Percorsi d’arte sull’Appennino

Rocchetta Mattei

Dalla chiesa firmata da Alvar Aalto alle vetrate immaginifiche di Luigi Ontani, dai murales meditanti degli street artist fino a quell’incanto tra storia e architettura che è la Rocchetta Mattei, l’Appennino tosco-emiliano sorprende con proposte tra arte e natura.

di Marilena Roncarà | 7 marzo 2019

Storia, natura, cultura, buona cucina… a pochi passi da Bologna l’Appennino tosco-emiliano sorprende per le sinergie tra arte e natura di cui è espressione e interprete. Ecco un itinerario promosso da Bologna Welcome in occasione di Arte Fiera, in quattro tappe per altrettante località da scoprire, dove l’arte, l’architettura o l’elemento gastronomico semplicemente arricchiscono un paesaggio naturale già da solo degno di nota.

Andrea Casciu con NemO's Foto di @Alessandraneri

Andrea Casciu con NemO’s Foto di @Alessandraneri

Cominciamo da Marzabotto che diventa ora luogo della memoria e località simbolo celebrata dall’Associazione Pennelli Ribelli promotrice in loco di un festival di street art. Ed ecco che per la commemorazione dell’atroce strage nazifascista del 1944, alcuni street artist di fama internazionale: Andrea Casciu, Guerilla Spalm, Ericailcane, NrmO’s, collettivo Fx e Kiki Skipi hanno dipinto i muri dell’ex cartiera di Lama di Reno, realizzando murales ispirati alla figura del “lupo” in ricordo di Mario “Lupo” Musolesi, il comandante della Brigata Stella Rossa, attiva sull’Appennino tosco-emiliano tra il ‘43 e il ‘44. I lavori, realizzati nell’arco di 10 giorni e restituiti alla cittadinanza il 6 ottobre 2018, in un momento di festa, oltre a essere stati un appuntamento significativo di Arte Fiera Bologna, continuano a campeggiare con forza espressiva sui muri della cartiera abbandonata. L’opera tutta, come sottolineano i fondatori dell’associazione Pennelli Ribelli, non è infatti un’operazione artistica, ma “un’operazione meditante”, un fare memoria in modo attivo.

Chiesa di Santa Maria Assunta a Riola, di Alvar Aalto

Chiesa di Santa Maria Assunta a Riola, di Alvar Aalto

Spostandoci altrove sempre sull’Appennino, un’altra tappa obbligata è Riola capace di sorprenderci per la Chiesa di Santa Maria Assunta realizzata su progetto di Alvaar Alto. Ed è così che un paese di poco meno di 1000 abitanti a circa 48 chilometri da Bologna rivela uno dei maggiori esempi italiani di architettura sacra moderna. Arrivandoci l’impatto è impressionante sia per il candore delle pareti realizzate con le pietre dei monti dei dintorni (di Montovolo), sia per lo straordinario bagno di luce dell’interno della chiesa, una naturale conseguenza dell’esposizione delle finestre alte, tutte collocate a nord per consentire appunto alla luce di entrare in maniera diffusa. Altrettanto affascinante è la storia di questa chiesa, di cui tutti i riolesi si sono innamorati da subito, e delle persone che a vario titolo ne hanno voluto la realizzazione. Dal Cardinale Giacomo Lercaro che nel novembre del 1965 conferì l’incarico all’architetto Alvar Aalto, allo stesso architetto finlandese che accettò l’incarico realizzando qualcosa capace di interpretare in maniera sublime la nuova liturgia, facendosi anche interprete di rappresentare nella sua opera la spiritualità della natura intorno, al parroco contadino che fece della realizzazione del progetto una missione, fino all’imprenditore coraggioso Mario Tamburini, direttore dei Grandi Lavori che si fece carico della costruzione della chiesta, superando difficoltà economiche e politiche.

Interno chiesa di Santa Maria Assunta a Riola

Interno chiesa di Santa Maria Assunta a Riola

Da qui a Vergato il passo e breve e merita una visita senz’altro il Palazzo Capitani della Montagna arricchito nella sala consiliare dalle vetrate donate dal maestro Luigi Ontani. Quattro vetrate che sono un tripudio di colori e di simboli e che rappresentano in successione e intrecciati tra loro, il ciclo della vita umana e delle stagioni, con il variare dei fiori, dei frutti e dei colori e i quattro elementi naturali: Acqua, Fuoco, Terra e Aria. A breve sempre qui, in piazza Giovanni XXIII sarà inaugurata la Fontana dello stesso Ontani, un’opera in marmo e bronzo che grazie a figure della mitologia classica, un Fauno per il fiume Reno, il CupidoAmor d’Arte per il torrente Vergatello e il maestoso Tritone a incarnare l’Appennino, realizza un sodalizio tra arte e territorio.

Per non farci mancare i piaceri della cucina una locale, una sosta al ristorante da Benito a Camugnano e d’obbligo. Si tratta di un’antica trattoria con una splendida vista sui monti circostanti e soprattutto con un ottimo menu che va dagli antipasti di affettati, ai tagliolini ai porcini, alla tagliata di chianina, senza dimenticare le proposte per celiaci o vegani e per finire con l’ottimo dolce della casa.

Rocchetta Mattei

Rocchetta Mattei

Satolli e soddisfatti non resta che avviarsi verso l’ultima tappa di questo itinerario: la Rocchetta Mattei, un posto suggestivo tanto per la storia dell’edificio che è una commistione di architettura moresca, neo medievale e di elementi liberty, sia soprattutto per la storia del padrone di casa il conte Cesare Mattei che oltre a dirigerne personalmente la costruzione vi si stabilì a partire dal 1859, facendola diventare il centro di studi della sua elettromeopatia, una scienza medica empirica basata tra l’altro sull’uso del vento, delle erbe e di acque termali oltre che gli meritò una fama mondiale nel ventennio 1860-1880. E qui comincia un’altra storia.

Rocchetta Mattei

Rocchetta Mattei

 

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