Il fascino discreto del mosh pit

Marco Dapino - Rat King

Dal 14 febbraio al 29 marzo Nowhere Gallery ospita la mostra Rat King di Marco Dapino, i cui scatti documentano il centro della mischia di concerti punk e metal in giro per l’Europa.

di Marco Agustoni | 11 febbraio 2019

La fotografia ha, per ovvi motivi, un limite: per quanto possa documentare da un punto di vista visivo, farà sempre fatica a restituire la fisicità e la concretezza degli eventi. Questo limite ha provato a superarlo Marco Dapino, fotografo milanese classe 1981 che ha esposto i suoi lavori dalla Triennale di Milano all’aeroporto di Malpensa e ha all’attivo volumi come Unsung Heros e Tsukumogami (ed. Quinlan), con la sua nuova mostra Rat King, ospitata da Nowhere Gallery in via Caravaggio 14, a Milano, dall’inaugurazione di giovedì 14 febbraio fino a venerdì 29 marzo.

A rendere particolare la mostra in questione è, innanzitutto, il soggetto scelto da Dapino: le opere esposte – Rat King, una proiezione su tre pareti di circa 200 diapositive, con tanto di apparato di riproduzione sonora, e Wood Goblins, una serie di diapositive montate su un solido retroilluminato – vogliono infatti testimoniare l’energia (cinetica e non solo) dei mosh pit dei concerti punk, hardcore e metal.

Rat King Marco Dapino

Stage diving durante un concerto

Per chi non sapesse cos’è un mosh pit, in breve si tratta del “centro della mischia” dei concerti punk, metal e via dicendo, dove gli spettatori pogano con più foga e da dove non è raro uscire acciaccati, fra spintoni e gomitate in faccia. Perché inquadrare un soggetto così particolare? Lo spiega lo stesso fotografo: “La cosa è nata un po’ per caso un paio di anni fa a un festival punk a Londra. Mi ero portato una macchina compatta analogica per fare qualche scatto e sono uscite delle foto totalmente incontrollate dentro i mosh pit. Da lì ho deciso di documentare questa pratica”.

Le foto in mostra sono state scattate nel corso degli ultimi due anni, in giro per l’Italia e in Europa, dai concerti della scena punk milanese a “eventoni” come l’ultimo concerto degli Slayer, passando per festival europei come il Roadburn in Olanda, lo Static Shock a Londra, il K-town a Copenaghen e il Nothing Nice To Say a Berlino. “Insomma, dove trovavo una situazione mi ci buttavo e intanto la camera faceva il suo lavoro”.

Rat King Marco Dapino

Rat King documenta il contatto fisico e l’energia dei mosh pit di concerti punk e metal

Ovviamente, i problemi non sono mancati, visto che si tratta, parole di Marco Dapino, di “una circostanza parecchio estrema da fotografare e registrare, se decidi di farlo dall’interno e pogando a tua volta”. Svariati gli incidenti di percorso, sia per il fotografo, che per la camera e per gli apparecchi usati per registrare i rumori. “A Copenaghen mi sono rotto il naso per una testata ricevuta durante un pogo perché ero distratto nel caricare un rullino e più volte mi sono incrinato le costole facendo stage diving. La mia macchinetta è dovuta andare dal riparatore 2 o 3 volte, tant’è che per gli ultimi concerti mi sono fatto fare un rinforzo. È caduta in diverse occasioni e a volte si è aperta bruciando la pellicola, cosa che è documentata in mostra”.

Da non sottovalutare anche le difficoltà di riprendere soggetti in continuo movimento. Ma in questo caso Dapino ha optato per un approccio a suo modo un po’ “punk”. “Da questo punto di vista non mi sono preoccupato più di tanto. Usavo un flash sulla seconda tendina e non ho mai visto una volta dentro il mirino mentre scattavo. Mi fidavo di quello che faceva la macchina fotografica”. Di certo, visto che in passato come fotografo si è dedicato molto alla fotografia di architetture statiche, è stato necessario riadattarsi al contesto. “L’approccio è totalmente diverso, completamente distaccato dalla ricerca sul paesaggio che usualmente porto avanti. Di solito uso il cavalletto e prediligo una fotografia contemplativa, mentre Rat King è la documentazione di un atto performativo”.

Rat King Marco Dapino

Una delle difficoltà maggiori incontrate dal fotografo: scattare nel mezzo della mischia e uscirne indenne

Per finire, si parlava in apertura della problematica di trasporre in foto la componente fisica dell’esperienza, in questo caso ricca di sudore, odori e contatto diretto. Componente che Dapino non ha voluto trascurare: “Ho pensato a un’installazione apposita per Nowhere Gallery che cercasse di ricreare la sensazione di stare dentro un mosh pit, proiettando su quasi tutta la galleria (che è composta da una stanza) le immagini, in modo da avvolgere le persone che entrano. Il tutto accompagnato dal rumore dei proiettori e da un supporto fonografico per catturare i suoni durante i concerti con un’attrezzatura rudimentale che riporta in pieno la componente fisica di tale esperienza”.

“Chi si butta nella mischia di un mosh pit vuole vivere la musica in maniera più fisica possibile”, conclude Marco Dapino. “Non solo ascoltare, ma cercare il contatto con altri corpi, sentire il calore e il sudore addosso, inseguire l’impatto fisico del suono. In sostanza, sentirsi più vivo che mai”. Chi volesse vivere qualcosa di questa esperienza a suo modo estrema, può farlo fino al 29 marzo con la mostra Rat King.

Rat King Marco Dapino

Chi si getta nei mosh pit vuole vivere la musica anche da un punto di vista fisico

Marco Dapino – Rat King
Giovedì 14 febbraio – venerdì 29 marzo
Nowhere Gallery
via Caravaggio 14, Milano

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