Le meraviglie di Mauritius

Al centro dell’Oceano Indiano, tra l’Africa e l’India, quest’isola incanta, oltre che per la proverbiale limpidezza di acque cristalline, soprattutto per l’energia di una terra  accogliente, espressione di culture e tradizioni insieme africane, europee e asiatiche.

di Marilena Roncarà

Con una superficie totale di circa 1860 chilometri quadrati, una lunghezza di 58 e una larghezza di 47 chilometri, Mauritius è poco più che un lussureggiante puntino di terra di origine vulcanica nell’Oceano Indiano. Eppure appena arrivati l’incanto è totale: qui lagune turchesi e spiagge bianche con palme, mangrovie, manghi e uccelli dai colori più incredibili cedono il passo, se solo si è un po’ curiosi, ad altrettante meraviglie tra giardini botanici, terre colorate, case coloniali, templi hindu, senza dimenticare una gastronomia che fonde i sapori della cucina tradizionale creola con quelli della cucina francese, cinese, africana, indiana e giapponese. Ed è proprio la multiculturalità uno dei caratteri distintivi dell’isola, come dimostrano templi induisti, chiese cristiane, moschee musulmane e templi tamil che convivono a pochi metri gli uni dagli altri. L’identità creola è un ulteriore tassello a sostegno di questa ricchezza. La festeggia ogni anno a novembre l’International Kreol Festival dove a farla da padrona è il segà, l’antica danza rituale originaria del Mozambico. Distante circa 11 ore di volo dall’Italia e raggiungibile grazie ai vettori di Air Mauritius, l’isola dispiega da subito la sua accoglienza fatta dei sorrisi miti dei suoi abitanti, di fiori tropicali e del moto rumoroso delle onde che appena si ha la fortuna di raggiungere una spiaggia diventa più che suggestivo, addirittura ipnotico, cancellando in un istante dalla nostra testa tutto il resto del mondo. Alcune tra le spiagge più conosciute: Troux aux Biches, Mont Choisy, Grand Baie e Pereybère si trovano nella parte settentrionale dell’isola.

Falmboyant

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Se in uno slancio fuori dal comune qualcuno provasse il desiderio di sposarsi qui o in un’altra delle location dell’isola basta contattare l’agenzia italiana con sede a Mauritius Glamour Weeding e ogni sogno diventa realtà. Per tornare a piaceri più terreni una sosta va fatta a Le Capitaine Restaurant (a la Grand Baie) che conquista con le proposte di cucina creola e internazionale. Sempre in questa regione tappa obbligata a L’Aventure du sucre, un museo ricavato da una vecchia fabbrica di zucchero che spiega l’importanza della canna da zucchero per l’economia isolana e al Giardino Botanico di Pamplemousse, il più antico dell’emisfero australe con piante e spezie da tutto il mondo. Tornando al mare, nella costa orientale, la più integra e selvaggia, è da vedere la spiaggia di Belle Mare con le sue lingue di sabbia fine e bianca che punteggiano una laguna di acque limpidissime. Qui tra giardini tropicali e immensi campi da golf sorgono resort come il Long Beach, un impeccabile 5 stelle con alcune stanze con accesso diretto al mare e svariati ristoranti, o il Salt of Palmar, un concept hotel che punta sull’ecosostenibilità di cultura e tradizioni locali, a partire dal cibo a chilometro zero proposto dalla sua cucina. Sempre nella parte meridionale dell’isola ci sorprendono le terre colorate di Chamarel, dove un irregolare processo di raffreddamento delle rocce laviche ha generato singolari variazioni di colori nella sabbia che va dal rosso al marrone, al viola, al verde, al blu, al porpora e al giallo, un incanto per gli occhi.

Street Food Mauritius

Street Food Mauritius

Un’altra sosta obbligata è alla Rhumerie de Chamarel, la distilleria di rum a base di canna da zucchero della tenuta omonima e al suo ristorante: l’Alchimiste. È un piacere per i sensi anche la Route du Thé, il percorso tra aromi e sapori che collega tre tenute coloniali: Domaine des Aubineaux, Bois Chéri, con 250 ettari di piantagioni di tè e fabbrica annessa e Saint Aubin con i giardini lussureggianti e la distilleria di rum tradizionale. Da vedere anche il Grand Bassin, il lago consacrato a Shiva punteggiato di enormi statue delle divinità hindu e meta di incessante pellegrinaggio per fedeli di ogni credo. Una parola infine per la capitale Port Louis: il suo fascino caotico e frenetico si manifesta a pieno nel colorato Central Market, dove la parola d’ordine è contrattazione. Qui sosta obbligata per Aapravasi Ghat, il museo dell’immigrazione patrimonio Unesco: era il luogo in cui sbarcavano gli schiavi a contratto, coloro che in cambio dei soldi del viaggio assicuravano anni di manodopera non retribuita. Un monito alla libertà, al rispetto e all’accoglienza.

 

www.tourism-mauritius.mu
www.airmauritius.com
www.longbeachmauritius.com
www.saltresorts.com
www.lecapitaine.mu
www.rhumeriedechamarel.com
www.glamourwedding.org

 

Articolo pubblicato su Club Milano 49 marzo – aprile 2019. Clicca qui per scaricare il magazine.

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