Marco Bellinazzo

Marco Bellinazzo. Foto di Matteo Cherubino

I PECCATI DEL CALCIO

Autore de “La fine del Calcio Italiano”, ci parla a ruota libera di Cristiano Ronaldo, dell’eventuale Super Lega, di una Inter sempre più nella scia juventina, senza dimenticare un Milan che giocherà un campionato a parte. Quello dei possibili compratori.

di Simone Sacco – foto di Matteo Cherubino

Marco Bellinazzo, firma de Il Sole 24 Ore e autore del blog Calcio & Business, ha scritto un libro (La Fine del Calcio Italiano – Perché siamo fuori dai Mondiali e come possiamo tornarci da protagonisti) che si commenta fin dal titolo. L’abbiamo interpellato per capire se ci troviamo alle prime luci dell’alba oppure se la notte è ancora fitta. Perché, prima o poi, dovremo tornare ai Mondiali e qui c’è in ballo il nostro “prodotto calcio”.
Nel tuo saggio parli di “omicidio” del calcio italiano. Non starò a chiederti il nome del killer, ma il movente sì.
In serie A non c’è mai stato quel passaggio tra mecenatismo e industrializzazione del “prodotto”. Quella modernizzazione avvenuta in Premier, Bundesliga, Liga e Ligue 1. Noi, vuoi per miopia, vuoi per codardia imprenditoriale, siamo rimasti indietro e ne stiamo pagando le conseguenze.
Quando il “paziente” si sarebbe ancora potuto curare con l’aspirina?
Alla fine del millennio. Lì godevamo di un appeal anni Novanta (il campionato delle “sette sorelle”) e c’era la manna dei diritti TV. Se avessimo cominciato a costruire stadi di proprietà, ora ci potremmo permettere gli ingaggi di molti campioni irraggiungibili. E senza campioni, niente prodotto esportabile.
La Juventus sta inseguendo un modello di modernizzazione e, più che sull’arrivo hollywoodiano di Cristiano Ronaldo, dovremmo concentrarci sul volano del suo merchandising. Finalmente anche da noi abbiamo cominciato a comprare maglie ufficiali…
La Juve ha fatto una scelta intelligente al momento dell’accordo con Adidas. Non è andata dai tedeschi a battere cassa (anche se l’assegno da 15 milioni di euro era già pronto in cambio di un contratto d’esclusiva), ma ha preferito aprirsi i suoi Juventus Store per sfruttare meglio l’isteria provocata da CR7. È sempre la solita storia: più investi in partenza, più ci guadagni.
La decisione di Ronaldo potrebbe aprire un trend in serie A?
Se si parla di “svernare”, la Cina resta l’opzione migliore. Da noi i ritmi sono ancora alti per progettare la bella vita. CR7 resta un’eccezione visto che qui vuole stravincere. La Penisola ha dei vantaggi fiscali nell’attirare i top player, ma bisogna tenere conto del fatto che si parla di stipendi onerosi. Da 15 milioni di euro in su per giocatori over 30.
Parli di rilancio della nostra serie A: non pensi che questo anelito cozzi con la vistosa influenza delle pay TV?
Spiegati meglio.
Si ipotizza di ridurre il numero delle squadre (da 20 fino a 16) in cambio di una maggiore qualità. Solo che questo comporterebbe meno passaggi televisivi e un torneo più breve. Come lo si spiega all’abbonato pagante?
La critica è sensata, ma resto dell’idea che ci arriveremo; non con lo snellimento del campionato, ma con il varo di una Super Lega europea. In Europa si viaggerà a due velocità in virtù di un prodotto vendibile. La “rassegnazione” di certe piccole quando incontrano le big sarà destinata a scomparire.
Negli anni Novanta c’era il brivido che un Foggia o un Perugia se la potevano giocare con tutte.
C’era più livellamento tecnico perché la Juventus, in Champions, non doveva sfidare corazzate come il Real Madrid attuale. Lo squilibrio è diventato assurdo tra una provinciale e un club che fattura centinaia di milioni. Non credo che durerà per altri dieci anni.
La Super Lega è dietro l’angolo?
Sì. Mi immagino un mix tra NBA (con le franchigie) e qualche wild card per fare salire nell’élite nuove pretendenti. Ci gioveranno i campionati nazionali, privi di Juve, Inter e Milan, ma più equilibrati. Vedere quattro volte l’anno in Super Lega Barcellona-Real non andrà a scalfire il fascino del Clàsico. Basta solo che non lo programmino ogni due settimane!
Hai dichiarato che l’Inter, a livello manageriale, è quella messa meglio per stare nella scia bianconera. Perché?
Superata la gestione anti-economica dell’ultimo Moratti, la fase Thohir e le forche caudine del FFP, l’Inter è diventata una squadra solida. Se punterà a obiettivi cospicui di fatturato, la Juve avrà trovato una valida concorrente sia a livello di mercato sia di prestazioni.
Chiudiamo con lo status del Milan: casa ci puoi dire?
Sull’ipotizzato piano triennale di rilancio non mi sbilancerei. Paul Singer (fondo Elliott, NdR) non mi sembra uno da vincoli e, se potesse, venderebbe entro un anno. Il nuovo campionato del Milan si gioca lì, sul terreno dei potenziali acquirenti.
Si capirà mai cos’è successo a Casa Milan in questi ultimi 24 mesi?
Sarà molto difficile fare chiarezza dato che Yonghong Li ha investito soldi provenienti da paradisi fiscali. Con le varie normative internazionali di mezzo sono poco fiducioso sull’evolversi dell’indagine. Prendiamolo come un ennesimo peccato del nostro calcio.

 

Intervista pubblicata su Club Milano 46 settembre-ottobre. Clicca qui per scaricare il magazine.

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