Milano City FC: la “terza squadra”?

Milano City Football Club

Il Milano City Football Club, formazione nata dalla Bustese, ha un obiettivo ambizioso: partire dalla serie D per diventare la terza squadra professionistica cittadina. Ci parla di questa avventura il direttore generale Stefano Amirante.

di Marco Agustoni | 25 ottobre 2018

L’idea di creare una “terza squadra” di calcio milanese, che possa “affiancare” Inter e Milan, non è certo nuova. Ma una cosa è sognare, un’altra è concretizzare, come in passato hanno avuto modo di constatare gli animatori di altri progetti di questo tipo. Il Milano City Football Club, prima maglia granata, divisa di riserva bianca, nasce dalle ceneri dell’ex Bustese di Busto Garolfo e parte dalla serie D con in testa proprio questo obbiettivo.

Questo non significa, come è stato scritto, che il Milano City F.C. pretenda di sfidare rossoneri e neroazzurri ad armi pari. Anzi, non ci pensa nemmeno, di sfidarli, come ci tiene a puntualizzare il direttore generale della squadra, Stefano Amirante, che ha coinvolto il presidente della Bustese Giancarlo Piatti e ha dato il via alla trasformazione della squadra, prima in Bustese Milano City, poi, quest’anno, in Milano City Football Club.

“Il nostro obbiettivo consiste non nel diventare la terza squadra di Milano in Serie A, ma diventare la terza squadra professionistica di Milano, che è tutta un’altra cosa”, spiega Amirante. Nessun peccato di ubris, quindi, ma solo l’intenzione di arrivare alla Serie C e, chissà, forse un giorno alla B, per affiancare a distanza le due milanesi storiche. “Di squadre milanesi ne esistono tantissime, alcune anche con una lunga storia alle spalle, come l’Alcione. Ma a Milano c’è come un vuoto fra le due squadre di Serie A e tutte le altre, perché in B, C e fino a poco tempo fa pure in D non c’era nemmeno un’alternativa”. Nella maggior parte delle grandi città europee, invece, oltre alle squadre principali ce ne sono anche di seconda e terza divisione.

Milano City Football Club

L’undici titolare del Milano City Football Club (Foto: Claudio Grassi)

Quello del Milano City Football Club intende quindi essere un progetto sinergico a Milan e Inter, volendo anche una sorta di punto di transito per i giovani calciatori milanesi che sperano di fare il grande salto verso la Serie A. “Nonostante questa assenza di squadre professionistiche, infatti”, prosegue Stefano Amirante, “il territorio produce numerosissimi giocatori. Che però sono costretti a spostarsi altrove, oppure a rinunciare al calcio per non dovere abbandonare lo studio”. Ecco quindi che acquisisce senso una realtà come il Milano City. “Anche perché dal mio punto di vista in Italia le seconde squadre delle big potrebbero fare solo danni”.

Ci sono, ovviamente, alcuni scogli da affrontare. Prima di tutto di natura agonistica, visto che la stagione del Milano City è iniziata, per ammissione dello stesso Almirante, in maniera tragica, con la squadra agli ultimi posti della classifica. “Il calcio è quel che l’è”, commenta il diretto interessato. “C’è anche da dire che competiamo con realtà affermate e di lunga tradizione”. In ogni caso, di tempo per raddrizzare le sorti del Milano City Football Club ce ne è ancora, per la compagine formata da molti giovani giocatori (“In Serie D per forza di cose, visto che devono essere sempre schierati in campo almeno 4 under, ma per noi si tratta di una scelta da portare avanti anche in prospettiva”), ma capitanata da un attaccante navigato come l’ex Varese Neto Pereira, necessario per portare un po’ di esperienza in campo.

Milano City Football Club Neto Pereira

Neto Pereira, capitano del Milano City Football Club (Foto: Claudio Grassi)

C’è poi la questione di come conquistare i cuori dei milanesi, già occupati dalle due squadre cittadine. Ma questo per Amirante non è un problema: “Innanzitutto a Milano non è come a Roma, dove la gente vive per la Lazio e per la Roma. Qui c’è gente che tifa Juve, mentre a Roma non potrebbe mai succedere. Del resto Milan e Inter negli ultimi anni non hanno fatto lavoro sul territorio, non hanno giocatori milanesi. E come la Juve non è di Torino, non sono proprio di Milano: sono squadre italiane, che è diverso. In secondo luogo, come detto non vogliamo entrare in competizione, per cui mi immagino che milanisti e interisti possano tifare il Milano City nella divisione in cui si trova e venirlo a vedere per divertimento”.

Per finire, c’è la questione dello stadio. Qualcuno ha fatto notare che una squadra “di Milano Città” non dovrebbe giocare a Busto Garolfo. “Giocherei volentieri a Milano, se ci fosse uno stadio omologato per la Serie C e D, ma non c’è. È paradossale ma è così. E questo è un grande limite, non per il Milano City, ma per Milano stessa”. Per il momento, quindi, per andare a seguire la squadra è necessario spostarsi, anche se in realtà solo di una ventina di chilometri. “Ma se arriveremo in C, o chissà, addirittura in B”, sogna Amirante, “allora per forza di cose dovranno darci retta e uno stadio di questo tipo a Milano potrebbe diventare realtà”.

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