L’arte del gioiello

Maitea. Lorena Grippa lavora a un gioiello

Oltre alla moda e al design, Milano vanta anche una lunga tradizione in fatto di gioiello e oreficeria artigianale. E nei suoi tanti laboratori l’oro, l’argento e i metalli vengono lavorati con maestria e creatività, dando vita a gioielli unici e speciali proprio perché fatti a mano come una volta.

di Maria Chiara Antonini

C’è chi lo fa da una vita e chi invece ha deciso di cambiare vita, cominciando a farlo. Lo sanno bene i tanti orafi che lavorano a Milano e che hanno fatto dell’arte dell’oreficeria la loro professione. Ma come si diventa orafo? Lo abbiamo chiesto a chi ha fatto dell’oreficeria oltre che una professione, soprattutto una scelta di vita. Antonio Piluso, conosciuto per il suo marchio Pilgiò, ha scoperto il fascino di plasmare i metalli da giovanissimo. Così dopo aver fatto il tirocinio da Faraone e aver imparato tutte le tecniche di lavorazione, nel 1982 apre il suo primo laboratorio. Gli piace sperimentare diverse lavorazioni dei metalli, assemblando materie più semplici come il mattone, il rame e il ferro all’oro e alle pietre preziose. Si lascia ispirare dalla forza primitiva della terra e dall’energia primordiale dei metalli e le sue collezioni sono scultoree nella resa e uniche nello stile. I gioielli della linea Tracce, creati avvolgendo fili di rame, argento e oro, sono a oggi tra i suoi pezzi più rappresentativi, così come quelli della linea Ferromagnetismo, in oro e ferro abbinati a smeraldi, rubini, zaffiri e diamanti. Si definisce ‘muratore del gioiello’ e forse la tipologia di gioiello che lo rappresenta meglio è quella della serie Oro muto. Si tratta di monili nei quali la superficie della materia è trattata con una tecnica di lavorazione inventata da lui, che crea un effetto molto originale, enfatizzato dall’accostamento a zaffiri, diamanti e corindoni stellati inglobati direttamente nella materia, senza bisogno del castone. Affiancato oggi in laboratorio dai due i figli, Antonio Piluso vende i suoi gioielli nella galleria in via Caminadella e qui basta alzare lo sguardo tra le teche per intravvedere il laboratorio, dove crea e sperimenta ogni giorno, al piano rialzato.

Anello della collezione "Oro muto" di Pilgiò

Anello della collezione “Oro muto” di Pilgiò

Storia completamente diversa è quella di Lorena Grippa e dei suoi gioielli Maitea. Dopo gli studi all’Università Bocconi di Milano e un’esperienza professionale nel mondo finanziario, nel 2015 decide di lasciare tutto e di ricominciare una nuova vita. Da sempre affascinata dal mondo della gioielleria, si arma di coraggio e di umiltà e comincia il suo apprendistato in un laboratorio orafo a Milano. Impara tutto quello che c’è da sapere per creare un gioiello, dalla fusione dell’oro alla lucidatura finale e lasciandosi guidare dal suo gusto comincia a dare vita alle sue prime creazioni. Le linee sono semplici, lo stile minimal, e i suoi preziosi hanno sempre un dettaglio particolare che li rende unici. Può essere la pietra tagliata con una forma inedita, la chiusura di un bracciale che ricorda quella di una cintura o la montatura basculante di un anello. Dopo un primo pop-up all’interno de La Rinascente nel 2016 il successo arriva sia in Italia sia all’estero, ma Lorena Grippa non si monta la testa e continua a occuparsi di tutto: dalla lavorazione artigianale ai contatti con le boutique che vendono le sue creazioni, dalla gestione dei clienti che le chiedono gioielli personalizzati, fino alla cura dei social network come canali per farsi conoscere (maiteamai su Instagram). Da cosa nasce il suo processo creativo? Da suggestioni che una pietra può evocare, ma anche da ricordi, plasmati poi in oro a 9 e 18 carati e abbinati a corallo, granati, avorio fossile, giada e onice. Ogni gioiello è il frutto di un pensiero e un omaggio alla femminilità.

SOA. Scuola Orafa Ambrosiana

SOA. Scuola Orafa Ambrosiana

Infine, c’è chi ha scelto di dedicarsi all’oreficeria aprendo una scuola. È ciò che ha fatto Luca Solari investendo i soldi della liquidazione dal suo posto di dirigente in un’importante azienda. Nasce così nel 1995, dalla conversione di quello che era un hobby in un’attività, la Scuola Orafa Ambrosiana in via Tadino. Comincia con due insegnanti, tre corsi e pochi allievi, ma in pochi anni la lista d’attesa diventa sempre più lunga, tanto da convincerlo ad aprire altre due sedi, sempre a Milano. Oggi, insieme al fratello gemello Guido, dirige una scuola che è diventata punta di diamante della gioielleria italiana. Gli studenti arrivano da tutto il mondo e gli insegnanti sono specializzati nelle varie tecniche di lavorazione, dalla micro-scultura in cera agli smalti a fuoco, dall’incastonatura allo sbalzo e cesello. La scuola, che collabora con il Politecnico di Milano, l’Istituto Marangoni, la Creative Academy più alcune fondazioni d’arte, è il punto di riferimento per chi si avvicina al mondo dell’oreficeria per farne una professione, ma anche per chi vuole cominciare un nuovo hobby.

 

www.pilgio.com
www.instagram.com/maiteamai
www.scuolaorafa.com

 

Articolo pubblicato su Club Milano 49 marzo – aprile 2019. Clicca qui per scaricare il magazine.

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