954, anno in cui fu ucciso da una mina antiuomo mentre documentava il conflitto francese in Indocina. L’esposizione, curata da Denis Curti, è divisa in 12 sezioni che permettono di conoscere più approfonditamente la breve ma folgorante carriera di questo fotografo fuori dal comune, autore di molte immagini divenute simbolo del XX secolo, nonché fondatore, insieme a Henri Cartier–Bresson, della celebre agenzia Magnum Photos.

Robert Capa. I civili accolgono le truppe americane. Monreale, Sicilia, Luglio 1943

Robert Capa. I civili accolgono le truppe americane. Monreale, Sicilia, Luglio 1943

 

Immagine in apertura: Dentro il cielo compare un’isola. Concetto Pozzati.

 

Henri Cartier–Bresson. Landscapes
fino al 21 ottobre
presso Forte di Bard
fortedibard.it

 

Rane/Watson. Filling in the Blanks
fino al 5 settembre
presso Accesso Galleria
via Cesare Battisti 21 – Pietrasanta
accessogalleria.com

 

Ai Weiwei. Gilded Cage
fino al 25 novembre
presso Fondazione Berengo – Palazzo Franchetti
San Marco 2847 – Venezia
fondazioneberengo.org

 

Dentro il cielo compare un’isola
fino al 4 novembre
presso Palazzo Bisaccioni
piazza Colocci 4 – Jesi
fondazionecrj.it

 

Robert Capa Retrospective
fino al 23 settembre
presso Real Albergo dei Poveri
corso Calatafimi 217 – Palermo
mostrarobertcapa.it

Commenti

commenti

Be first to comment