Colpa delle stelle

Nonostante lo scetticismo degli scienziati, continuiamo ad affidarci agli astri per interpretare il presente e sbirciare nel futuro. Ora anche con app e realtà virtuale.

di Marco Agustoni

Ho ottenuto il lavoro che volevo perché avevo “la Luna e Urano nel Leone”. Mi è andata male perché avevo “Saturno contro”. Mi sono lasciato con il mio partner per “Colpa delle stelle”. Troveremo pace e amore quando “la Luna sarà nella Settima Casa e Giove si allineerà con Marte”. Pur decontestualizzati, questi prestiti da musica, cinema e letteratura possono esemplificare la passione umana, non certo recente, per gli astri quali artefici del nostro destino. Del resto l’astrologia è una pratica che affonda le sue radici nei millenni passati, tanto che, dai Babilonesi fino ai Maya, praticamente tutte le civiltà ci si sono dedicate con passione. E anche oggi, a dispetto delle ripetute smentite da parte degli scienziati circa la possibilità di trovare una spiegazione alle cose nel mondo fra le stelle, stiamo ancora con il naso rivolto all’insù, verso gli astri, in attesa di una congiuntura che ci indichi cosa fare, di un allineamento che ci sveli che ne sarà di noi. I motivi di una tale fede sono facilmente intuibili. Da un lato, leggendo il futuro nelle stelle, tentiamo di rendere prevedibile l’imprevedibile, nella speranza di riuscire a trovare un ordine nel caos del nostro destino. Dall’altro, cerchiamo una spiegazione, alle volte addirittura un alibi, al perché siamo fatti in un certo modo o perché lo sono le altre persone. “Non è colpa mia se sono testardo, è che sono un Ariete”. “Tra di noi non poteva funzionare, è Scorpione”. Anche le nuove tecnologie fanno da terreno di coltura per questa passione, tra siti internet specializzati e app dedicate, comprese le brandizzate Astri di Paolo Fox e ROB – L’oroscopo di Rob Brezny. Addirittura, c’è chi propone letture dell’oroscopo in realtà virtuale. A nulla valgono gli avvertimenti di quanti tirano in ballo fenomeni come la precessione degli equinozi, spostamento lento ma costante dell’asse terrestre, che ha per effetto di sfalsare la posizione delle costellazioni, per cui il cielo che osserviamo oggi non è quello di 2000 anni fa, con un conseguente slittamento dei segni zodiacali. Così, per esempio, se in un dato momento siamo sotto il segno dell’Ariete, in realtà il Sole si trova in corrispondenza della costellazione dei Pesci. Questo disallineamento cesserà solo al termine di un “giro” di precessione, ovvero ogni circa 26mila anni (salvo poi ricominciare inesorabile). A questi si potrebbe rispondere che la suddivisione dello Zodiaco è simbolica, più che effettiva, ma non per questo non ha conseguenze tangibili. I simboli, infatti, possono agire in concreto sulla realtà, come nel caso delle cosiddette profezie che si autoavverano, per cui se affermiamo in continuazione che un soggetto non potrà diventare altro che un delinquente, potrebbe accadere che costui finisca per convincersene e per agire di conseguenza. Se, in quanto Ariete, mi sento destinato a comportarmi in un determinato modo, potrei finire per farlo veramente. Del potere dei simboli era ben conscio Alejandro Jodorowski, il regista ed esperto di tarocchi cileno inventore della psicomagia, che si proponeva di avere concreti effetti di guarigione sulle persone, a partire da una “finzione consapevole”: un gesto simbolico, per quanto esplicitamente insensato, può avere un effetto catartico che porta benefici reali nel “paziente”. Anche gli scettici, quindi, non dovrebbero sottovalutare i poteri (reali o simbolici che siano) degli astri. Ma, al contempo, non conviene neppure arrendersi a essi. Perché anche se siamo convinti che le stelle siano fra gli artefici del nostro fato, non per questo dobbiamo permettere che lo condizionino come se fossimo marionette manovrate dai pianeti. Il titolo del già citato Colpa delle stelle, romanzo di Josh Greene da cui è stato tratto un film con Shailene Woodley e Ansel Elgort, allude infatti al Giulio Cesare di Shakespeare, in cui Cassio dice a Bruto: «La colpa, caro Bruto, non è delle stelle, ma nostra, che siamo dei subalterni». Dando magari una sbirciata all’oroscopo in realtà aumentata in cerca di rassicurazioni, sarebbe bene, quindi, cercare di essere padroni del nostro destino. E affrontare le difficoltà per arrivare alle stelle. Per aspera ad astra, come dicevano i latini.

Kismet. KeyArt Square, app per oroscopi

Kismet. KeyArt Square

L’oroscopo del futuro
L’oroscopo? Va bene, ma solo se è hi-tech. Come quello proposto da Kismet (termine di origine araba che significa “destino”), esperienza interattiva e immersiva in realtà virtuale, compatibile con Oculus Rift e HTC Vive. Chi volesse conoscere le proprie fortune, una volta indossato il visore può farsi leggere i tarocchi oppure l’oroscopo quotidiano da una misteriosa cartomante, che può anche essere sfidata a un antico gioco babilonese.

 

In apertura: Photo courtesy NASA.

Articolo pubblicato su Club Milano 47 novembre-dicembre. Clicca qui per scaricare il magazine.

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