Quanto dura un minuto?

matera emozioni 2019. Foto-Three-Sixty

Nel 2019 Matera sarà Capitale della Cultura Europea, un’occasione speciale per visitare i sassi. Ma non solo. Per anni rimasta fuori dagli itinerari turistici, la Basilicata ha un patrimonio paesaggistico, culturale e artistico unico. E soprattutto non conosce fretta: indossate scarpe comode, armatevi di curiosità e lasciatevi stupire dal suo incanto.

di Carolina Saporiti

Matera è un colpo al cuore. Aspetti di vederla da tutta la vita e quando finalmente accade è un’esplosione. Si gira a piedi (a parte piccole eccezioni) e forse questo è proprio uno degli elementi che fa la differenza. L’uomo nei sassi. L’uomo che percorre le stesse strade da secoli. L’uomo che si connette con il territorio. La magia di Matera risiede nella forte connessione tra natura, paesaggio e abitanti, ma soprattutto risiede nella sua storia. Una storia di riscatto. Nel 1948 Togliatti la definisce “vergogna nazionale”, nel 1952 De Gasperi firma la legge speciale per lo sfollamento dei sassi, nel 1993 viene dichiarata Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco e nel 2019 sarà Capitale della Cultura Europea. Un cambiamento veloce, inimmaginabile da altre parti, ma non a Matera dove le persone non hanno tempo di stare a pensare, devono fare. «La borghesia qua non è mai passata» ci dice Rossella Tarantino manager sviluppo e relazioni della Fondazione Matera-Basilicata 2019. «Da contadini che vivevano nelle grotte, i Materani si sono trovati nella comunità utopica creata da Olivetti. Oggi vivono un’altra sfida: quella del turismo». E la stanno gestendo molto bene. Tutto è pulito, organizzato e tutti sono gentili. I turisti sono ben voluti. Si è preferito un turismo di tipo lento, dove la città e i monumenti sono occasioni di incontro e non attrazioni. L’importante infatti è non limitarsi a guardare. Ci vuole del tempo per entrare in connessione con il luogo e non sarà un caso che tra i materani si usa dire: «Quanto dura un minuto a Matera?». Bisogna fermarsi e contemplare per scoprirlo.

Un particolare dell’affresco della Cripta del Peccato Originale a Matera. Usata dai monaci benedettini per le celebrazioni, venne dipinta nell’XI secolo dal Pittore dei fiori di Matera

Un particolare dell’affresco della Cripta del Peccato Originale a Matera. Usata dai monaci benedettini per le celebrazioni, venne dipinta nell’XI secolo dal Pittore dei fiori di Matera

Prima tappa la Cripta del Peccato Originale, a volte chiamata la cappella sistina rupestre per quanto sono belli i suoi affreschi: una Madonna con un vestito decorato con perle, gli Arcangeli, la narrazione delle vicende bibliche di Adamo ed Eva, ma soprattutto tantissimi fiori rossi che incorniciano le pitture e che hanno dato il soprannome all’artista che dipinse nel IX secolo questa chiesa dei monaci benedettini, “il pittore dei fiori di Matera”. La cripta è la più antica testimonianza di arte rupestre del sud Italia e si trova a pochi chilometri dalla città, lungo la via Appia. Le visite vanno prenotate ed è consigliabile farlo dal sito internet. Da qui, proseguendo verso sud ovest, si attraversa la campagna della Basilicata, in direzione di Craco. Chiedendo informazioni stradali – se non volete usare il navigatore e in effetti non è necessario, visto che le strade sono poche ed è veramente difficile sbagliare – qualcuno potrebbe chiedervi a sua volta: «Cosa andate a fare a Craco?». «A vedere quanto dura un minuto da queste parti» è senz’altro la risposta più corretta. Arroccato su una collina a 390 metri d’altezza, dopo alcune curve in salita, Craco compare alla vista con tutto il suo fascino. Apparentemente è un borgo simile a tanti altri italiani, ma ci si accorge subito che c’è qualcosa di “strano”. È un borgo fantasma che fu abbandonato negli anni Sessanta dopo una frana. Per recuperare in parte gli edifici, il Comune ha istituito nel 2011 un percorso di visita guidata lungo un itinerario messo in sicurezza che permette di percorrere il corso principale del paese, arrivando fino alla vecchia piazza. Per la visita guidata non è necessario prenotare, basta recarsi presso la mediateca della città.

Craco è un borgo fantasma di Matera. Foto: Archivio fotografico APT

Craco è un borgo fantasma di Matera che venne abbandonato nel 1963 a causa di una frana. Oggi si può visitare solo con una guida del luogo. Foto: Archivio fotografico APT

Proseguendo verso nord, guidando tra le colline, si raggiunge Pietra Pertosa, in provincia di Potenza. Il paese rientra nella lista dei borghi più belli d’Italia e insieme ai centri limitrofi forma il Parco delle Dolomiti Lucane. Pietra Pertosa significa pietra forata e fa riferimento al grande foro nella rupe visibile dalla città. Nel borgo si possono visitare alcune chiese tra cui quella di San Giacomo Maggiore, nota anche come chiesa Matrice o chiesa Madre e risalente al 1400. Fa parte del Parco anche Castelmezzano, un altro dei borghi più belli d’Italia, fondato tra il VI e il V secolo a.C. dai Greci, che originariamente chiamarono questo luogo Maudoro, cioè mondo d’oro. Ancora più a nord nella provincia di Potenza un bellissimo itinerario porta alla scoperta dei castelli della Basilicata: Melfi, Lagopesole, castello di Pirro del Balzo a Venosa, castello Caracciolo di Brienza e castello del Malconsiglio a Miglionico. Nelle vicinanze si può visitare anche il comune di Acerenza, famoso soprattutto per la cattedrale di Santa Maria Assunta e San Canio Vescovo, uno dei monumenti più importanti di tutta la regione. Arrivare fino a qui e visitare i borghi e i castelli richiede almeno un paio di giorni. Se avete a disposizione del tempo, la visita di questa parte della Basilicata può essere una bella alternativa agli itinerari più conosciuti. Invece, se avete poco tempo, l’itinerario tra Craco, Pietra Pertosa e Castelmezzano è migliore perché si può fare in giornata e tornando verso Matera, se non è tardi, ci sono un altro paio di tappe consigliate. La prima è Montescaglioso, nota anche come città dei monasteri per la presenza di quattro complessi monastici: l’abbazia di San Michele Arcangelo, il convento di Sant’Agostino, quello della SS. Concezione e quello dei Padri Cappuccini. Appena fuori dal borgo è possibile visitare alcune chiese rupestri del Parco della Murgia, come il Santuario della Madonna della Murgia con un bellissimo affresco della Vergine con bambino. A pochi chilometri dai sassi la storia millenaria si unisce con quella più recente nel Parco La Palomba. In una cava di tufo esaurita l’artista Antonio Paradiso ha realizzato una mostra d’arte permanente delle sue opere, trasformando questo suggestivo luogo in un parco d’arte a cielo aperto. Nonostante sia ben visibile dalla Appia (e l’ingresso gratuito), è frequente arrivare e scoprirsi gli unici visitatori: tanto meglio. Scendendo nella cava, circondati da alte pareti di rocce e sculture in ferro che si alzano verso il cielo, si ha l’impressione di diventare progressivamente sempre più piccoli. Ed ecco che guardando verso l’alto e contemplando le opere d’arte avrete la risposta alla domanda iniziale “Quanto dura un minuto a Matera?”.

Vista di una delle opere d’arte in ferro di Antonio Paradiso nella cava Palomba, a pochi chilometri dai sassi

Vista di una delle opere d’arte in ferro di Antonio Paradiso nella cava Palomba, a pochi chilometri dai sassi

 

Articolo pubblicato su Club Milano 47 novembre-dicembre. Clicca qui per scaricare il magazine.

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