MFF Immigration Day

It Will Be Chaos - Sarà il caos

Martedì 2 ottobre il Milano Film festival dedica una giornata al tema attualissimo dell’immigrazione, con un cortometraggio, uno spettacolo teatrale e soprattutto il documentario HBO “It Will Be Chaos”, di cui ci parla la co-regista Lorena Luciano.

di Marco Agustoni | 1 ottobre 2018

È vero, il concorso lungometraggi e il concorso cortometraggi costituiscono l’ossatura principale del Milano Film Festival, quest’anno in programma in luoghi vari della città, ma con base in Piazza XXV Aprile, da venerdì 28 settembre a domenica 7 ottobre. Ma è la “ciccia”, fatta di tutte le iniziative speciali costruite attorno a queste fondamenta, a rendere davvero unica la manifestazione meneghina.

Tra queste iniziative, negli ultimi anni particolare interesse e affezione ha suscitato l’Immigration Day, giornata dedicata al tema dei flussi migratori, probabilmente anche per via della bruciante attualità della questione. Non è da meno il Milano Film Festival 2018, che in collaborazione con l’onlus NAGA e con il Piccolo Teatro mette in programma una serata di appuntamenti dedicati martedì 2 ottobre.

Si comincia alle 19, con la proiezione presso il Piccolo Teatro Studio Melato del cortometraggio Six Years Old Needs a Mother di Tomaso Mannoni. A seguire il documentario It Will Be Chaos – Sarà il caos di Lorena Luciano e Filippo Piscopo, prodotto da HBO e qui in anteprima italiana (oltre che in onda il 7 ottobre alle 21.15 su Sky Atlantic). Per chiudere, alle 22 toccherà a Massimiliano Loizzi con il suo monologo teatrale Il matto 3, incentrato sul tristemente celebre naufragio di un peschereccio carico di migranti a largo di Lampedusa.

MFF 2018 Immigration Day. It Will Be Chaos - Sarà il caos

It Will Be Chaos – Sarà il caos

“È una battuta vera pronunciata da una signora lampedusana in un momento caotico, anche se poi non è entrata a far parte del montato perché suonava ridondante”, spiega la co-regista Lorena Luciano a proposito del titolo del suo documentario It Will Be Chaos. “È un titolo forte, perché questo accenno al caos è indicativo della violenza del fenomeno migratorio, che non coinvolge solo l’Italia, ma è un fenomeno trasversale e soprattutto duraturo.”

Ma ai tanti che di questi tempi potrebbero asserire che il caos è quello in cui potremmo sprofondare se decidessimo di accogliere le tante persone in fuga da guerra o miseria, la regista ribatte: “Chi dice così, Salvini compreso, si basa sulla mala informazione, perché i numeri non confermano questo caos. Con una giusta distribuzione di risorse e una sinergia internazionale, è un fenomeno gestibile. Noi per girare questo documentario siamo stati sei anni sul territorio, non solo a Lampedusa ma in molti altri posti. Invitiamo chi ha risposte semplici a un fenomeno così complesso a girare, osservare, documentarsi”.

It Will Be Chaos racconta due storie molto diverse, come d’altronde sono tantissime e diametralmente opposte le storie dei migranti che viaggiano verso l’Europa, per quanto spesso tendiamo a uniformarli, come conferma la stessa Luciano, “in un calderone unico, facendone una massa indistinta”. Da una parte un ragazzo eritreo in fuga dalla miseria e dalla dittatura, sopravvissuto al naufragio di Lampedusa del 3 ottobre 2013; dall’altra una famiglia dell’alta borghesia siriana in fuga dalla guerra, bloccata a Smirne e diretta verso la Germania attraverso il corridoio dei Balcani.

MFF immigration Day. It Will Be Chaos - Sarà il caos

It Will Be Chaos – Sarà il caos

“Volevamo riportare il discorso sulle persone. E abbiamo avuto la fortuna di trovare degli individui forti, pieni di orgoglio, anche se costretti a lasciare il proprio Paese – perché chi può, non lo fa di certo”. Due casi, dicevamo, molto diversi fra loro, che mettono in luce alcune contraddizioni della nostra percezione dei migranti: “I siriani in qualche modo ci risultano più accettabili, perché sono più chiari di pelle, sono colti e, per così dire, più «belli». I migranti africani sono scuri, ci fanno più paura perché sono diversi”. Comunque sia, le difficoltà per raccontare i percorsi di queste persone sono state tante in entrambi i casi: “Hai a che fare con persone in fuga, che si devono muovere il più rapidamente possibile e in condizioni disagevoli. Ma siamo contenti che fra di noi sia nato un rapporto di stima e fiducia reciproco”.

Nel portare a termine il loro documentario, Lorena Luciano e Filippo Piscopo hanno avuto modo di approfondire le problematiche della questione migratoria: “Si tratta di una crisi antica e mai gestita. E se non si cambia il modo di comunicarla, si continuerà a mantenere uno stato di emergenza”. Ma c’è anche una nota positiva, conclude Lorena: “Sul campo abbiamo avuto modo di entrare in contatto con tantissime realtà meravigliose che operano sul territorio in molti modi diversi. Il loro lavoro è fondamentale e va messo in luce quando si racconta il tema dei migranti”.

Milano Film Festival – Immigration Day
Martedì 2 ottobre
Piccolo Teatro Studio Melato
Via Rivoli 6

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