L’ultima cena di Leonardo da Vinci

Leonardo da Vinci, Ultima cena

Il 2019 segna i 500 anni dalla morte di Leonardo da Vinci, genio assoluto la cui visione coinvolse ugualmente l’uomo, il pensiero, la scienza e l’anatomia. Quale migliore occasione per riscoprire il suo capolavoro milanese.

di Alessia Delisi | 24 dicembre 2018

In Leonardo da Vinci: il genio a Milano, documentario di Nico Malaspina che racconta la vita e l’arte di Leonardo da Vinci negli anni trascorsi a Milano – è disponibile su RaiPlay – Vittorio Sgarbi sostiene che il genio di Leonardo da Vinci consistette nel suo essere un “dilettante”, qualcuno cioè che non aveva mai perfezionato un mestiere o una disciplina, ma che seguiva invece la fantasia, sperimentando in ogni settore strade sempre nuove. Il sogno di Leonardo fu in altre parole più grande della sua opera e la sua una visione universale, incentrata sull’uomo, il pensiero, la scienza, l’anatomia. Sarà forse per questo che l’affresco che costituisce il vertice della sua ricerca, l’Ultima cena, cominciò ben presto a manifestare la propria caducità.

Commissionato da Ludovico il Moro ed eseguito tra il 1495 e il 1497 nel refettorio milanese di Santa Maria delle Grazie, divenne subito oggetto di grande ammirazione. In esso convergono studi anatomici, funzione espressiva dei moti del corpo e dei tratti fisionomici, rapporto tra luce e illusione spaziale e prospettica, sperimentazione tecnica e materiale. A differenza di quanto avevano fatto i suoi predecessori fiorentini in dipinti di uguale soggetto, Leonardo dà all’intera composizione un’intensissima e a tratti violenta drammaticità, provocata dall’inaspettata e sconvolgente rivelazione di Gesù: «In verità vi dico, uno di voi mi tradirà». Nelle tredici figure, disposte a triadi, questa frase diventa così sgomento, protesta, ira, stupore, secondo l’indole di ciascuno. Oltre a ciò, la sala dipinta riprende e continua le linee delle pareti della sala reale, ampliandone illusionisticamente le dimensioni, mentre i personaggi sono sovradimensionati sia rispetto alla tavola sia rispetto allo spazio che li contiene. In questo modo la solennità e la potenza dei loro atti risulta accresciuta e la scena acquista una monumentalità senza precedenti.

Ma proprio come la sua concezione dell’arte, intesa come indagine ed elaborazione di soluzioni innovative, anche la tecnica di Leonardo era in larga parte sperimentale: per l’Ultima cena infatti il maestro seguì un procedimento di sua invenzione, stendendo sulla superficie muraria due strati di imprimitura a gesso su cui poi dipinse sovrapponendo tempera all’uovo e pittura a olio. Quello che ottenne fu però una pigmentazione estremamente vulnerabile, responsabile, già a partire dal 1517, del deteriorarsi dell’opera. A ciò va aggiunto che nel Seicento i frati del refettorio aprirono una porta nella parete inferiore, causando quindi la scomparsa dei piedi di Cristo. Ulteriori danni furono poi causati dalle truppe napoleoniche che qui si accamparono durante l’occupazione, mentre, nel Settecento prima e nell’Ottocento poi, l’opera fu soggetta a diversi tentativi di restauro che non ebbero però altro risultato che assorbire polvere e fuliggine. E non è finita: durante la seconda guerra mondiale il refettorio fu bombardato lasciando miracolosamente in piedi la parete del dipinto (fu naturalmente solo a guerra finita che si intervenne architettonicamente per ripristinare la struttura). Arriviamo così al 1978, quando, sotto la direzione di Pinin Brambilla Barcilon, ha inizio un delicato e attento restauro durato vent’anni e volto a riportare il Cenacolo all’originale leonardesco, asportando tutte le vecchie sovrapposizioni cromatiche dei precedenti interventi.

E oggi? Insieme al Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Eataly ha finanziato un’imponente operazione di tutela che permetterà di immettere ogni giorno nuova aria pulita all’interno del refettorio, prolungando di ulteriori 500 anni la vita del dipinto e permettendo a un numero maggiore di visitatori di ammirare l’opera. Un’occasione in più quindi per visitare il refettorio di Santa Maria delle Grazie nell’anno dei festeggiamenti per i 500 anni dalla morte di Leonardo.

cenacolo.it
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