Il mondo lontano

Azzorre. Pico and vineyards

Fra vulcani insormontabili e paesaggi lunari, distese di ortensie e vigne così belle da essere protette, un viaggio nelle isole centrali dell’arcipelago delle Azzorre. Terra dura, da cui un tempo si scappava e che oggi sa attrarre chi cerca una meta diversa, in totale contatto con la natura.

di Elisa Zanetti

Ci sono luoghi dove la vita è più forte, dove le cose nascono e cambiano velocemente, dove la natura rivela i suoi segreti e mostra i suoi colori senza filtri. Definite un tempo “le isole non trovate” perché appartenenti solo a racconti di naufraghi, le Azzorre sono un arcipelago di nove isole principali (da ovest verso est: Flores, Corvo, Faial, Pico, São Jorge, Graciosa, Terceira, São Miguel e Santa Maria) e diverse isole minori, perse nell’oceano Atlantico. A metterle su carta per primi fu Enrico il Navigatore, principe di Sagres e promotore delle scoperte geografiche portoghesi del 15º secolo. Spesso ricordate solo per l’anticiclone che porta il loro nome, le Azzorre hanno però sempre rappresentato un punto di approdo per tutti quei marinai che dall’Europa navigano verso le Americhe e per le balene, che ancora oggi scelgono di venire a nutrirsi in queste acque pescose durante il loro lungo viaggio verso nord.

Distanti 1.500 chilometri dal Portogallo, al quale appartengono in qualità di regione speciale, e 3.500 dagli Stati Uniti, meta un tempo di numerosi migranti che a bordo delle baleniere lasciarono le proprie isole natali in cerca di fortuna, le Azzorre vantano un anomalo primato e contano un maggior numero di espatriati rispetto ai residenti nelle isole. Se infatti il censimento del 2011 fotografa una popolazione di 246746 abitanti, supera invece il milione tra prime, seconde e terze generazioni, il numero di azzorriani che hanno raggiunto gli Stati Uniti. Negli ultimi decenni questa tendenza ha subito un netto calo grazie anche alla crescita del turismo, che è andato ad affiancare le tradizionali attività di pesca e allevamento.

Azzorre, Terceira

Azzorre, Le ortensie sono uno dei simboli dell’arcipelago e furono importate dal Giappone nel XIX secolo

Fare un viaggio alle Azzorre rappresenta una scelta speciale. Ancora poco battute, lontane da tutto, si mostrano come un luogo altro, sospeso e fuori dal tempo con i paesini di pescatori, le nere scogliere, i pascoli verdissimi e l’esplosione della natura in ogni dove: dalla vegetazione rigogliosa alle cime dei vulcani, che qui sono comuni come le montagne. Mai affollate nemmeno in piena stagione, godono di un clima mite, ma estremamente variabile tutto l’anno: non sono rari repentini passaggi dal sole splendente alla pioggia e viceversa. Perdete i vostri comuni punti di riferimento, portatevi sempre un ombrello, ma state anche pronti a restare in maniche corte.

«Faial è il Paradiso, qui tutte le strade portano al cielo» o almeno così mi ha detto un suo abitante. Quello che è certo è che nella cosiddetta ilha azul (isola azzurra), l’azzurro è il colore dominante. È nel cielo che la sovrasta e nel mare che la circonda, ma soprattutto è nelle strepitose ortensie che crescono ovunque nell’isola e nell’arcipelago. A Faial la bellezza infestante di questi fiori è sfruttata anche per segnare i confini fra i terreni, realizzando insoliti muretti vegetali, che si sostituiscono a quelli a secco comuni nelle altre isole. Un’altra cosa certa è che qui è nato un nuovo pezzo di mondo. Tra il 1957 e il 1958, a seguito di un’eruzione sottomarina, ha visto la luce Capelinhos, un’area di 2,4 chilometri quadrati di terra nuova, la più giovane del pianeta. Una passeggiata in questo paesaggio lunare dalla terra bruna è una tappa imperdibile.

Decisamente più antica e verde è invece la caldera di un altro vulcano dell’isola, il Cabeço Gordo, (la montagna grassa). Spesso avvolto dalla nebbia rappresenta sia uno straordinario punto panoramico sull’arcipelago sia un bell’itinerario di trekking, offrendo la possibilità di percorrere interamente il perimetro della sua bocca ampia 2 chilometri e profonda 400 metri.

Azzorre: un tipico villaggio sull'oceano

Azzorre: un tipico villaggio sull’oceano

La sera godetevi una passeggiata nella graziosa cittadina di Horta e andate in cerca di marinai al Peter Café Sport. Qui turisti, pescatori e amanti del mare – ma un tempo anche balenieri – si mescolano per bere un bicchiere, tra i gagliardetti e le bandiere appese lasciate da numerosi equipaggi. Se un tempo la caccia alle balene ha segnato la storia delle Azzorre, oggi questi eccezionali mammiferi sono solo oggetto di studio e ammirazione. Sono numerose le escursioni di whale watching cui è possibile prendere parte proprio partendo da Faial o dalla vicina Pico.

Sormontata dall’omonima montagna, che con i suoi 2351 metri è la vetta più alta del Portogallo, l’isola di Pico, vanta nella zona di Adegas splendide vigne delimitate da muretti in pietra lavica dichiarate patrimonio dell’Umanità dall’Unesco. È il vulcano però il vero protagonista dell’isola e la sua maggiore attrazione. Conquistarlo passo dopo passo regala una soddisfazione e una vista – se si è fortunati con il tempo – incredibili, ma non sottovalutate la salita: il percorso è impegnativo, con un dislivello di circa 1000 metri e possono volerci fino a 6 ore per andata e ritorno. Se affronterete l’impresa, la sera premiatevi con un bicchiere di buon Verdelho, il tipico vino da aperitivo locale.

Passeggiate più semplici e un’offerta culturale più forte, le offre invece l’isola di Terceira, dove è bello perdersi fra le vie e le case colorate dai balconi fioriti di Angra do Heroísmo. Cittadina rinascimentale e antica capitale delle Azzorre, è stata anch’essa dichiarata Patrimonio dell’Umanità. Gironzolando per l’isola non potrete non notare particolari costruzioni dai colori vivaci, si tratta degli imperiós, piccoli templi realizzati dalla popolazione per le celebrazioni della festa dello Spirito Santo. Di origine medievale, questa ricorrenza sopravvive in Portogallo solo nelle Azzorre ed è molto sentita a Terceira, dove si contano 68 di queste architetture. Se a questo punto del viaggio vi venisse voglia di fare un bagno scegliete le piscine naturali di Biscoitos. Sulla sua costa frastagliata una barriera di rocce crea vasche in cui è possibile immergersi protetti dalle correnti del mare aperto, mentre meno suggestivi spiazzi in cemento offrono un punto d’appoggio a chi vuole prendere il sole. Per chi preferisse la comodità, meglio la lunga spiaggia sabbiosa di Praia da Vitória. Non dimenticate di fare anche un giro per il grazioso paese alle sue spalle: ai muri, su piastrelle in ceramica dipinte, troverete i versi di poeti portoghesi e magari, tornati a casa, potrete ricordarvi di questi: «Muito longe daqui, nem eu sei quando, nem onde era esse mundo, em que eu vivia… mas tão longe… que até dizer podia que entanto lá andei, andei sonhando…» («Molto lontano da qui, che non so nemmeno dire quando o dove fosse questo mondo in cui solevo vivere… ma era così lontano… Potrei dire che mentre camminavo lì ero in un sogno…», Antero de Quental, In No Circo).

 

Articolo pubblicato su Club Milano 46 settembre-ottobre. Clicca qui per scaricare il magazine.

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