L’ombelico del mondo

Overlook Hong Kong Island north coast, Victoria Harbour and Kowloon from middle section of Lugard Road at daytime (enlarged version and better contrast, revised)

Tra i porti più trafficati al mondo, Hong Kong è un meraviglioso laboratorio dove Oriente e Occidente si incontrano, consentendo a persone dalle origini lontane di convivere e confrontarsi ogni giorno. Senza dimenticare la sua antica storia.

di Stefano Ampollini

Per la sua storia e per ciò che rappresenta oggi non è esagerato pensare a Hong Kong come all’ombelico del mondo, punto d’incontro tra Oriente e Occidente, mai così vicini e sempre più integrati dal punto di vista economico e dello stile di vita. La globalizzazione ha portato le due sfere di influenza del pianeta a incontrarsi, annusarsi e in alcuni casi persino a fondersi, e Hong Kong in questo è un laboratorio dove persone dalle origini lontane possono vivere e confrontarsi tutti i giorni. Il recente scivolone di Dolce&Gabbana ha dimostrato quanto la conoscenza e il costante confronto con una cultura così distante come quella cinese siano un esercizio necessario per continuare a progredire nel terzo millennio e non chiudersi tra muri sovranisti. Quando sono partito per questo lembo di terra famoso per avere una delle densità più alte al mondo (6500 abitanti per chilometro quadrato), mi avevano raccontato che avrei trovato la New York d’Oriente, e per certi versi è davvero così, ma più che altro a livello urbanistico e architettonico. Lo skyline dell’isola che si può ammirare da Kowloon non è molto diverso dal panorama da cartolina di Manhattan visto da Brooklyn. Le differenze stanno tutte in cosa c’è oltre quei grattacieli. Se New York è cresciuta multietnica perché ha rappresentato il primo approdo per molte popolazioni verso il nuovo mondo, Hong Kong viene invece da una storia antichissima.

Tai O, sull'isola occidentale di Lantau Island

Tai O, sull’isola occidentale di Lantau Island

Solo due secoli fa divenne colonia dell’Impero britannico sotto la regina Vittoria, rappresentando fin da subito uno strano incrocio tra la modernità di un Paese che proprio in quegli anni stava conoscendo la rivoluzione industriale e un mondo cinese rigidamente ancorato a tradizioni millenarie. Ancora oggi Hong Kong è uno dei porti maggiormente trafficati al mondo (257 milioni di tonnellate di merci, fonte: Dipartimento di statistica di Hong Kong), ma oggi la Cina, come ben sappiamo, è cambiata radicalmente, perseguendo un modello di sviluppo persino ossessivo, per quanto si tratti di una forma di capitalismo di Stato. Quando nel 1997 vi fu il trasferimento della sovranità dal Regno Unito alla Repubblica Popolare Cinese, si optò con lungimiranza per il principio “una Cina due sistemi”, lasciando a Hong Kong un sistema politico diverso dalla Cina continentale e un alto grado di autonomia della gestione della città. Questo ha permesso all’ex colonia di continuare a rimanere attrattiva per molte aziende occidentali e multinazionali, che qui ancora mantengono una loro sede.

Il tempio di Wong Tai Sin

Il tempio di Wong Tai Sin

Mentre i tanti migranti che hanno scelto di vivere a New York facilmente si sentono newyorkesi, gli occidentali che si sono trasferiti a Hong Kong continuano a considerarsi “cittadini del mondo” sempre pronti con la valigia in mano anche dopo molti anni, pur avendo messo radici e godendo di un lavoro stabile ben retribuito. Non è questione di mancanza di integrazione, ma semplicemente di attitudine mentale: tutti vivono per l’oggi pur avendo una visione molto rivolta al futuro. Il modo migliore per visitare Hong Kong è proprio questo: girare a caso per i mercati cinesi di Wan Chai e poi fermarsi a parlare con alcuni dei tanti migranti occidentali che la sera popolano i locali di Lan Kwai Fong. Hong Kong è anche un paradiso per lo street food e per le contaminazioni più sofisticate, dal momento che qua si trova ogni tipo di cucina internazionale. Per i veri appassionati della cucina locale e per i più curiosi è consigliato il tradizionale Lin Heung Tea House, per gli amanti del dim sum è imperdibile il Tim Ho Wan Sham Shui Po, mentre per l’anatra laccata è da provare il Kam’s Roast Goose. Se poi volete smaltire le calorie accumulate potete salire a piedi il Victoria Peak, il punto più alto della città, raggiungibile anche con il tradizionale tram. Qua la vista è mozzafiato, anche se ciò che non manca a Hong Kong sono le prospettive da cui poter ammirare la città dall’alto: un aperitivo al Seevva Rooftop è un’ottima soluzione. Per finire non si può ripartire senza aver visitato Wong Tai Sin, tempio e luogo di pellegrinaggio che unisce tre religioni: Taoismo, Buddismo e Confucianesimo. Con i suoi ritmi lenti, l’architettura tradizionale e i fedeli in preghiera intenti a portare cibo in dono, il Wong Tai Sin sembra stridere rispetto alla città frenetica e ai grattacieli che lo circondano, ma rappresenta un’altra parte dello spirito di questo pezzo di mondo che non dimentica le proprie tradizioni.

Articolo pubblicato su Club Milano 47 novembre-dicembre. Clicca qui per scaricare il magazine.

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