Costantino della Gherardesca

Costantino della Gherardesca

NOBILTÀ D’ANIMO

È il volto della televisione italiana che gira il mondo alla conduzione di Pechino Express. In più è anche nobile. Oggi “consegna” un programma a domicilio nelle case degli italiani (cercatelo su Rai 2) e per darci lo stato di salute della tv cita Molière.

di Nadia Afragola

Chi è Costantino della Gherardesca?
Non ho un’autostima alta, mi vedo come uno sfigato. Sicuramente un uomo solitario, un orso. Tra le cose buone c’è che sono una persona molto curiosa, intellettualmente parlando.

Che cosa vuol dire essere un nobile?
Al giorno d’oggi niente, perché dalla Rivoluzione industriale in poi i veri nobili sono gli industriali.

Nella vita crea da sempre personaggi satirici. Cos’è la satira per lei?
Sottolineare aspetti assurdi e pericolosi della società mediatica. Non sono per una satira semplice e didascalica. Ci sono molti responsabili per il caos in cui viviamo e parte della responsabilità è proprio dei media. In Italia nessuno fa più vera satira.

E l’ironia?
Ironia è evidenziare un lato spiritoso dentro cose che di per sé non hanno nulla di “giocoso”. Serve a trovare disperatamente la gioia nella vita di oggi, laddove spesso si è costretti semplicemente a sopravvivere.

Qual è stato il migliore impiego che ha fatto della Laurea in filosofia conseguita al King’s College London?
Mi ha aperto la mente e mi ha fatto ragionare. La uso quando scrivo, sia per la tv, sia per i quotidiani, sia per la radio.

Il suo sogno da bambino era fare televisione?
Sapevo che avrei lavorato nello show business, ma ero più entusiasta di oggi. Ora sono pronto ad andare in pensione. Non vorrei sembrare pauperista, luddista e ancor meno francescano, sono favorevole al progresso sociale, visto in chiave tecnologia, ma a volte il mio unico sogno è riuscire a ritagliarmi spazi più lunghi di contemplazione per leggere e stare da solo, ma per queste “faccende” pare non esserci tempo.

Cosa non è politicamente corretto fare oggi in Italia?
Trovo spaventoso il razzismo, che è cresciuto in modo a dir poco esponenziale, ma è una mentalità rovinosa. Come puoi pensare di aprirti al mondo? Molti giornalisti televisivi hanno messo una certa classe politica con una forte componente misogina, antisemita e razzista sullo stesso piano di Jacques Chirac, in un gioco di false equivalenze. Ecco rintraccio in loro delle responsabilità del nostro degrado.

Conduce “Apri e vinci” su Rai 2, un quiz familiare a domicilio. Come sta andando?
Straordinariamente bene se guardiamo gli ascolti. Entriamo nelle case delle persone e gli facciamo un quiz, che ci fa scoprire il livello di cultura generale, ma anche la personalità, le dinamiche di quella casa, se una moglie è prepotente o un figlio è malandrino.

Che idea si è fatto del nostro Paese attraverso il programma?
La gente sta bene, è sveglia, spiritosa, accogliente. C’è però una leggerissima chiusura verso il resto del mondo. Dovrebbe esserci più forza culturale sia nelle istituzioni accademiche, sia a livello mediatico per farci aprire al futuro e alla globalizzazione.

Quanta ipocrisia ha trovato in tv?
È tutta ipocrisia. Penso al Malato immaginario di Molière, ma la realtà è peggiore, è tutto di cattivo gusto, fatto al risparmio, con scenografie di compensato. Iniziai con Chiambretti, lui è autentico, se si arrabbia non usa l’ipocrisia come arma, semplicemente ti ‘secca’, non te le manda a dire.

Dopo sette anni, Pechino Express si prende una pausa. L’ottava edizione sarà trasmessa a gennaio 2020 e non a settembre di quest’anno. È a causa degli ascolti non entusiasmanti dell’ultima edizione?
Credo sia stata una scelta di palinsesti.

L’amore è una priorità?
No. Il lavoro è una priorità: è lì che sono riuscito ad avere successo fin da ragazzino, per cui mi sento competente, contrariamente invece a tutte le altre cose della mia vita, a parte certe passioni che non creo, ma mi limito a seguire, come quella per l’arte contemporanea. L’amore rientra nelle cose che non mi riescono bene. Sono dimagrito quasi trenta chili, facendo uno sforzo bestiale e sentimentalmente parlando avevo molto più successo prima. Pensa che sòla!

Bullismo: ha mai dovuto fare i conti con i leoni da tastiera?
Certo anche se non mi scalfiscono più di tanto. La cosa triste sono le notizie false che circolano, si propagano, “diventano” vere e feriscono le persone. Serve una regolamentazione della rete come mezzo di informazione e occorre responsabilizzare i mezzi di stampa tradizionali. Un giornalista deve scrivere un articolo per informare, non per ottenere consensi.

Sanremo. Le piace chi ha vinto? Cambierebbe il sistema di voto?
Mahmood? È un bel ragazzo, ma la sua musica non mi piace. Il televoto? Sono per i governi tecnici e la giuria di qualità per tutto. Quindi…

È felice?
Che parolone! No, non sono felice. Mi mancano i soldi per esserlo, possibilmente congiunti all’amore.

 

Intervista pubblicata su Club Milano 49 marzo – aprile 2019. Clicca qui per scaricare il magazine.

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