Stefano Seletti

STEFANO SELETTI _PhotoCredits-Pierpaolo Ferrari

QUANDO IL DESIGN SI DIVERTE

Dalla vendita di scopini a Cicognara a un’azienda con negozi in Italia e all’estero, che ha fatto del design più ironico e divertente il suo cavallo di battaglia. Tutto è cominciato con un viaggio in Cina nel 1972 e con l’interesse per l’artigianato locale.

di Maria Chiara Antonini – foto Pierpaolo Ferrari

Nel 2019 Seletti festeggia i suoi primi 55 anni di attività: quanto e cosa è cambiato dal 1964 a oggi?
Nel 1964 mio padre commercializzava scope e scopini, perché Cicognara, in provincia di Mantova, è la patria del pennello e della scopa. Nel 1972 va in Cina per la prima volta e inizia a importare il tipico arts and crafts cinese. Io ho iniziato nel 1987, quando avevo 17 anni, a seguire mio padre e da quel momento ho iniziato a trasformare leggermente i prodotti che importavamo. È stata un’evoluzione-rivoluzione che, passo dopo passo, ci ha portato a una radicale trasformazione, pur non tradendo le nostre origini che da sempre ci hanno reso un’azienda vicina alle persone. Dal mass market oggi abbiamo dei monomarca Seletti e siamo nei design store più importanti al mondo, ma la nostra democraticità continua a essere un punto di forza che contraddistingue il nostro lavoro.

Negli anni avete sdoganato la percezione del design come un lusso per pochi. Quanto conta l’elemento ludico nel design di oggi?
La nostra storia non ci avrebbe mai permesso di competere con le storiche aziende di design, per cui quello che da sempre cerchiamo di fare è di trovare una chiave diversa, ma rappresentativa della nostra identità. La prima volta è stata con Estetico Quotidiano: abbiamo trattato la porcellana in chiave ironica, reinterpretando le forme di piatti, bicchieri, bottiglie in plastica e di altri oggetti di uso quotidiano, come portauova in cartone, cassette della frutta, cestini di vimini. Sono passati 12 anni e questa collezione continua a essere uno dei nostri best seller.

Avete aperto il secondo negozio monomarca in Italia: quali sono i vostri prodotti più comprati?
Sicuramente i progetti del catalogo Lighting sono tra i più amati dal nostro pubblico. Anche nell’ambito dell’illuminazione abbiamo dovuto cercare il nostro spazio, sviluppando prodotti che non fossero presenti sul mercato. Gli alfabeti luminosi ci hanno dimostrato di essere in grado di intercettare la giusta direzione, che ci ha portato poi negli anni allo sviluppo di best seller come la Monkey Lamp, uno dei nostri prodotti più amati. L’apertura del flagship store a Milano ci ha dato un’energia veramente positiva, così come il secondo negozio a Verona e un temporary store (fino al 28 febbraio 2019) a Parma. All’estero invece siamo molto orgogliosi di essere da qualche mese da Selfridges a Londra, mentre il nostro prossimo obiettivo saranno Parigi e Amsterdam.

In che direzione sta andando il design, complici i social network, internet e le sempre più numerose fiere nel mondo?
Sicuramente i social network, per la loro capacità di raggiungere un pubblico più eterogeneo e ampio, stanno contribuendo a sviluppare un’attenzione sempre maggiore verso il design, soprattutto da parte dei più giovani. Se consideriamo Milano e la capacità della Design Week di coinvolgere trasversalmente la città, possiamo dire che il design sia la disciplina in assoluto più attraente per il pubblico, superando la moda, l’arte, il cinema. Sento che si sta esaurendo quell’immagine del design legata al minimalismo scandinavo, fatta di legni chiari e colori pastello, che negli ultimi anni ha dominato la scena. C’è sempre più il bisogno di tornare a oggetti a noi cari, al colore, a soluzioni anche fuori dall’ordinario. Alla fiera di Stoccolma, il nostro stand era candidato, insieme ad altre due aziende, al premio come miglior booth: era per noi la prima volta nella capitale svedese e questo conferma come sia in atto un’inversione di tendenza importante.

Milano, da capitale del design italiano, negli ultimi anni sta vivendo una nuova rinascita: quartieri rivalutati, palazzi firmati da architetti internazionali e un costante vivace fermento culturale. Tu come la vivi ogni volta che ci vieni? Cosa ti piace di più di questa città?
Milano è una città a cui un’azienda di design non può non essere legata. La sede di Seletti è a Cicognara di Viadana, ma il nostro primo monomarca lo abbiamo aperto a Milano, in corso Garibaldi. Amo di Milano la sua capacità di accogliere persone e idee. I miei indirizzi preferiti: Corso Garibaldi 117, la sede dell’agenzia Paridevitale che cura la nostra comunicazione e quella di Toiletpaper.

Come ti vedi tra 20 anni?
Il confine tra la mia vita privata e quella lavorativa è sottilissimo. Abito a pochi metri dall’azienda, mia moglie e le mie bambine vanno e vengono di continuo tra casa e ufficio. Faccio il lavoro che amo, quello che mio padre mi ha insegnato a fare e che ho saputo e potuto trasformare a mia immagine e somiglianza. Al momento non mi vedo slegato dall’azienda, ma per la logica che non amo mai dire mai…

 

Intervista pubblicata su Club Milano 48 gennaio – febbraio 2019. Clicca qui per scaricare il magazine.

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