Ofelè fa el to mesté! I mestieri di una volta

Autisti di carrozze

El brumista, el menafrecc, el lampadee… erano alcuni dei lavori più diffusi nella Milano dell’Ottocento e del Novecento. Viaggio alla scoperta dei mestieri meneghini più curiosi, oggi scomparsi o trasformati.

di Alessandra Cioccarelli | 10 gennaio 2019

Ofelè fa el to mesté! Pasticcere fa il tuo mestiere! Recita un vecchio detto milanese ancora in uso in Lombardia. Quasi un monito a chi si improvvisa esperto e cerca di fare ciò che non è poco o per niente in grado di fare. Ma quali erano i mestieri della Milano di una volta? Alcuni si sono trasformati, altri si sono estinti del tutto e ne troviamo memoria solo in qualche preziosa foto d’epoca o nel racconto di parenti lumbard o meneghini doc. Una carrellata veloce e divertente ci porta a spasso nel tempo tra i lavori, per lo più ambulanti, comuni nella Milano dell’Otto-Novecento…

Prima del taxista c’era el brumista
Fino al 1830 circa a Milano in circolazione c’erano solo gli eleganti calessi degli aristocratici o le carrozze su cui le dame sfoggiavano lussuosi abiti e accessori alla moda. Poi fu la volta della vettura pubblica, progettata sullo schema della carrozza, con il cocchiere seduto a cassetta come ideato da Lord Brougham. I milanesi pensarono bene di ribattezzare il veicolo “Brumm” e il conducente “Brummista”. El brumista indossava una tipica divisa con giacca di tessuto pesante orlata di un nastro colorato, un panciotto rosso e un cilindro lucido basso…dopodiché non aveva che da aspettare i clienti in grado di permettersi di pagare il trasporto!

Venditore di castagne

Venditore di castagne

La fuliggine sparisce grazie al menafrecc
Nella Milano di una volta per le strade del quartiere un uomo con un garzone –  tutt e du negher de fuliggine – andavano passeggiando e strillando “mena frecc!!” Erano lo spazzacamino e il suo aiutante che muniti di tutto punto – spazzolini di ferro, ganci e robuste corde – facevano sapere a gran voce a tutti coloro che aveva bisogno di pulire il camino o la stufa che loro erano pronti a intervenire. All’epoca era un mestiere decisamente indispensabile.

Risotto con le rane? Chiama el ranee!
Ciappà stanott in de la risera! Fée risott coi rann, ò donn, stasera! Prese di fresco stanotte nella risaia! Fate risotto e rane, o donne, per stasera! Grida festoso el ranee, il venditore di rane, ovvero colui che prende le rane e le vende ancora vive alle sciure in procinto di preparare un bel risottino. Quello de el ranee era un mestiere stagionale piuttosto diffuso: nella stagione favorevole si catturavano le rane nei corsi d’acqua attorno a Milano e si andava poi in città per venderle. A Milano del resto le rane erano davvero richieste e considerate anche una prelibatezza. Non mancava però qualche venditore disonesto che spacciava rospi per rane…

Il lustrascarpe

Il lustrascarpe

Alla luce ci pensa el lampedee
Per tutto il Settecento a Milano l’illuminazione era quasi unicamente quella dei ceri accesi di fronte a tabernacoli e immagini sacre agli angoli delle strade. Nel 1788 sparsi in tutta la città c’erano ben 1200 lampioni di diversi tipi, dapprima lumi ad olio, in seguito a petrolio. Ad accenderli arrivavano con l’imbrunire i lampedée (coloro che si occupano delle lampade) che con la scala, la perteghetta (la pertica) e la scatola contenente il bricco dell’olio accendevano i lampioni. Al mattino i lampedée tornavano di nuovo in sella alla bicicletta per spegnerli. Nel 1820 i ceri furono poi sostituiti dalle lampade Argant, inventate da uno svizzero che aveva trovato il sistema di evitare il fumo con stoppino a calza e introdotto un camino di vetro per il tiraggio della fiamma. Con il 1843 si arrivò alle lampade a gas, gestite da una società belga che aveva il suo gasometro vicino l’attuale Università Bocconi: erano sempre i Lampedée che andavano in giro lungo la rete dell’illuminazione ad aprire e regolare i rubinetti del gas, sempre con l’intramontabile perteghetta.

Caffè low cost? Ci pensa el caffettee del caffè del genoeucc
Tra i venditori più curiosi della Milano di un tempo c’era “el caffettee del caffè del genoeucc”, il venditore di caffè del ginocchio. La tradizione risale all’Ottocento e prosegue fino alla prima Guerra Mondiale: in città non mancavano rinomati locali, eppure in piazza del Duomo si poteva vedere una specie di trespolo sulle ruote gestito da un ambulante che vendeva caffè caldo agli operai che andavano presto al lavoro o rientrava tardi alla sera e aveva troppi pochi spiccioli per gustare quello del bar. Il caffè venduto dall’ambulante era certo a buon mercato ma non era un primizia; la bevanda era ricavata dai fondi recuperati nei bar limitrofi, scaldato in un recipiente e spillata annacquato da un apposito rubinetto. Ma che centrano le ginocchia? Il cliente per spillare la bevanda a volte doveva persino inginocchiarsi, da qui lo sfacciato popolino iniziò ad apostrofare il venditore con il nome di “el caffettee del caffè del genoeucc”. Per altri il nomingnolo deriva invece dal fatto che per gustare il caffè i clienti, seduti sui gradini della piazza, poggiavano la tazzina sul ginocchio.

 

Venditore di rane

Venditore di rane

Dizionario degli antichi mestieri
E gli altri mestieri? Ecco una lista dei più comuni…

El moletta – L’arrotino

El Fironatt e El Gigi de la gnaccia – Il venditore di collana di castagne e il venditore di castagnaccio (i primi venivano dalla Toscana)

L’umbrelee o ombrellat  L’ombrellaio

El Cadregatt Il ripara sedie

El giasee – Il venditore di ghiaccio

El Garzòn del Prestinèe – Il garzone del panettiere

El scovinatt – Il venditore di scope

El impastador de avvis – Quello che attaccava i manifesti sui muri o negli spazi riservati

El gambaree – Il venditore di gamberi (pescati nel Lambro)

L’ancioatt – Il venditore di acciughe

Commenti

commenti

Be first to comment